giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Blocco pensioni, in CdM la soluzione slitta a lunedì
Pubblicato il 13-05-2015


Inps-Pensioni-CdmNon più questo venerdì, ma lunedì l’appuntamento, teorico, in Consiglio dei ministri per l’approvazione del provvedimento che dovrebbe sanare la situazione del blocco dell’adeguamento delle pensioni al costo della vita dopo la bocciatura del decreto ‘salva-Italia’ varato dal governo Monti tre anni fa.
Il rinvio sarebbe dovuto alla necessità di mettere a punto le nuove norme anche se c’è chi sostiene che di rinvio in rinvio si arriverà a dopo il voto delle regionali per evitare un contraccolpo negativo sulle sorti elettorali del PD a guida renziana.

Poletti, decideremo presto
Agiremo “rapidamente” ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, aggiungendo che “il Governo affronterà la situazione con spirito di equità, all’interno del sistema previdenziale, senza scaricare ulteriori pesi sulle future generazioni”. “Il Governo – ha aggiunto – con l’aiuto dell’Inps, si è attivato per fronteggiare” la questione dei rimborsi ai cittadini, “optando per una soluzione che tenga conto delle esigenze delle norme di bilancio e, quindi, che minimizzi l’impatto sui conti pubblici”.

Boeri, necessaria equità tra generazioni
Parole quasi identiche le ha pronunciata il presidente dell’INPS nominato da Renzi, Tito Boeri. “Mi auguro – ha detto – che le risposte che verranno date dal governo siano improntate alla ricerca di equità, non solo intragenerazionale, stando attenti al fatto a chiedere un contributo più alto a chi ha dei redditi più elevati, ma anche intergenerazionale, perché non si possono chiedere prelievi ulteriori a chi è destinato ad avere prestazioni future più basse”.

Rimborsi per circa 5 miliardi
Il provvedimento alla studio per restituire il maltolto delle mancate rivalutazioni del 2012 e 2013 dovrebbe avvenire con gradualità in più anni e per fasce di reddito. Il costo totale dell’operazione sarebbe compreso tra i 4 e i 4 miliardi e 800 milioni, da cui lo Stato riavrebbe indietro una porzione considerevole di almeno un terzo, attraverso l’IRPEF. Le fasce ipotizzate prevederebbero meno soldi al salire delle fasce di reddito pensionistico con un tetto fino ai 2.500-3.500 euro lordi al mese. La copertura del 2015 arriverebbe dal famoso (inesistente) “tesoretto” da 1,6 miliardi e dalle maggiori entrate attese dalla voluntary disclosure, il riento dei capitali nascosti all’estero.

Il ritornello del ‘ce lo chiede l’Europa’
Per ottenere il consenso a un’operazione che di fatto negherebbe l’adeguamento a una porzione consistente di pensionati, che così si vedrebbero tassati due volte a differenza degli altri contribuenti, il Governo sta utilizzando massicciamente il ritornello del ‘ce lo chiede l’Europa’, ovvero il tema dei limiti imposti al deficit dai Trattati e il riequilibrio intergenerazionale, come se quei soldi i pensionati li togliessero alle generazioni future e non fossero (di norma) il frutto dei contributi versati in decenni di lavoro. Nulla viene detto sul fatto che a pagare, soprattutto quando c’è da fare cassa, sono sempre i soliti noti con tasse, accise e interventi straordinari e incostituzionali come questo mentre sul fronte dell’evasione fiscale si dormono sonni profondi, né sul rischio concreto che anche questo provvedimento venga impugnato e bocciato in una prossima sentenza rinviando al prossimo Governo la grana dei soldi da trovare per la prossima restituzione.

Illegittimo un rimborso solo selettivo
“Un intervento che preveda rimborsi solo ad alcune fasce di pensionati o una graduazione con restituzioni parziali sarebbe illegittimo: le categorie promotrici dell’azione finita alla Consulta, sono pronte a fare ricorso”. Lo ha detto all’ANSA l’avvocato Riccardo Troiano, legale di Manageritalia e Federmanager di fronte alla Corte sul blocco della perequazione. “Parlamento e governo, nella loro discrezionalità, possono intervenire. Ma a quel punto si dovrà valutare se l’intervento è in linea col dettato costituzionale come interpretato dalla sentenza. E la sentenza non ha detto, né poteva farlo, che si possa intervenire restituendo solo a determinate fasce di reddito”. Quindi “un intervento che tenda a limitare i diritti per trattamenti medi o medio-alti si pone in contrasto con la sentenza”. Non solo: “Eventuali futuri ricorsi, riproporrebbero le censure già presentate, ma punterebbero anche a far valere l’illegittimità del blocco per violazione del principio dell’universalità dell’imposizione fiscale e quindi del principio di uguaglianza dei cittadini-contribuenti”.

Gioia Cherubini

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