giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

ECONOMIA AL PALO
Pubblicato il 07-05-2015


Economia-ripresa-grecia

Due elementi di instabilità. Le elezioni in Gran Bretagna e la crisi greca. I cittadini della Gran Bretagna e dell’Irlanda del nord sono chiamati alle urne per il rinnovo della Camera dei Comuni, con la prospettiva che nessuno dei due maggiori partiti, i Tory del premier David Cameron e i laburisti di Ed Miliband, riesca a conquistare una maggioranza che gli consenta di governare da solo. Sono diverse opzioni in campo ognuna delle quali ha alla base lo stesso difetto: quello della debolezza, soprattutto nei confronti dei rapporti con l’Unione Europa. L’altro elemento di instabilità è la crisi della Grecia. Un crisi che mina nel profondo le fondamenta della stesa Unione. Si parla in questi giorni dell’ipotesi di una ristrutturazione del debito greco, non più a carico degli investitori privati ma degli Stati, e quindi dei contribuenti. Una ipotesi sempre più concreta con una cauta apertura di principio degli europei sulla posizione dell’Fmi, che sarebbe favorevole ad una riduzione del debito greco mentre in realtà Dijsselbloem resta fedele all’ipotesi di ristrutturazione attraverso l’allungamento delle scadenze. Intanto il governo greco afferma di avere l’intenzione di “ripagare tutti i creditori e in particolare il Fondo monetario internazionale” come ha assicurato a Bruxelles il ministro delle Finanze greco Yannis Varoufakis.

In questo scenario arrivano i dati raccolti dall’Istat sull’economia italiana. Nel 2015 il prodotto interno lordo italiano aumenterà dello 0,7% in termini reali, nel 2016 la crescita sarà dell’1,2% e dell’1,3% nel 2017. Nel 2015 l’Istat prevede una moderata riduzione del tasso di disoccupazione che scenderà al 12,5% (dal 12,7% del 2014), per passare poi al 12% nel 2016. L’occupazione aumenterà in termini di unità di lavoro dello 0,6% quest’anno e dello 0,9% l’anno prossimo. In sostanza una crescita sarà minore di quanto ipotizzato fino a poco tempo fa con la disoccupazione rimarrà praticamente stabile e senza sostanziali riduzioni. Un’economia al palo, soprattutto considerando gli anni terribili messi alle spalle. Ma è comunque un segno positivo che dopo anni di dati con il meno davanti ha fatto alzare qualche calice.

Confesercenti sottolinea che “i dati Istat sono positivi, ma la ripresa prevista per il mercato interno è ancora molto fragile. E potrebbe essere spazzata via se dovessero scattare i maxi-aumenti Iva previsti dalle clausole di salvaguardia. Un’ipotesi non troppo remota, visto il ‘buco’ nei conti nato in seguito della sentenza della consulta sul blocco delle rivalutazioni delle pensioni”.  A dire che la crisi non è finita è Susanna Cammusso: “Sarei molto prudente a dire che la recessione è finita con una disoccupazione che per il Def è  al 12,4%, che il mese scorso era al 13% e per la Ue e’ al 12,5%: la crisi non è finita. Siamo di fronte al fatto che se prendiamo il dato che è anche quello di Banca d’Italia, secondo cui il Quantitative easing determina una crescita dello 0,8%, questo vuol dire che la crisi non è finita. Tutto quello che sta determinando quel ‘più’ davanti quindi – aggiunge – – è legato a fenomeni esogeni, importanti ma che sono in secondo piano rispetto alle ragioni strutturali della crisi”. Della stessa opinione il leader della Uil Barbagallo: “Questa ripresa, io che giro l’Italia proprio non la vedo. Si vede che non ho gli occhiali a 3D del  governo. Non sono malato né di ottimismo né di pessimismo ma solo per fare una verifica sui dati disaggregati e sulla realtà effettiva”, prosegue ribadendo al disponibilità del sindacato ad un confronto per  il governo a tutto tondo.

Anche i consumatori leggono questi dati con prudenza, e parlano di “quadro allarmante, ancora ben lontano dalla ripresa annunciata, in modo irresponsabile e prematuro, da molti” come dicono in una nota Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef che lanciano la proposta di “un Piano Straordinario per il Lavoro che sia realmente in grado di dare nuove prospettive e redditi stabili a giovani e no in cerca di un’occupazione”.

Ginevra Matiz

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