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Opinioni e commenti
 

Artigiani e commercianti, l’F24 2015 diventa più caro
Pubblicato il 27-05-2015


ARTIGIANI E COMMERCIANTI: I NUOVI IMPORTI CONTRIBUTIVI 2015

Entro lo scorso 16 maggio i lavoratori autonomi hanno dovuto provvedere al pagamento degli oneri previdenziali da corrispondere per il 2014. A partire da questo mese infatti è partita la kermesse assicurativa dei soggetti contribuenti interessati relativa all’anno in corso che terminerà con l’ultimo versamento da effettuare a saldo nel giugno – luglio del 2016. Al riguardo è appena il caso di precisare che artigiani e commercianti devono di norma corrispondere all’Inps i contributi previdenziali previsti in cifra fissa (si tratta delle quote che coprono il lavoratore autonomo ai fini dell’assicurazione pensionistica per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti) e a percentuale. L’onere di legge dovuto sul “minimale” di reddito, che è uguale per tutti gli iscritti quale che siano i proventi d’impresa conseguiti nel corso del 2014, è stato calcolato con riferimento al nuovo minimale di reddito annuo di 15.548,00 euro, in vigore dal primo gennaio di quest’anno, sul quale sono state applicate le seguenti aliquote percentuali: 22,65 per cento, per i titolari di azienda artigiana e per i collaboratori familiari di età superiore ai ventuno anni e 19,65 per cento, per i medesimi soggetti il cui requisito anagrafico sia inferiore ai ventuno anni.
Aliquote che, per i commercianti, sono state invece elevate, sempre nella stessa suddivisione indicata, al 22,74 per cento e al 19,74 per cento. La quota degli esercenti attività commerciali, leggermente più congrua rispetto al resto dei lavoratori individuali, contiene al suo interno una maggiorazione pari allo 0,09 per cento (dovuta fino al 31 dicembre del 2015), destinata al cosiddetto fondo per la rottamazione negozi (art. 5, dlgs 207/1996) che interviene nei confronti dei soggetti di età non inferiore a 62 anni (57 anni per le donne) che hanno cessato l’attività (e restituito la licenza), riconoscendo loro un indennizzo pari al minimo di pensione Inps (502,38 euro mensili) per la durata massima di tre anni. Gli artigiani, pertanto, dovranno corrispondere un contributo minimo annuo, ripartito in quattro rate di eguale importo, di 3.529,06 euro (+7,44 di maternità, se titolari di impresa e coadiutori maggiori di ventuno anni) o di 3.062,62 (+7,44 di maternità, se collaboratori familiari più giovani).
I commercianti, di 3.543,0596 euro oppure di 3.076,61 (sempre + 7,44 di maternità), secondo i casi determinati dalla scansione riferita. Per l’anno 2015 il massimale di reddito annuo è pari a 76.872,00 valore ricavato dalla prima fascia del cosiddetto “tetto” di retribuzione pensionabile (46.123,00) implementato di due terzi (30.749,00). Sui proventi intermedi  all’intervallo tra le due cifre indicate si applica l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota contributiva (legge 438/1992). L’obbligazione previdenziale – si sottolinea – va tassativamente assolta, nei limiti delle scadenze ordinariamente stabilite, mediante l’utilizzo del modello unificato di pagamento F24. Al riguardo, si ricorda che la prima, la seconda e la terza tranche dell’anno corrente, cadranno rispettivamente il 16 maggio, (già passato), il 16 agosto e il 16 novembre p.v. e la quarta e ultima, il 16 febbraio del 2016.

È opportuno precisare, inoltre, che per eventuali periodi inferiori all’anno solare la contribuzione dovuta in cifra fissa va sempre rapportata a mese. Nella fattispecie le somme mensili da versare sono di 294,09 (+0,62 di maternità), per i titolari di aziende artigiane e per i coadiutori oltre i ventuno anni e di 255,22 (+0,62 di maternità), per i collaboratori al di sotto di tale soglia anagrafica. Importi mensili che, per gli esercenti attività commerciali, sono a seconda delle situazioni richiamate, alternativamente di 295,25 euro (+0,62 di maternità) o di 256,38 euro (+0,62 di maternità). Oltre al consueto incremento dovuto alla lievitazione del minimale di reddito imponibile, nel 2015 vi è, dunque, da registrare in aggiunta la conferma della maggiorazione dell’aliquota percentuale assicurativa di uno 0,2 per cento, decisa con la finanziaria 1998 (articolo 59 della legge n. 449/97). I primi concreti effetti del rincaro sono comunque già di fatto arrivati: i conti difatti con le nuove obbligazioni da attendere si sono già fatti sentire – come detto – il 16 maggio scorso. Importante, in sede di versamento delle singole rate, degli acconti e del saldo, tutti gli importi devono essere arrotondati all’unità di euro.

                        CONTRIBUTI LAVORATORI AUTONOMI 2015 

Fasce di reddito                               Artigiani                            Commercianti

fino a 17.788,18 euro                       3.529,06*                               3.543,05*

da 17.788,19 a 46.123,00                   22,65%                                  22,74%

da 46.123,01 a 76.872,00**               23,65%                                  23,74%

La cifra comprende anche la quota del contributo per maternità (0,62 euro mensili). Per effetto dell’art.49, comma 1, della legge n. 488/1999 (la finanziaria 2000), l’onere previdenziale di maternità è fissato nella misura predetta (di 0,62 euro mensili), per ciascun soggetto iscritto alla gestione di appartenenza. Nei moduli di pagamento prelevati dal siti web dell’Inps, la quota per le prestazioni in questione viene aggiunta agli importi da corrispondere per contribuzione Ivs dovuta sul minimale di reddito. ** Il massimale contributivo che si applica agli iscritti dal 1°gennaio 1996, privi di anzianità assicurativa alla data del 31/12/95, è pari a 100.324,00 euro per quest’anno.

INPS GESTIONE DIPENDENTI PUBBLICI

Le pensioni erogate dall’Inps Gestione Dipendenti Pubblici al 1° gennaio 2015 sono 2.818.300, lo 0,16% in più rispetto a quelle vigenti al 1° gennaio 2014. La spesa complessiva ammonta a quasi 65 miliardi di euro, in aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente. Sono alcuni dei dati che si leggono sull’Osservatorio della Gestione Dipendenti Pubblici, pubblicato sul sito istituzionale dell’Inps, www.inps.it. Dall’analisi dei dati relativi alle singole Casse emerge che il maggior numero di pensioni, 1.677.746, è a carico della Cassa Trattamenti Pensionistici dipendenti Statali (Ctps), seguita dalla Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali (Cpdel), con 1.054.013 pensioni erogate, dalla Cassa Pensioni Sanitari (Cps), con 68.540, dalla Cassa Pensioni Insegnanti (Cpi), con 15.095, e dalla Cassa Pensioni Ufficiali Giudiziari (Cpug) con 2.906 trattamenti pensionistici. La spesa per le pensioni erogate dalla Ctps è di 40,8 miliardi, pari a circa il 63% del totale, mentre quella per la Cpdel è di 21,1 miliardi (31%). Il restante 6% della spesa, pari a quasi 4 miliardi, risulta suddivisa fra le altre tre Casse. L’importo medio lordo mensile delle pensioni erogate è di 1.772,9 euro. L’importo medio è più alto per gli uomini, 2.175,1 euro contro i 1.486 euro delle donne. Queste ultime rappresentano il 58,4% del totale dei pensionati ma percepiscono, in media, una pensione di importo pari al 68,3% di quella dei maschi.
Il numero delle nuove pensioni liquidate nell’anno 2014 è stato di 100.806 unità, di cui circa il 60% nella Ctps, il 36% nella Cpdel e il restante 4% nelle altre tre Casse. La ripartizione secondo la tipologia delle pensioni mostra che il 41% del totale sono pensioni di anzianità/anticipate, il 13,4% pensioni di vecchiaia, il 7,3% di inabilità ed il 38,2% ai superstiti. La spesa per le nuove pensioni liquidate è stata di quasi 2,5 miliardi di euro, pari a circa il 4% della spesa totale. L’importo medio mensile delle pensioni liquidate nel 2014 ammonta a 1.872,8 euro, il 6% in più rispetto all’importo medio riferito all’intero complesso delle pensioni vigenti.

FOCUS SUL FONDO TRASPORTI PUBBLICI

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. In questa sezione raggiungibile dall’home page del sito istituzionale (www.inps.it) vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto. E’ stata recentemente resa nota una scheda informativa sul Fondo per la previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto. Il Fondo – si ricorda – è stato soppresso dal 1° gennaio 1996 e gli iscritti e pensionati sono stati trasferiti, con evidenza contabile separata, al fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld). I dipendenti dei pubblici servizi di trasporto assunti dopo la soppressione del Fondo vengono iscritti al Fpld, ma, a differenza di quanto avviene per gli altri fondi soppressi e confluiti nel Fpld (Inpdai, Elettrici e Telefonici), da un punto di vista contabile risultano sempre iscritti al soppresso fondo.
All’atto della soppressione il fondo era già in disavanzo di circa 500 milioni e aveva un debito di circa un miliardo. Negli anni successivi ha accumulato un debito complessivo di quasi 20 miliardi. Dal momento che gli assunti dopo la soppressione vengono contabilmente iscritti al Fondo stesso, nel caso di questo fondo il peggioramento dei conti non può essere addebitato alla mancanza di nuove iscrizioni dal 1.1.1996, data di soppressione del Fondo. Nella scheda, corredata da grafici e tabelle, è possibile acquisire informazioni sulle pensioni effettivamente erogate e ricalcolate con il metodo contributivo. Il 78% dei trattamenti in essere risulta più elevato del 10-40% rispetto a quanto risulterebbe se fosse calcolato con il metodo contributivo. Solo il 4% delle pensioni del Fondo risulterebbe più generosa con il ricalcolo contributivo. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento.

CALA AD APRILE LA CASSA INTEGRAZIONE

Nel mese di aprile 2015 sono state autorizzate complessivamente 61 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (Cig), con una diminuzione del 36,9% rispetto ad aprile 2014, mese nel quale le ore autorizzate sono state 96,7 milioni. Nel confronto con il mese di marzo 2015 i dati destagionalizzati evidenziano al contrario un aumento, con una variazione congiunturale del +3,6% per il totale degli interventi di cassa integrazione. Dall’analisi nel dettaglio dei dati di aprile 2015 emerge che le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono state 19,5 milioni. Nel mese di aprile 2014 erano state 22,5 milioni: si è quindi registrata una diminuzione tendenziale del 13,6%. In particolare, la flessione è stata pari al 9% nel settore Industria e al 23,9% nel settore Edilizia. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria (Cigs) autorizzate ad aprile 2015 è stato di 37,4 milioni, con una riduzione del 32,8% rispetto ad aprile 2014, nel corso del quale erano state autorizzate 55,6 milioni di ore. Infine, per quanto riguarda gli interventi in deroga (Cigd) – che come noto risentono dei fermi amministrativi per carenza di stanziamenti – le ore autorizzate ad aprile 2015 sono state pari a 4,2 milioni, con un decremento del 77,3%, rispetto ai 18,6 milioni di ore autorizzate nel mese di aprile 2014. Passando all’analisi dei dati relativi alla disoccupazione, si ricorda che dal 1° gennaio 2013 sono in vigore le prestazioni ASpI e mini ASpI. Pertanto, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria mentre, per quelli avvenuti dal 1° gennaio 2013, le domande sono classificate come ASpI e mini ASpI. Nel mese di marzo 2015 sono state presentate 86.316 domande di ASpI, 27.846 domande di mini ASpI, 263 domande tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 4.361 domande di mobilità, per un totale di 118.786 domande, il 15,5% in meno rispetto alle 140.571 del mese di marzo 2014.
Alla sintesi dei dati  comunicati dall’Ente assicuratore, è stato opportunamente allegato un file più completo, che fornisce un “focus” sulla diversa tipologia di interventi, un’analisi per ramo di attività economica e un’analisi per regione ed area geografica.

Carlo Pareto

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