mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

World Press Photo 2015: La fotografia oltre le immagini
Pubblicato il 30-04-2015


Mads-Nissen-Gay

Mads-Nissen-World Press Photo 2015

Il Museo in Trastevere ha inaugurato la mostra World Press Photo 2015, in collaborazione con Contrasto e World Press Photo Foundation di Amsterdam, che resterà aperta al pubblico fino al 22 maggio.
Il premio World Press per la fotografia, è uno dei più importanti ed ambiti riconoscimenti nel settore del fotogiornalismo ed ogni anno, oramai da quasi 60 anni, una giuria di esperti internazionali è chiamata ad esprimersi su milioni di richieste di partecipazione, inviate da agenzie, fotografi e riviste di tutto il mondo. Inoltre i lavori, sono stati divisi dalla giuria in otto diverse categorie: Spot News, Notizie Generali, Storie d’attualità, Vita quotidiana, Ritratti, Natura, Sport e progetti a lungo termine.

Quest’anno la foto vincitrice è stata quella del danese Mads Niessen che ritrae Jon e Alex, una coppia gay di San Pietroburgo, in un momento di intimità, all’interno del loro appartamento. La vita della comunità LGBT, in Russia, è sempre più difficile, subendo una forte discriminazione, che, molto spesso oramai, sfocia nella violenza da parte di gruppi conservatori e nazionalistici. Ma il momento di Jon e Alex è un momento riposto e amorevole, un sentimento tanto puro quanto inevitabilmente triste, nascosto e costretto all’interno delle mura domestiche.

Fulvio Burgani

Fulvio Burgani

 

Seppur la prima classificata, quella di Niessen è solo una delle 41 immagini premiate, provenienti da ben 17 paesi e l’Italia può vantare ben nove fotografi premiati: tra di essi c’è Fulvio Burgani. Terzo classificato del WPP, Burgani ci propone l’immagine di Shinta Ratri, una trans indonesiana che siede tra gli alunni della “Pesantren Waria Al Fatah”, una scuola religiosa per waria, situata sulla costa meridionale di Giava. In Indonesia i waria, ovvero i transgender, vivono in comunità solitamente isolate, piuttosto emarginati.

“Non vi è una vera e propria discriminazione di questi individui ma, il vero problema, è che non vengono inseriti all’interno delle società”, spiega Fulvio. E lo scopo di questa comunità, creata all’interno della casa di Shinta, è proprio questo: dare a queste persone l’opportunità di integrarsi, tramite una serie di incontri organizzati con le comunità locali perchè, come ricorda il fotografo, “le waria sono persone speciali che vogliono avere una vita normale”.

Non è da meno la foto di Gianfranco Tripodo, vincitore del terzo premio della categoria “notizie generali”, che immortala un migrante che si nasconde dalla Guardia Civil a Melilla, enclave spagnola in Nord Africa. L’uomo è nascosto sotto una macchina, visibilmente impaurito: sì, perchè nonostante vi siano tre recinzioni alte più di sei metri che dividono Melilla dal Marocco, ogni anno più di 6000 persone tentano di scavalcarle per raggiungere il territorio spagnolo ed ottenere l’asilo politico. Tanti ci provano ma pochi ci riescono e gli sventurati che vengono catturati dalla polizia marocchina, sono portati nel deserto e lasciati lì. In questo caso, l’uomo, fortunatamente, nascosto sotto il veicolo, è riuscito a evitare la cattura.

Gianfranco Tripodo

Gianfranco Tripodo

O anche il lavoro di Michele Pallazzi: un set di quattro immagini con le quali il fotografo vuole mostrare la convivenza tra realtà ancestrale e realtà moderna e come questa convivenza sia possibile solo per un breve periodo: la cultura nomade degli allevatori di cammelli, in Mongolia, come anche le tradizioni locali, stanno andando via via scomparendo, divorate dalla globalizzazione. La perdita di identità storica del paese, porta i giovani a ricercarne una nuova, in quelle continuamente promulgate dai media. Nel lavoro di Pallazzi le immagini della modernizzazione si scontrano con quelle della tradizione, portandoci a capire che, inevitabilmente, quest’ultima verrà sopraffatta.

Bulent kilic

Bulent kilic

Dunque, che sia un’immagine di migranti sul barcone, come quella di Massimo Sestini o di un cadavere caduto in un campo di fieno, ancora legato al sedile dell’aereo, dopo lo scoppio del volo della Malaysia Airlines MH17, scattata dal francese Jérome Sessini; che si tratti dell’inchiesta di Lu Guang sullo sviluppo e l’inquinamento della Cina o di una ragazza ferita durante gli scontri del 12 marzo nei pressi di piazza Taksim ad Istanbul, queste non sono solo fotografie, ma sono un documento storico che permette di rivivere gli eventi cruciali del nostro tempo: sono la dimostrazione della capacità che le immagini hanno di trascendere differenze culturali e linguistiche, per raggiungere livelli altissimi ed immediati di comunicazione.

Gioia Cherubini

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