sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Niccolò Musmeci:
Armeni, fu genocidio. Anche noi
nel “fronte del male”
Pubblicato il 21-04-2015


Dopo un secolo, l’erede legittimo dello stato Ottomano si rifiuta di riconoscere un elemento tragico della propria storia, documentato e storicamente riconosciuto, il genocidio degli armeni. Il presidente Erdogan afferma, infatti, che non fu genocidio.

Io gli do ragione cari lettori, ciò che fu compiuto non fu un genocidio, ma un distinto esempio di etnocidio e pulizia etnica. Quando nella notte fra il 24 e il 25 aprile del 1915 le autorità turche arrestarono politici, religiosi, scrittori, artisti ed i grandi personaggi dell’élite armena a Costantinopoli, fu accoltellato il cuore di una cultura più antica di quella dei loro aggressori. Seguirono per due anni deportazioni, massacri, fucilazioni, crocifissioni ed ogni altra possibile malvagità. Alla fine le stime parlano di 1,2 milioni di morti. Un massacro dettato da una guerra assurda e da un freddo piano tattico-militare, dove gli armeni venivano visti come sovversivi e possibili traditori. Già da tempo infatti speravano nell’intervento dell’impero Russo in cambio di maggiori autonomie culturali e politiche.

Un’enclave cristiana in un Medio Oriente a maggioranza mussulmana e in un impero che si presentava come unico califfato a guida dei sunniti non poteva certo subire un destino troppo diverso da quello passato ed in larga parte attuale. La cosa che più mi sconvolge è il mancato riconoscimento da parte della Turchia, che si professa laica e moderna, della sua responsabilità.

In Europa ormai gli Inglesi hanno espresso disappunto verso il colonialismo ed il gingoismo, la Francia ha riconosciuto i suoi errori in Algeria, la Germania le sue colpe durante il nazionalsocialismo, l’Italia ha riconosciuto svariati episodi negativi durante il suo impero coloniale. La Turchia invece “ruggisce” contro chiunque la accusi di questo crimine di massa e il solo parlarne è considerato un reato.

Come se in Italia fosse reato parlare dei massacri del maresciallo Graziani in Libia, o delle repressioni fasciste in Etiopia. Ma la Turchia non è il solo Stato a non riconoscere i propri errori. Il Giappone per esempio si rifiuta di riconoscere il massacro di Nanchino e addirittura nel santuario Yasukuni sono seppelliti ed onorati i fautori di tale massacro. Sia Giappone che Turchia però non sono soggetti a pesanti critiche per ragioni geopolitiche ed economiche. Pochi si spingono ad un giudizio forte per far sì che tali nefandezze non rimangano impunite agli occhi del mondo.

Per Erdogan questo è il cosiddetto “fronte del male”, una cospirazione mondiale ai danni della nazione turca. Ne sono parte i papi da Giovanni Paolo II a Francesco I, l’avvocato Raphael Lemkin, che coniò il termine stesso di genocidio, il giornalista armeno Hrant Dink, condannato a sei mesi di reclusione per averne parlato e alla fine ucciso ad Istambul, lo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura 2006 e, da quindici anni, anche l’Italia. Malvagi pure i figli, i nipoti, i bisnipoti delle vittime che tutt’ora chiedono un autentico riconoscimento morale.

Erdogan giudica molto e ritiene giusto, a quanto pare, reprimere le voci di piazza Taksim, oscurare internet e fare arrestare i giornalisti dell’opposizione. Allora uniamoci tutti noi socialisti a questo “fronte del male”, formandone l’avanguardia. La verità non deve essere nascosta da nessuno, mai più.

Niccolò Musmeci

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