giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ultimo saluto
a Giannino Guiso
Pubblicato il 01-04-2015


Guiso_GianninoSi sono svolti questa mattina – mercoledì 1 aprile – a Milano, i funerali di Giannino Guiso, avvocato, socialista, amico e compagno sempre in prima linea in tanti processi in difesa dei diritti umani e della legalità. Fu avvocato di Curcio, del bandito Mesina, degli ufficiali della Guardia di Finanza durante Tangentopoli, e in ultimo – con una particolare passione politica – di Bettino Craxi per il quale ottenne con una sua celebre requisitoria l’assoluzione da parte della Corte di Strasburgo e la condanna dei tribunali italiani.

La sua ribalta alla cronaca avvenne nella vicenda del caso Moro in cui fu il principale sostenitore, a ragion veduta, della linea “umanitaria” per salvare la vita al presidente della DC, battendosi affinché le lettere dal carcere fossero riconosciute come autentiche e non estorte o addirittura come false.

In occasione della pubblicazione delle lettere dello Statista democristiano da parte della Critica Sociale nel 2008 (a vent’anni dall’omicidio) nel volume “Lettere da Patibolo”, la rivista socialista lo intervistò sui fatti che avevano portato Craxi durante il congresso di Torino e nei giorni del rapimento, a sostenere la possibilità di una trattativa politica con i terroristi per salvare la vita a Moro, lasciando poi allo Stato il compito di perseguire i criminali. Due cose che Guiso sempre sostenne doversi tenere distinte proprio per dimostrare la forza e non la debolezza della democrazia di fronte alla violenza della lotta armata.

“Conversando con Craxi – disse nell’intervista alla Critica Sociale, Giannino Guiso – gli espressi il mio pensiero ad una sua precisa domanda: ritenevo che la liberazione di Aldo Moro si sarebbe potuta conseguire a fronte di una piccola contropartita politica. Come ad esempio la liberazione di qualche loro detenuto, considerato “prigioniero politico”

Ti eri fatto questa convinzione in seguito a colloqui avuti sull’argomento con i capi brigatisti che stavi difendendo? “Prima parlai con Craxi e gli rappresentai il mio parere, ovvero che la cosa dovesse essere trattata come un normale sequestro di persona. Nel sequestro criminale il prezzo è il riscatto in denaro, nel sequestro politico il prezzo doveva essere politico. Craxi mi sollecitò a verificare attraverso i miei rapporti con Curcio e gli altri, se questa strada era percorribile e quale fosse, nelle intenzioni dei rapitori, la loro aspettativa politica”.

Gran parte del suo archivio è oggi custodito nella Biblioteca Storica di Critica Sociale, nel Teatro del Borgo di Brera, a cui l’affidò tre anni orsono.

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