lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Consulta. Blocco pensioni, venerdì la decisione
Pubblicato il 11-05-2015


Pensionati-CalabriaIl Governo terrà conto solo in parte della sentenza delle Consulta sull’illegittimità del blocco dell’adeguamento delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo INPS (1440 euro lordi) deciso nel dicembre 2011 dal governo ‘tecnico’ di Mario Monti. Questo il senso del detto e non detto che da alcuni giorni trapela dalle parti del Governo che, si dice, tenterà di minimizzare al massimo l’impatto sui conti pubblici che dovrebbe essere di molto inferiore anche alle ipotesi finora circolate di 4-5 miliardi.

Indicizzazioni, ma non per tutti
La decisione che dovrebbe emergere sarebbe quella di garantire l’indicizzazione al costo della vita, ma non per tutti e neppure uguale per tutti. Il decreto che arriverà probabilmente venerdì sul tavolo del consiglio dei ministri, dovrebbe contenere gli adeguamenti per il passato, e quindi anche una restituzione del maltolto, ma anche rimodulazioni per il futuro e al ribasso, delle soglie che erano state stabilite dal governo Letta nella legge di stabilità 2014.

Trincerandosi dietro alla formuletta ‘ce lo chiede l’Europa’ e/o lo ‘suggerisce la Corte’, sulla base di criteri di ‘progressività’ e ‘temporaneità’, il nuovo blocco avrà degli scalini sia nella restituzione dei soldi presi ai pensionati sia nell’adeguamento all’inflazione che verrà. L’obiettivo è quello di continuare a fare cassa con soldi facili tolti alle pensioni, rispettando soltanto gli assegni più bassi con una rivalutazione al 100% per una soglia superiore ai vecchi tre minimi e che potrebbe attestarsi attorno a cinque volte la pensione minima INPS. Gli assegni più alti verranno invece decurtati in parte o in tutto e saranno destinati a perdere via via il loro potere d’acquisto col passare degli anni e il ritorno a un’inflazione normale (o più alta). Tra le ipotesi più accreditate figura quella di assicurare un adeguamento al 95% per i trattamenti tra 1.500 e 2.000 euro lordi, al 75% tra i 2.000 e i 2.500, al 50% tra i 2.500 e i 3.000 euro e al 45% oltre i 3.000 euro (sei volte il minimo).

Comunque sentenza rispettata a metà
Che tutto questo sia destinato a soddisfare i conti pubblici e i giudici della Corte, è questione aperta. Resta intanto una modesta polemica attorno alla decisione del Governo di non adempiere comunque alla sentenza della Consulta stabilendo il principio che le leggi possono essere cambiate retroattivamente e che le decisioni della Corte costituzionale vanno bene fintantoché vanno bene al governo in carica. Una linea di lenta e inesorabile demolizione dello stato di diritto che spingerà una fascia sempre più ampia di cittadini a non fidarsi dello Stato – e figuriamoci delle forze politiche o dei ‘tecnici’ – e di giovani che saranno spinti a versare meno contributi possibili all’INPS orientandosi verso forme di assicurazione privata, che è la direzione in cui spinge da anni la lobby fortissima delle banche e della finanza d’assalto. Un brutto colpo per il welfare, diventato il nemico pubblico numero uno da combattere non solo delle destre, ma anche – sembra – della cosiddetta ‘sinistra moderna’ alla Renzi e comunque una mina sotto il futuro dell’INPS.

Fu un errore madornale, ma Fornero non lo dice
Tra la coda di polemiche ci sono da segnalare le improvvide dichiarazioni della ex ministra del Lavoro Elsa Fornero. In Tv da Lucia Annunziata per ‘In mezz’ora’, non è stata in grado né di chiedere scusa né di spiegare l’errore madornale commesso approvando una legge incostituzionale, una roba incredibile per un governo di ‘tecnici’ infarciti di professori universitari. Foriero ha continuato per trenta minuti a blaterare di sacrifici che servivano ai giovani – senza spiegare in che modo – e a criticare la Corte che non avrebbe tenuto conto delle esigenze di cassa del Governo Monti, che doveva far soldi in fretta e furia e che dunque li aveva presi lì dove la resistenza sarebbe stata più bassa, ovvero nelle tasche dei pensionati.

Fossero stati dei ‘politici’ ignoranti e incompetenti a fare l’errore del duo Monti-Fornero, oggi ne avrebbero chiesto la testa in piazza, ma il fatto è che non forse fu neppure un errore, ma una scelta politica. Ben diverso fu il comportamento del governo Amato che nel luglio del 1992, in una situazione per molti versi simile, scelse la strada del ‘sei per mille’, ovvero del prelievo di seimila lire per ogni milione depositato sui conti correnti della banche. Quella fu una scelta dolorosa ma almeno equa, dolorosa per chi aveva tanti soldi per davvero, ma non per chi aveva redditi bassi e medio bassi. Non certo per i pensionati. Ma Monti, la Fornero & Co., evidentemente erano assai più sensibili alle lobby delle banche, ai ricchi ‘veri’e ai cospicui interessi degli evasori fiscali. Per inciso, questi ultimi, di tutta questa storia neppure se ne sono accorti anche perché vedono la pensione dell’INPS come un grazioso e trascurabile di più (che gli verrà anche tutelato nella parte di adeguamento all’inflazione!).

Poletti: ancora nulla di chiaro
Nella polemica sul dopo sentenza è intervenuto nuovamente il sottosegretario all’Economia e Finanze, Enrico Zanetti, di Scelta Civica, che ai microfoni di Radio 24 ha detto che “Renzi sbaglia a non parlare e a far intervenire su questo tema solo il ministro Padoan. Se valutiamo tutte le cose solo in funzione della tenuta del bilancio la gente si arrabbia”.
Quanto a Padoan il ministro dell’Economia ha ripetuto che verranno rispettati i “parametri che sono nel Def”. Ma “oggi – ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti – non abbiamo ancora una posizione puntualmente definita”.

Forza Italia all’attacco
Critiche a raffica sono arrivate da Forza Italia (che però tre anni fa sostenne in Parlamento, col voto,il blocco). A Montecitorio, la parlamentare Stefania Prestigiacomo ha dichiarato che “l’ipotesi di una restituzione selettiva e parziale della mancata perequazione delle pensioni ci vede fortemente contrari. Così si darà vita a una discriminazione dentro la discriminazione. Non devono esistere pensionati di serie A e di serie B”. “Non c’è alternativa, Renzi e Padoan – ha aggiunto il senatore Maurizio Gasparri – si illudono di raggirare gli italiani inventandosi un decreto truffa sulle pensioni. La sentenza della Corte Costituzionale – ha avvertito – va applicata, non raggirata”. “Giù le mani dalle pensioni degli italiani! #cambiamoinsieme”, ha scritto su Facebook Giovanni Toti, candidato a governatore alla regione Liguria e consigliere politico di Berlusconi.

Tra le associazioni che sono scese in campo per sostenere l’applicazione sic et simpliciter della sentenza, il ‘Patto federativo a tutela degli anziani’ che per bocca del suo coordinatore Antonio Zappi (presidente di Anla) ha auspicato “che il Governo realizzi quanto prima il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha bocciato la norma Fornero contenuta nel Salva Italia del governo Monti”e che venga fatta “giustizia” su un provvedimento che, citando la sentenza della Corte, ha comportato l’“irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”.

Armando Marchio

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