lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

SALDO ZERO
Pubblicato il 10-04-2015


Disoccupazione

Arrivano nuovi posti fissi, e questa è una buona notizia, ma non nuovi posti di lavoro. Quindi siamo a saldo zero. E questa non è una buona notizia. Sono i dati che emergono dalle tabelle dell’Inps sui ‘rapporti di lavoro attivati’ secondo le quali in gennaio e febbraio aumentano i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+20,7%), aumenta la quota di lavoro stabile sul totale (dal 37,1% al 41,6%), ma allo stesso tempo diminuiscono quelli a termine (-7%) e in apprendistato (-11,3%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso portando di fatto a zero la variazione dell’occupazione sul 2014. Stabili anche le retribuzioni nei nuovi contratti a tempo determinato.

Più nel dettaglio nei primi due mesi del 2015 i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato stipulati in Italia, rilevati da Inps, sono stati 307.582. Se si considerano anche le conversioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e gli apprendisti “trasformati” in tempo indeterminato sono 403.386 i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato stipulati nel primo bimestre dell’anno (in questo caso la variazione rispetto allo stesso periodo del 2014 è di +12,3%).

Ogni 10 del mese, a partire da oggi 10 aprile, verranno pubblicati dall’Inps gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.
Nell’interpretare i dati però, bisogna ricordare l’impatto del provvedimento di decontribuzione (fino a 8000 euro circa) dei nuovi tempi indeterminati, scattato per le assunzioni da inizio anno. Ma bisogna anche ricordare che dai dati Inps risulta che nel novembre-dicembre 2014 il totale dei tempi indeterminati rispetto allo stesso bimestre del 2013 era sceso dell’8,6%: si conferma dunque che le imprese hanno probabilmente atteso gli sgravi prima di assumere.

Per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo “l’occupazione non è aumentata, c’è stato solo un riciclaggio di posti di lavoro.  Peraltro – sottolinea – parlare di contratti a tempo indeterminato potrebbe rivelarsi una forzatura. Quanti sono gli imprenditori che hanno assunto con questa forma solo per fruire dei vantaggi fiscali, pronti poi a licenziare al momento opportuno per loro? Non siamo per nulla tranquilli”. Secondo Barbagallo “è meglio, lasciare da parte i trionfalismi, attendere che passi un tempo adeguato per un’analisi corretta e, soprattutto, mettere in campo politiche economiche e di investimento che agevolino la ripresa. Perché senza una solida prospettiva di crescita del mercato interno- avverte – nessuna azienda assume strutturalmente a tempo indeterminato: piuttosto, si lasciano tutte una via di fuga, restando alla finestra in attesa che cambi davvero il verso dell’economia”.

Eppure solo qualche giorno or sono, era il 30 marzo, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti affermava che quest’anno per le assunzioni “ci sono 1,9 miliardi di sgravi e questo potrebbe portare fino a un milione di posti di lavoro” (cifra che ricorda annunci del passato) che è un “numerone” ma “i primi sintomi ci sono”. Così diceva intervenendo ad un convegno di Confapi spiegando che si tratta di “un numero contenuto nella relazione tecnica della legge di stabilità”. Lo speriamo tutti naturalmente ma visto l’inizio il traguardo promesso sembra ancora lontano.

Ginevra Matiz

 

 

 

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