lunedì, 18 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Debito greco, trattative a oltranza
Pubblicato il 27-05-2015


Grecia-crisi-debitoL’unico dato certo nella crisi del debito greco è che proseguono i negoziati per trovare una soluzione mentre ogni giorno sembra l’ultima data utile. Anche oggi gli emissari del Governo greco e i rappresentanti del Bruxelles Group (il nome nuovo dato alla trojka UE, BCE e FMI), hanno continuato a discutere, anche in serata a Dresda a margine della riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori del G-7, in previsione di una teleconferenza dell’Euro Working Group in programma per domani.

Ufficialmente il Governo greco non ha mutato le sue posizioni, ovvero trattativa, ma senza deflettere dalle cosiddette “linee rosse” tracciate dall’esecutivo guidato dal premier Alexis Tsipras, ovvero no all’aumento dell’Iva, al taglio delle pensioni e alla cancellazione del contratto nazionale per il mercato del lavoro.

Nel frattempo nulla è cambiato sul piano dei numeri. Nel mese di giugno la Grecia deve restituire circa 6,74 miliardi di euro, parte al Fondo Monetario Internazionale (FMI), parte alla BCE, la Banca europea. Il rapporto tra il debito pubblico e il PIL, il Prodotto interno lordo – crollato del 25% dal 2010 a oggi – è pari al 177% mentre il tasso di disoccupazione ha toccato un insopportabile 26%. A oggi l’entità dei prestiti concessi per salvare Atene dal collasso, il cosiddetto “bailout”, ammonta a oltre 240 miliardi su un totale di 320 miliardi di debito nazionale. Caduta del PIL e aumento dell’indebitamente sono per la gran parte una diretta conseguenza delle scelte imposte dai programmi di austerità che anziché rimettere in moto l’economia ellenica, sembrano averla definitivamente azzoppata.

DICHIARAZIONI CONTRASTANTI

Comunque sul piano della trattativa il governo greco prosegue nella tattica delle dichiarazioni contrastanti. Il ministro dell’Interno ha detto oggi che Atene non ha intenzione di pagare la rata al FMI – circa 350 milioni il 5 giugno e 1,5 miliardi con le altre rate che scadono nel mese – perché i soldi non ci sono. Poco dopo è il portavoce del Governo ad affermare invece che è responsabilità dell’Esecutivo pagare le proprie obbligazioni. L’ultima rata di 750 milioni, Atene l’ha pagata il 12 maggio scorso quasi interamente con riserve di cui dispone presso il Fondo stesso, riserve però che devono essere reintegrate mentre per tutto il tempo del ‘prelievo’ dovrà pagarci gli interessi sopra.

Dall’altra parte, la voce di Berlino, capofila dei ‘rigoristi’, per bocca del portavoce del ministro delle Finanze tedesco Martin Jaeger, ha ripetuto che non vi è una mancanza di flessibilità da parte dell’Eurozona, mentre “purtroppo bisogna constatare” che da Atene finora “mancano le proposte” per “una soluzione complessiva”. Su ‘Die Zeit’ fa sentire la sua opinione il peso massimo dell’economia dell’eurozona, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble: “Atene dice di  voler mantenere l’euro, ma non più il programma che prevede gli aiuti in cambio di riforme, perché queste due cose non possono stare assieme. Noi abbiamo detto, vi aiutiamo ma voi dovete reggervi di nuovo, finanziariamente, sulle vostre gambe”. Il ministro ha anche sottolineato che la Grecia continua a chiedere aiuti, ma ha, in proporzione alla popolazione, il numero maggiore di dipendenti statali e ne vuole assumere ancora di più. Inoltre ha uno dei salari minimi più alti. “La Grecia non è più competitiva e il governo tedesco non è colpevole della situazione. Il governo tedesco non è colpevole di ogni cosa”.

RATE DA PAGARE A FMI E BCE

In questo ‘muro contro muro’ il problema più grave è quello dei pagamenti alla BCE: 7 miliardi di euro circa tra luglio e agosto. Una ‘rottura’ con l’istituto di Francoforte potrebbe portare a conseguenze devastanti, in quanto il sistema bancario greco è tenuto a galla dalla liquidità di emergenza autorizzata settimanalmente dalla Bce.

Un tema delicatissimo come si è visto con quanto sta accadendo in seguito alle voci circa l’eventuale applicazione alle banche elleniche di controlli sul flusso dei capitali come avvenuto a Cipro nel marzo 2003 e l’introduzione di una tassa sulle transazioni bancarie. Queste voci hanno spinto numerosi cittadini a ritirare il denaro dai propri conti correnti. Nel mese di aprile hanno ritirato liquidità per 5 miliardi di euro, in crescita vertiginosa rispetto agli 1,9 miliardi di euro di marzo mentre solo negli ultimi giorni, sono stati prelevati dai 200 ai 300 milioni di euro ogni giorno. I responsabili della Banca centrale ellenica hanno comunque trasmesso messaggi rassicuranti, affermando che la situazione è sotto controllo e che la popolazione “rimane calma grazie ai messaggi positivi” diffusi dal governo.

Alvaro Steamer

Angela Merkel Angelino Alfano bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento