sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Debito pubblico “monstre”. È ancora record
Pubblicato il 14-05-2015


Bankitalia-debito pubblicoIl debito pubblico italiano a marzo è aumentato di 15,3 miliardi, fino a raggiungere l’astronomica cifra di 2.184,5 miliardi. Si tratta di un nuovo record dopo quello di febbraio quando il debito era arrivato a 2.169,2 miliardi. Sono numeri resi noti da Bankitalia nel supplemento “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. L’incremento del debito, spiega la nota, è stato inferiore al fabbisogno del mese (18,6 miliardi), grazie all’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, dell’apprezzamento dell’euro e della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione (3,1 miliardi) e alla diminuzione di 0,2 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine marzo pari a 78,9 miliardi; 61,9 miliardi a fine marzo 2014).

Con riferimento ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 14,2 miliardi, quello delle Amministrazioni locali di 1,1 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato. Sono dati che secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi “erano attesi, tutti gli istituti nelle previsioni avevano stimato che quest’anno il debito sarebbe aumentato”, ma ora “bisognerebbe cominciare a pensare a tagliare la spesa pubblica”. Il numero uno degli industriali ha ribadito che il dato sul Pil diffuso ieri dall’Istat “è comunque positivo, ma non possiamo certo dire che siamo fuori dalla crisi”.

Nel dettaglio, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato a marzo sono state pari a 27,7 miliardi, in aumento dello 0,6 per cento (0,2 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2014. Nel primo trimestre del 2015 le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 85,7 miliardi, sostanzialmente in linea con quelle relative allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Ottimista il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan per il quale l’economia italiana può crescere oltre le attese nel 2015: “Penso che stiamo andando nella giusta direzione – ha detto – e ci aspettiamo una crescita più forte nel corso dell’anno. I numeri sono migliori delle attese. Speriamo di avere una sorpresa al rialzo”.

Il presidente di Confindustria è tornato anche a commentare il dato sul Pil diffuso ieri dall’Istat (+0,3% nel primo trimestre 2015). Un dato che definisce “comunque positivo” perché “dopo 12-13 trimestri vedere un dato con il più davanti è consolante”. Ma ha avvertito: “Certo non possiamo dire che siamo fuori dalla crisi”. Del Pil ha  parlato anche il  Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo per il quale la “ripresa del Pil è importante, ma il Mezzogiorno resta ancora indietro rispetto alle altre aree del Paese”. Per il segretario generale della Uil i dati ultimi dell’Istat che certificano la ripresa dell’Italia ma segnalano la performance negativa del Mezzogiorno, segnalano una difficoltà causata anche dalla decisione del governo di “sottrarre risorse al meridione per destinarle agli imprenditori per la decontribuzione e la riduzione dell’Irap”. “Perché il Meridione torni a crescere”, aggiunge, “occorre ridare potere d’acquisto ai lavoratori e ai pensionati, attraverso il rinnovo dei contratti, a partire dal pubblico impiego”. Alla luce della sentenza della Consulta, ragiona, si potrebbe poi “discutere con le parti sociali come diluire nel tempo gli arretrati per i pensionati, ai quali era stato anche promesso il bonus di 80 euro”.

Sul piede di guerra i consumatori secondo i quali “le politiche economiche del Governo,
invece di ridurre, come promesso e propagandato il debito pubblico, continuano” a farlo crescere. Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori vi è un “gravame di 36.530 euro a residente (neonati compresi) e 91.000 euro a famiglia, ipoteca sul futuro dei giovani (già senza speranza perché disoccupati al 43%)”. Secondo le due associazioni “il governo Renzi, partito a fine febbraio 2014 con un debito di 2.107,157 miliardi di euro, dopo 13 mesi ha aumentato il debito a 2.184,5 miliardi, con un surplus di 77,34 miliardi ed una ‘tassa occulta’ aggiuntiva pro capite di 1.293 euro, 99 euro al mese, oltre tasse e balzelli sulle spalle di ogni abitante”.

Il commento è molto duro: “Mentre il Governo cercava di ingannare l’opinione pubblica sul presunto ‘tesoretto’, inventato di sana pianta in deficit modificando l’obiettivo programmatico del rapporto deficit/Pil a 2,6% e un tendenziale di 2,5% (lo 0,1% di Pil), come ‘arma di distrazione di massa’, per occultare la clausola di salvaguardia di rincari Iva ed accise, per 65 miliardi di euro nel triennio 2016- 2018, è arrivata la nuova tegola della Consulta sulle pensioni e sul debito insostenibile. Anche il Codacons sottolinea che “il debito pubblico pesa oggi su ogni cittadino per oltre 36.400 euro, un livello record mai raggiunto prima”. “E’ evidente – si legge in una nota – che gli interventi sul fronte del debito delle Amministrazioni pubbliche adottati negli ultimi anni non hanno prodotto gli effetti sperati. Il rischio è che si possa nuovamente ricorrere allo strumento delle tasse per risanare i danni prodotti in anni e anni di politiche economiche sbagliate e improduttive, danneggiando ancora di più il ceto medio”. “Per ridurre il debito pubblico monstre’ del nostro paese, serve intervenire laddove ci sono i soldi, ossia sui grandi capitali, in primis banche, assicurazioni, petrolieri, ecc. – chiede il presidente Carlo Rienzi – perché colpire ancora la collettività equivarrebbe a rallentare la ripresa economica e cancellare di netto i piccoli risultati ottenuti negli ultimi mesi in Italia”.

Redazione Avanti!

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