venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

In Sardegna una mozione
per la cannabis libera
Pubblicato il 27-04-2015


MarijuanaHa fatto parlare di sé Pippo Civati lo scorso 20 aprile in occasione dell’incontro tenutosi a Milano dal titolo “L’erba voglio”, un dibattito sulla legalizzazione della cannabis a cui hanno partecipato esperti del settore ed esponenti di varia estrazione politica: la sua foto con uno spinello in mano ha fatto il giro del web, destando clamore e curiosità da parte di molte testate giornalistiche, che – come era prevedibile – lo hanno soprannominato “il nuovo Pannella”.

Civati ha risposto alle critiche dicendo che si trattava di una provocazione per riaccendere l’attenzione sul tema e ha assicurato: “Non lo fumerò, ma lo terrò in tasca affinché le droghe leggere siano legalizzate”. Ha poi aggiunto con una nota su twitter “Ah se avessi tenuto in mano una birra…”, con l’intento di dare uno spunto utile per avviare un ragionamento più ampio e consapevole rispetto alla questione del proibizionismo.

Si sta senza dubbio muovendo un dibattito senza precedenti su ciò che ruota attorno alla legalizzazione della marijuana. Ed è proprio di qualche giorno fa la mozione presentata da Irs e dai Rossomori, sostenuti da Sel, Sardegna Vera, Pd e Partito Sardo d’Azione, che ha portato in Consiglio regionale una proposta di politica antiproibizionista da introdurre in Sardegna, come importante opportunità di crescita economica e sociale. Sul modello approvato lo scorso anno in Colorado, Gavino Sale, leader di Irs, e Paolo Zedda, dei Rossomori, hanno proposto la legalizzazione e la libera coltivazione della cannabis: ciò permetterebbe la creazione di centinaia di posti di lavoro e un gettito extra per le casse regionali di svariati milioni di euro sottratti alla mafia e ai piccoli spacciatori. La coltivazione, propongono Zedda e Sale, potrebbe essere inizialmente affidata al Corpo Forestale per poi venire estesa anche ai cittadini, che potrebbero produrre marijuana per uso personale.

L’uso personale della marijuana è un principio imprescindibile che accomuna tutti i sostenitori della legalizzazione, ma non soltanto dal punto di vista ricreativo: l’aspetto terapeutico della cannabis, infatti, è uno dei principali argomenti a favore delle varie battaglie antiproibizioniste. Le proprietà mediche dei cannabinoidi, infatti, sono utili nella cura di malattie come la fibromialgia, il glaucoma, l’epilessia, la SLA e alcune forme di tumore. La possibilità per i pazienti di coltivare autonomamente cannabis per uso terapeutico sarebbe un enorme passo avanti nel rispetto del diritto alla cura, dal momento che oggi per questi malati è estremamente difficoltoso accedere ai farmaci cannabinoidi, dal punto di vista dei costi e degli ardui cavilli burocratici.

Pertanto, mentre sono (quasi) tutti d’accordo sulla questione terapeutica, la proposta al Consiglio Regionale sardo non è stata ben accolta da Forza Italia che attraverso il suo consigliere Ugo Cappellacci la definisce “estemporanea e fuori dalla realtà”, mentre un altro membro del consiglio di FI, Edoardo Tocco, considera un’azione simile estremamente diseducativa e lontana dalla tutela delle famiglie.

Eppure, stando anche ai dati della Direzione Nazionale Antimafia, il proibizionismo è stato un completo fallimento ed è ormai diventato un compito improrogabile per il Governo definire nuove politiche per disciplinare il mercato della cannabis, così come è stato fatto per alcool e tabacchi.

Chiara Zancanella

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