mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Democrazia efficiente
o ‘democratura’?
Pubblicato il 04-05-2015


La riforma costituzionale proposta dal governo Renzi trova una delle cause giustificatrici nell’esigenza di rendere efficiente il sistema politico-istituzionale, tagliandone i costi, a partire dalla velocizzazione delle decisioni, saltando le mediazioni nelle assemblee elettive e quelle con i partiti e le forze sociali.

Da qui la reductio ad unum delle Camere, con l’abolizione sostanziale del Senato e delle Provincie, la riforma elettorale, la riduzione drastica dei poteri (e delle risorse) delle Regioni, ma anche, sul piano politico, l’atteggiamento polemico contro l’opposizione interna nel Pd e l’atteggiamento di sufficienza nei confronti delle opposizioni.
Scelte che vengono sostenute anche come necessità di uniformarsi alle altre democrazie occidentali più avanzate.
Ma i francesi sono appena andati al voto per il rinnovo dei Dipartimenti, l’equivalente delle nostre Provincie, e tutti l’hanno ritenuto non solo un importante test politico ma anche una grande prova democratica nel Paese transalpino. E ancora, la Francia ha 22 assemblee regionali elette a suffragio universale ogni 6 anni e il Senato eletto da 150.000 grandi elettori, non vota la fiducia al governo, ma le leggi devono essere approvate da entrambe le Camere.

Negli Stati Uniti, ritenuti il paradigma dei sistemi istituzionali fondati sulla velocità e l’efficienza, il Senato condivide con il Congresso l’esercizio del potere legislativo; i senatori possono presentare proposte di legge, ad eccezione di quelle in materia tributaria; le leggi devono essere esaminate e approvate da tutte e due le Camere e al Senato sono attribuite in via esclusiva la ratifica dei trattati internazionali e l’approvazione delle nomine di molti dirigenti statali e dei giudici federali. E poi, ci sono le Camere elettive dei singoli Stati, poiché com’è noto gli Usa sono un’unione federale, le contee (enti intermedi come le nostre provincie) e i municipi, per non parlare dei procuratori distrettuali (l’equivalente dei nostri procuratori capo della Repubblica) e degli sceriffi eletti direttamente dal popolo.

Dunque, in Francia e negli Stati Uniti (ma si potrebbero citare altri esempi) nessuno pensa che l’efficienza del sistema istituzionale sia collegata alla semplificazione dei processi politici e democratici.
Nelle settimane scorse il direttore della rivista di geopolitica “Limes”, Lucio Caracciolo, ha parlato dei rischi di involuzione della democrazia a causa di svolte oligarchiche e decisioniste, integrate da massicce dose di populismo, citando il caso della Russia di Putin e coniando un neologismo: la “democratura”, mix tra democrazia e dittatura, con parlamenti che ratificano le decisioni del premier.
Il modello per il futuro politico dell’Italia?

Maurizio Ballisteri

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