mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Cameron, la crisi europea:
“E adesso pover’uomo?”
Pubblicato il 25-05-2015


cameron“Ci sarà un referendum sul nostro futuro in Europa”: così David Cameron, premier conservatore inglese dopo il trionfo alle recenti elezioni politiche oltremanica, che ha confermato la volontà britannica di uscire dall’Unione europea. Prima di lanciare strali contro il presunto neoisolazionismo inglese, che sottenderebbe un progetto di libero scambio angloamericano, l’Europa, in particolare i paesi dell’euro egemonizzati da Frau Angela Merkel, faranno bene ad interrogarsi sul deficit politico ed economico dell’attuale costruzione comunitaria, con le gravi conseguenze prodotte dall’austerity sui livelli di vita dei cittadini del Vecchio Continente.

Qualche settimana or sono ha ricordato il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman come gli Stati Uniti, dopo la drammatica crisi finanziaria globale del 2008, abbiano con decisione utilizzato i paradigmi keynesiani, iniettando liquidità nel sistema e abbassando i tassi di interessi, generando così domanda per consumi e investimenti che ha stimolato l’economia produttiva e i salari. L’Europa invece, legata al dogma monetarista sotteso all’euro, per contenere i deficit statali e i debiti sovrani ha praticato quell’”austerità espansiva” fondata sul teorema, esemplificato dal ministro delle Finanze tedesco Wolfang Schauble, secondo cui l’austerità conduce alla fiducia e quest’ultima genera crescita. Niente di più fallace!

Il risultato è lo strangolamento dell’economia, la disoccupazione dilagante, la caduta del potere d’acquisto, l’aumento delle tasse, la deflazione e la recessione in molti paesi europei, con la crisi greca quale possibile detonatore di un effetto-domino che porterebbe all’implosione non solo dell’euro ma della stessa Unione, come raccontato da un bel film-documentario di Bill Emmot e Annalisa Piras: “The Great European Disaster Movie”. “E adesso pover’uomo” è il titolo di uno splendido romanzo dello scrittore tedesco Hans Fallada, che racconta le vicende di una famiglia media della Germania alla vigilia dell’avvento del nazismo e potrebbe bene adattarsi alle vicende dei cittadini europei, alle prese con lo spettro di un grande crollo delle istituzioni comunitarie e un futuro incerto, segnato da involuzioni nazionalistiche e autoritarie. Per evitare il baratro serve un’Europa politica che investa sullo sviluppo e il lavoro.

Maurizio Ballistreri

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