sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dall’Inghilterra alla Liguria.
Socialismo e masochismo
Pubblicato il 12-05-2015


Non importa che tu sia megadirettore o capo camorrista, barone universitario o presidente del consiglio (pardon, “premier”), la misura vera del tuo potere, quella che puoi verificare concretamente ogni giorno, sta nell’esibizione dell’assenso di chi ti sta, concretamente o metaforicamente, intorno. Racconti una barzelletta? E tutti a ridere prima ancora che tu l’abbia finita. Spari un tweet? E tutti a riprenderlo, a commentarlo, a riprodurlo in bella copia su tutti i media del Regno.
E però il nostro è e rimarrà, a Dio piacendo, un paese libero (sul democratico non metterei la mano sul fuoco; ma quale paese lo è?). Un paese in cui non c’è alcun Soc (leggi, Servizio obbligatorio di consenso). E in cui ciascuno di noi ha il diritto/dovere di “andare a vedere”; magari per sostenere, previo esame, che una tal barzelletta, anche se detta dal precedente Lui, è volgare e cretina e che un tweet, anche se sparato dal Lui attuale, non ha nulla a che fare con la realtà.
Nel caso che ci interessa il Lui attuale denuncia gli effetti del masochismo in Liguria in Inghilterra. Ma senza fare nomi. E senza motivare la sua denuncia. A questo hanno provveduto i suoi turiferari che, senza scomodare Pastorino, si sono concentrati sul bersaglio grosso: Ed Miliband. E giù ad enumerare le sue tare personali e le sue colpe politiche. “Intellettuale astratto”, “radical-chic”, “lontano dal popolo”, “goffo” per un verso; e, per altro verso, “estremista”,”incapace di parlare ai ceti medi” e, colpa suprema, intento ad “accrescere il potere dei lavoratori a danno di quello dei capitalisti”. In particolare, “con l’introduzione di regole e controlli”.
Abbiamo capito. La colpa del Nostro è di essere un intellettuale e un uomo di principi; ma anche e soprattutto, un socialista o, per dire meglio, un socialdemocratico di tipo tradizionale. Questo scrivono i turiferari; ragionevolmente certi di interpretare il pensiero del Capo.
Su questo torneremo nella chiusura delle nostra nota. Perché ora la domanda è: che c’entra tutto ciò con il masochismo? Perché, insomma, Pastorino e Miliband sarebbero colpevoli di masochismo?
Nel caso di Pastorino, è questione di punti di vista. Per chi, come Lui, identifica la sinistra con una persona e un progetto, il candidato alternativo alla Paita fa male a sé stesso. E ne gode. Per Civati, per Cofferati e i loro amici liguri il renzismo, a Roma e ancor più a Genova, è “altro da sé”: è un sistema da sconfiggere in campo aperto anche perché sostanzialmente non molto diverso (soprattutto a livello locale) da quello di centro-destra. Mentre, godere dell’insuccesso della Paita potrebbe tutt’al più essere configurato come sadismo.
Nel caso del leader inglese, invece, il reato non sussiste proprio. Che la campagna elettorale fosse sbagliata, gli occhiuti critici del giorno dopo non se ne erano proprio accorti. Tanto che nessuno, né prima né dopo l’apertura delle urne, ha saputo indicare, o comunque argomentare in modo convincente, perché come una campagna elettorale diversa (magari con un candidato diverso…) avrebbero potuto portare ad un esito diverso e più favorevole ai laburisti.
Ciascuno è naturalmente libero di valutare come più gli aggrada i risultati ottenuti. E di sostenere ( che di questo si tratta) che il Labour abbia perso perché “troppo di sinistra”. Ma il fatto è che la percentuale di consenso ottenuta (leggermente superiore al 30%) è al di sopra della media europea; mentre i partiti oramai inseriti nella logica delle grandi coalizioni (come il tedesco e l’olandese) sono andati assai peggio.
Prendersela con Londra pensando a Roma è, comunque, una scelta insensata. Che, tra l’altro, mira a nascondere il problema vero: quello del generale diminuzione della forza elettorale e politica del socialismo democratico a livello europeo; processo che rimette in discussione persino la sua capacità di essere forza alternativa in uno schema bipolare.
Sulle cause di questo processo e sulle possibilità di invertirne il corso, il dibattito è aperto. E sarà all’ordine del giorno negli anni a venire; un dibattito in cui chi ha più filo tesserà più tela e su cui non è proprio il caso di intervenire, e per giunta incidentalmente, qui.
E’ però assolutamente d’obbligo, sollevare, in questa modestissima sede, una questione preliminare e dirimente in ordine al dibattito stesso. E al discrimine fondamentale che lo percorre: da una parte coloro (almeno a parole, la stragrande maggioranza) che ritengono che la socialdemocrazia, quella che abbiamo conosciuto e praticato nel corso di più di un secolo, abbia ancora un futuro nel mondo; dall’altra quanti sono invece convinti, come Lui, che essa sia invece da rottamare e al più presto possibile.
Chi è dei due il vero masochista?

Alberto Benzoni

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