giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Sardegna, fondi ai gruppi. Assolto Peppino Balia
Resta la gogna mediatica
Pubblicato il 08-04-2015


Balia_Peppino

Peppino Balia

“Il fatto non costituisce reato”, questa la sentenza emessa questa mattina, giovedì 8, dal Giudice della Prima sezione penale del tribunale di Cagliari nei confronti di Peppino Balia, ex segretario regionale del Partito Socialista ed ex consigliere regionale, e per Renato Lai ex Pdl oggi Ncd. I due erano finiti sotto inchiesta e accusati di peculato nello scandalo dei fondi al gruppo misto (i fatti risalgono alla XIII legislatura). Da sottolineare che anche il Pm Marco Cocco aveva chiesto l’ assoluzione per entrambi gli esponenti politici del gruppo misto, sottolineando la mancanza di elementi soggettivi e il comportamento di Balia e Lai che comunque non avevano mai acquistato né auto né beni a titolo personale usando fondi del gruppo.
Nella sua requisitoria il Pm ha anche voluto rimarcare il fatto che quello che si stava tenendo non era da intendersi come “il processo alla classe politica”, ma solo l’accertamento di fatti e/o responsabilità che devono esser visti come individuali. Resta che le giustificazioni delle spese effettuate da Balia, per esempio, secondo la polizia giudiziaria, sono apparse “attinenti alle finalità” del suo mandato di consigliere regionale e quindi del gruppo misto di cui faceva parte allora. Inizialmente a Balia vennero contestati circa 30 mila euro, ma lui con le ‘pezze d’appoggio’ ne aveva giustificate per…  40 mila. Stesso discorso per Lai.
Dunque, l’assoluzione con formula piena sollecitata anche dagli avvocati di difesa Ballero e Scarparo. Resta però intatta la gogna mediatica alla quale è stata sottoposta un’intera classe politica seguendo l’andazzo, prima di tutto mediatico, che punta a fare “di tutta l’erba un fascio”, come se qualcuno autorizzasse a ritenere che tutti gli altri siano ladri a prescindere.

In questo caso, anche l’atteggiamento processuale tenuto da Balia e Lai può dirsi encomiabile. Un processo dovrebbe tornare ad esser un’azione di giustizia mirata ad appurare le singole, eventuali, responsabilità, non una gogna mediatica. Un avviso di garanzia deve tornare ad esser un fatto di garanzia per il cittadino a cui si chiedono chiarimenti, sul quale si svolgono indagini per appurare i fatti non una colpa ancora prima della sentenza. Qualcuno chiede l’incandidabilità degli indagati. Che ne sarebbe stato se Balia, per esempio, fosse stato ancora in carica o se avesse deciso di ricandidarsi alle elezioni regionali? Un indagato candidato? No, un indagato assolto perché il fatto non costituisce reato.
Antonella Soddu
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