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Opinioni e commenti
 

Superbatteri, il ministro Lorenzin: “La lotta è priorità”
Pubblicato il 07-04-2015


Superbatteri“Affrontare la questione della resistenza degli antibiotici rappresenta una priorità per il ministero della Salute”. Ad assicurarlo è il responsabile del dicastero, Beatrice Lorenzin dopo l’allarme lanciato ieri da Londra sulla diffusione di infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti. Oramai esistono microrganismi talmente forti da essere in grado di attaccare persone immuno-depresse che hanno subito interventi chirurgici importanti o trapiantati, le cui difese immunitarie vengono abbassate per contenere il rischio di rigetto dei nuovi organi. Sono inoltre sempre più frequenti i casi di infezione da “super batteri” contratte nelle semplici corsie di ospedale. Tra le cause sembra esserci l’uso massiccio di antibiotici nell’industria alimentare, ma nessuno parla del problema degli organismi geneticamente modificati (Ogm): cosa sappiamo della reazione del corpo umano quando ingerisce organismi il cui Dna è stato modificato?

LORENZIN: ALLARME PRIMO PUNTO NOSTRA AGENDA – “La resistenza agli antibiotici è un problema mondiale, è causa di morte, e lo sappiamo quanto si muore per infezione contratta in ospedale” ha affermato Lorenzin, a margine di una conferenza stampa sulla Giornata Mondiale della Salute, quest’anno dedicata alla sicurezza alimentare. “Sono contenta che oggi se ne parli, stiamo affrontando il tema come primo punto della nostra agenda insieme ai vaccini – ha aggiunto il ministro – e stiamo parlando da almeno un anno e mezzo. A dicembre abbiamo fatto un G7+1 su questo tema, ma solo oggi è in prima pagina, ben venga, ma dovrebbe essere affrontato più spesso”. Lorenzin ha poi spiegato che il lavoro del ministero si concentra su due fronti: da una parte lavora per scoraggiare il ricorso a questo tipo di farmaci, dall’altra si agisce sul fronte degli allevamenti, mettendoli in sicurezza: “Negli ultimi tre anni è la quantità antibiotici nelle carni è stata ridotta del 30%, ma non è sufficiente” ha rilevato il ministro.

L’ALLARME LANCIATO DAL REGNO UNITO – A lanciare l’allarme è stato il Dipartimento per la gestione delle emergenze nazionali in Downing Street, secondo cui è urgente e necessario sviluppare nuovi antibiotici essendo stati rilevati “batteri resistenti agli antibiotici” (Antimicrobial Resistance Infection, Amr) che potrebbero provocare – in caso di epidemia – fino a 200.000 casi di pazienti contagiati e 80.000 vittime. Previsione che allarma non solo il Regno Unito, ma l’Europa intera.

Siria Garneri

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Commenti all'articolo
  1. L’allarme sulla questione superbugs è pienamente condivisibile, ma non si può fare dell’allarmismo spicciolo senza un minimo di approfondimento… leggere che il problema è legato “all’uso massiccio di antibiotici nell’industria alimentare” e che “nessuno parla del problema degli organismi geneticamente modificati (Ogm)” è un po’ troppo… quali sono le fonti scientifiche?

    L’uso esagerato di antibiotici troppo spesso è dovuto a pazienti che si autodiagnosticano un’infezione batterica (quando invece la causa del loro raffreddore è legato a qualche virus ai quali interessa poco dell’antibiotico in circolo), a farmacisti un po’ troppo disinibiti a rilasciare l’antibiotico senza prescrizione o medici che prescrivono senza troppi indugi (magari diagnosticando telefonicamente ad un paziente insistente).

    Ma poi cosa sono questi “superbatteri”? Sono prevalentemente batteri resistenti agli antibiotici, per esempio gli MRSA (Stafilococcocchi della specie aureus meticillino-resistenti) che acquisiscono la resistenza per trattamenti errati di antibiotici (non serviva o assunti in tempi sbagliati).

    Per quanto riguarda gli ogm e alla domanda: “Cosa sappiamo della reazione del corpo umano quando ingerisce organismi il cui Dna è stato modificato?”. Niente, un bel niente. Non ci sono evidenze scientifiche e gli studi pubblicati a supporto di questa tesi si sono rivelati delle clamorose bufale.

    Un ogm è un organismo geneticamente modificato ma dal punto di vista tecnico consiste nell’inserimento di un gene in una particolare posizione genomica, di cui conosciamo tutto, a partire dalla sua infinitesima composizione alle eventuali caratteristiche fenotipiche che caratterizzeranno l’organismo modificato.

    Non sono dei Frankenstein distruttori e gli scienziati che li studiano non sono certo dei mostri privi di etica e pensiero critico e politico.

    Basterebbe divulgare di più le scienze, a che punto siamo e cosa stiamo studiando, per non cadere in trappole mediatiche e derisioni sul web, come nel caso della deputata Emanuela Corda del M5S che indignandosi sui social network invitava i suo contatti a condividere a loro volta la notizia di una mucca ogm “pompata di steroidi”, che non era altro che una vacca della razza Belgian Blue, frutto di secoli di selezioni, basate su un difetto genetico che le porta ad avere una crescita muscolare smisurata gene della miostatina, il quale limita la crescita muscolare. Gli è costato una derisione in pubblica piazza e dopo pochi minuti il post è scomparso.

    Selezionare geneticamente le razze più produttive sfruttando un difetto genetico è un esperimento che l’uomo ha iniziato a fare nella preistoria. A volte i contadini incrociano melanzane e pomodori, con l’introduzione di un rimescolamento genetico straordinario, casuale e a volte disastroso. Ma il consumatore non se ne preoccupa. Invece gli scienziati in laboratori inseriscono minuziosamente un microscopico frammento genetico e sono subito sotto inquisizione perché hanno generato un OGM, mentre invece l’antibiotico che un paziente ha preteso dal suo medico ha appena selezionato un ceppo di batteri multi resistente, con danni enormi al servizio sanitario nazionale e alle intelligenze del nostro Paese: “Serve una visione e una cultura politica che torni a valorizzare i fatti e le competenze, come presupposto per recuperare la fiducia degli elettori” recitava la Sen. Enrica Cattaneo riferendosi alla prese di posizione pro e contro gli ogm, i vaccini, la sperimentazione animale e la cultura scientifica, chiudendo “la scienza cerca prove. I partiti cercano voti.”

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