lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

De vitalizziamoli
Pubblicato il 20-05-2015


Si agita molto in tivù un certo Mario Giordano contro i vitalizi dei parlamentari, che anche a mio giudizio dovrebbero essere, Corte permettendo, adeguati a criteri di maggiore buon senso, ad esempio prevedendo la non cumulabilità dei proventi di diverse istituzioni pubbliche. Ma Giordano, col suo degno compare Belpietro, pare morso da una tarantola e morde contro tutti i vitalizi per abrogarli subito, anche a chi ce li ha e magari vive solo contando su quelli.

Orbene questi signori hanno vissuto, in questo decennio, con stipendi superiori a quello dei parlamentari italiani, grazie al finanziamento pubblico che ha garantito (leggere per favore il libro di Lopez “La casta dei giornalisti”) circa 750 milioni all’anno, in forme dirette e indirette, secondo il blog di Beppe Grillo la cifra raggiungerebbe addirittura i mille milioni (1 miliardo) ai mezzi di informazione.

Il costo dei vitalizi parlamentari, secondo i dati ufficiali e resi pubblici, ammonta a 148 milioni l’anno. Un quinto del costo dei giornalisti moralizzatori. In particolare giornali come Libero. Il Foglio e Il Giornale, avrebbero dovuto chiudere senza le provvidenze pubbliche. Proprio i loro giornali, ma che strano. De L’Unità abbiamo già trattato e il suo maxi debito di 120 milioni di euro (quasi l’equivalente annuo del costo dei vitalizi parlamentari) è stato scaricato sullo Stato, cioè sui cittadini.

I grandi gruppi editoriali da Mondarori a L’Espresso-Repubblica e altri sono stati beneficiati da centinaia di milioni all’anno e già prima della legge sulle provvidenze godevamo di finanziamenti riservati alla presidenza del Consiglio, che nel 1993 vennero negati all’Avanti. Inutile parlare poi dei giornalisti pagati dal sistema televisivo pubblico o da quello, ugualmente sovvenzionato dallo Stato, delle reti private. Se fossi in Massimo Giletti, ad esempio, sarei più cauto nello sparare alzo zero contro la casta dei politici.

Si potrebbe aggiungere anche qualcosa sulle pensioni dei giornalisti. È infatti noto che l’Inpgi ovvero la cassa di previdenza dei giornalisti, è quella che attualmente regala le pensioni più elevate con un tasso di sostituzione nel 2014 del 104%. E potremmo anche continuare con l’ordine dei giornalisti, un istituto che in tanti e i radicali in prima fila, hanno tentato di abrogare invano. Veramente una colpa il sistema politico ce l’ha e cioè proprio quella di aver approvato leggi e norme, come ben descrive nel suo libro Lopez, che hanno permesso questo assurdo sperpero di risorse pubbliche.

Ma proprio questo dovrebbero denunciare tutti coloro che dicono di battersi contro le spese pubbliche ingiustificate e insensate che oltretutto, come nel caso in questione, finiscono spesso per mescolarsi con l’illegalità e a volte col malaffare del quale é stato vittima anche il nome glorioso che porta il nostro giornale. Invece, ed è comprensibile, i moralizzatori della carta stampata (pagata coi soldi dello stato) e delle tivù di stato, pagate coi soldi nostri, si scagliano contro i supposti privilegi … degli altri. Non ho intenzione di mollarci, amici e compagni dell’Avanti. È il momento di dire quello che gli altri non hanno il coraggio di dire. Siamo tutti pavidi e tremanti di fronte al quinto potere. Lo so. Abbiamo paura di essere esclusi e anche perseguitati. Noi no.

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Commenti all'articolo
  1. L’Antipolitica è diventato uno sport redditizio per molti. Per giornali e singoli giornalisti, per sorgenti formazioni politiche, etc. Lo stesso Presidente del Consiglio che dovrebbe essere il primo difensore del Primato della Politica diventa il paladino dell’antipolitica assegnando alle Riforme istituzionali solo una valenza economica dimenticando che la Democrazia ha un costo e se le si sottrae il sostegno economico e di rappresentanza, il confronto con il potere economico e finanziario, che è già arduo, diventa impari e destinato fatalmente a soccombere.
    Non si annuncia di eliminare le Assemblee elettive delle Province e del Senato solo per fare cassa. Oltre a non raggiungerne gli obiettivi di risparmio si moltiplica l’inefficienza e il caos amministrativo. Se occorreva snellire e ridurre gli sprechi e i fenomeni della corruzione bisognava abolire le Regioni e non le Provincie.
    Il Presidente del Consiglio non può pensare che i suoi 40 anni lo rendano vergine dal mondo della Politica che è da vent’anni che la pratica come unica professione. Mentre del Sindaco di Firenze La Pira ne conosciamo le opere, non ci è dato di conoscere i prodigi compiuti dal Premier quando è stato presidente della Provincia e Sindaco di Firenze. Quindi la smetta di fare il bullo e di rispettare le competenze e le esperienze di tanti italiani, anche politici, che principalmente con l’età le hanno maturate. E questa regola vale anche per i politici e per i più giovani come lui. La rottamazione è un concetto che appartiene agli sfascia carrozze e non a chi vuole assumere un ruolo per costruire e a cui per questo compito servono tutte le migliori risorse umane disponibili indipendentemente dall’età.
    Bisogna ripristinare il finanziamento pubblico alla Politica. I nostri Padri costituenti l’avevano previsto per garantire l’autonomia dei Partiti e della Politica dai Poteri economici e da interessi di vario genere.
    Il Parlamento deve fare ciò che richiede la Democrazia e non quello che chiede la Piazza. E’ evidente che per affermare questo principio il comportamento della Politica deve essere trasparente e i suoi rappresentanti meritarsi l’appellativo di onorevoli quando sono chiamati a rappresentare i cittadini nelle sedi istituzionali.
    Je suis socialiste

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