venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Flavio Bonardi:
Unione per il Mediterraneo,
una risorsa
Pubblicato il 30-04-2015


Egregio Direttore, la situazione nel Mediterraneo sta degenerando ogni giorno di più. La non politica del Governo ma soprattutto l’indifferenza di buona parte dei Paesi Europei, porta migliaia di persone a riversarsi sulle nostre coste, senza prospettive concrete, con la sola speranza di poter avere un futuro migliore.

Il vero problema è che nessun rappresentante politico riesce oggi ad avanzare proposte che possano in qualche modo garantire sicurezza a chi arriva in Italia né tanto meno ai cittadini italiani. Politica del non fare…questo è quanto sta accadendo in questi mesi (o anni?). Voglia di non prendersi delle responsabilità, di non avere il coraggio di fare delle scelte politiche chiare che possano consentire di creare uno spiraglio di pace nel Mediterraneo. E’ vero, rispetto ad alcuni anni or sono, non abbiamo a che fare con dittatori ma con una sigla che richiama ad un fantomatico “stato islamico”, che non esiste né geograficamente né politicamente. Non si può trattare con persone che fanno dell’odio, della violenza, della guerra, della morte, della distruzione il proprio senso di vita e di appartenenza. Perché non si ha il coraggio di fare una scelta politica forte? Perché il Ministro degli Esteri non interagisce direttamente con tutti i Paesi del Mediterraneo? Perché non si utilizza il tavolo dell’Unione del Mediterraneo?
Nel 2008, l’allora Presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, fece approvare all’UE l’istituzione di una realtà (Unione per il Mediterraneo) che potesse interagire nel “mare nostrum”, e che rappresentasse in modo forte le voci di tutti i Paesi che “vivono” nello stesso mare. Oggi, tale realtà, potrebbe essere una risorsa, in grado di dare risposte concrete ai vari Governi del mondo Arabo, sempre più in difficoltà.
Non occorre inviare truppe militari, occorre aiutare i vari Paesi ad avere le attrezzature e la formazione militare necessaria per difendere i bambini, le famiglie i territori da coloro che vogliono solo sangue e disperazione. Perché non pensiamo di immaginare che l’Unione per il Mediterraneo, non sia solo un luogo nel quale fare convegni, incontri, seminari, ma che possa creare la strategia futura di risoluzione di conflitti e di aiuto alle popolazioni?
Si potrebbe pensare di istituire un fondo economico che consenta di aiutare queste persone nel proprio Paese, non obbligandole a scappare dalla propria terra, dalle proprie origini, dalla propria famiglia… Se oggi vogliamo iniziare a risolvere le problematiche di quella zona seriamente, dobbiamo avere la forza come Italia di insistere affinché la struttura esistente e le nazioni coinvolte in prima persona inizino seriamente a dialogare, e si concretizzino aiuti economici e politici per affrontare e debellare il problema terrorismo e miseria.
Non possiamo tirarci indietro sapendo che, purtroppo, non possiamo esimerci dall’inviare le nostre truppe a difesa dei confini italiani, non per attaccare ovviamente, ma per preservare la nostra sovranità. Dobbiamo avere il coraggio di fare delle scelte di politica estera che vadano sì nella direzione della mediazione, ma anche nella decisione di aiutare e sostenere i Governi della Libia, dell’Egitto, dell’Iraq…
Non c’è pace nei luoghi in cui si muore di fame! Se è vero che ogni Stato è libero di scegliersi i propri ordinamenti è vero anche che deve rispettare i diritti umani e il principio della libertà di ogni individuo. Oggi come nazione Italia non possiamo esimerci dal contribuire concretamente! Ecco perché spero, e mi permetto di scriverlo sul “nostro” giornale, che si possa istituire all’interno dell’Unione per il Mediterraneo, una realtà co-progettata dalla UE e da tutti i Paesi dell’area del Mediterraneo volta a realizzare investimenti economici mirati nei vari Paesi, concretizzando la costruzione di scuole, ospedali, abitazioni, alberghi, industrie … portando la cultura della sana economia e dell’imprenditorialità.
Accanto a questo, però, si dovranno formare gli eserciti regolari delle varie zone interessate, aiutandoli ad essere sempre più realtà di difesa e non di invasione, consentendo ai Governi, legittimati dal voto popolare, di costruire un futuro nuovo, un futuro che non debba obbligare gli abitanti ad abbandonare il proprio Paese in cerca di una vita “migliore”… sapendo che spesso non lo è!

Flavio Bonardi

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