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Opinioni e commenti
 

Tasse. Il cuneo fiscale sfiora il 50%
Pubblicato il 14-04-2015


Tasse-Renzi

Da un recentissimo sondaggio Ixè per Agorà emergeva che per quasi tre italiani su quattro (il 73%) con il governo Renzi le tasse sono aumentate e che all’incirca la stessa percentuale di concittadini (63%) non crede neppure che la promessa del DEF, il documento governativo che contiene le linee programmatiche della prossima legge finanziaria (DPEF, Documento di programmazione economica e finanziaria) che non avremo un autunno con nuovi tagli e più tasse. Opinioni si dirà, ma oggi arrivano i dati dell’OCSE a confermare quella che non è una brutta impressione, un ‘gufare’ antirenziano, ma un fatto oggettivo. Secondo il rapporto Taxing Wages, in Italia il cuneo fiscale è ormai arrivato a sfiorare l’orlo del 50%, ovvero nell’anno passato il salario netto rappresenta un filo più della metà (51,8%) di quanto è il costo totale del lavoro. Un 2014 in peggioramento dello 0,4% rispetto al 2013 e di ben 12 punti sulla media dei Paesi OCSE, ma il dato peggiore, quello che giustifica appieno il malumore del contribuente, è che questo peggioramento è dovuto esclusivamente all’aumento delle imposte dirette e non all’incidenza dei contributi sociali. D’altra parte lavoratori e pensionati si sono accorti che quasi ovunque, Regioni e Comuni, hanno aumentato il prelievo dell’IRPEF, spesso raddoppiando le aliquote.

Maurice Nettley, l’economista responsabile del rapporto, spiega che per un lavoratore ‘single’ l’aumento di 0,4 punti in più del cuneo fiscale nel 2013, costituisce uno dei livelli più alti tra i Paesi industrializzati. “Per due terzi – spiega Nettley a Radiocor – l’incremento deriva dalla tassazione da parte degli enti locali, che è salita nel corso dell’anno”. Appunto, così per far fronte ai buchi di bilancio, ne sono stati aperti nei conti delle famiglie, e a ben poco sono serviti gli 80 euro che il Governo prima delle elezioni europee ha rimesso nelle buste paga di una parte dei lavoratori, quelli con stipendi e salari inferiori ai 24 mila lordi, ma non ai pensionati, né ai lavoratori autonomi.

D’altra parte il bonus è andato a beneficio dei salari sotto la media, mentre il rapporto studia la retribuzione media e dunque per misurare gli effetti di quella decisione bisognerà aspettare la pubblicazione nelle prossime settimane della parte di studio che analizza le fasce di retribuzione sopra e sotto la media.

Per consolarci possiamo però comunque notare che in questa classifica dell’OCSE siamo al sesto posto di una graduatoria aperta dal Belgio con il 55,6%, seguito da Austria (49,4%, +0,17), Germania, Ungheria (49%) e Francia (48,4%, -0,4). Il paragone dobbiamo però farlo con il Paese che ci segue al settimo posto, la Finlandia con il 43,9%, quasi sei punti percentuali in meno e, molto probabilmente, uno stato sociale che funziona generalmente anche meglio.

“In generale – spiega sempre Nettley – le tasse sui salari stanno aumentando da quattro anni. C’è stato un calo del cuneo fiscale immediatamente dopo la crisi finanziaria, perchè i Governi hanno ridotto le aliquote fiscali per stimolare l’economia, ma da allora il cuneo è risalito e ora siamo ai livelli del 2008, prima della crisi”. Difatti nel 2008 la media Ocse era del 36,1%, come nel 2014 mentre in Italia dall’inizio della crisi la tassazione non ha fatto che aumentare e il cuneo fiscale è passato dal 46,6% del 2008 all’attuale 48,2%.

Il sondaggio insomma reso pubblico da Agorà tutto sommato alla luce di questi dati, costituisce una istantanea tanto precisa quanto impietosa della realtà.

Armando Marchio

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