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Opinioni e commenti
 

Elezioni inglesi. Cameron ha la maggioranza assoluta
Pubblicato il 08-05-2015


Cameron David con la moglie Samantha

David Cameron con la moglie Samantha

Gli ultimissimi sondaggi prima dell’apertura delle urne davano praticamente alla pari conservatori e laburisti, ma il voto vero, assegna la vittoria al premier uscente David Cameron, leader del partito conservatore. Lo spoglio dei seggi con il conteggio reale dice che i Tory hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi e potranno quindi governare il Regno Unito da soli. Il partito conservatore, con il 36,8% dei voti, ha conquistato infatti 331 seggi su 650, contro i 232 del Labour Party (30,5%). Seguono gli scozzesi dell’Snp a 56 seggi (4,7% dei voti) e i LibDem a 8 (7,8%). Un solo seggio per l’Ukip (12,6%): Nigel Farage che non è stato eletto. I seggi restanti sono stati assegnati a formazioni minori.

Vittoria degli indipendentisti scozzesi
Clamorosa, ma prevista, vittoria degli indipendentisti scozzesi guidati da Nicola Sturgeon che hanno conquistato 56 seggi su 59, ne avevano appena 6 mentre il partito liberale di Nick Clegg, fino a ieri partner di coalizione con i Tory ha subito un colpo durissimo passando infatti da 56 a soli 8 seggi (persi 46).

Sconfitti gli antieuropeisti e i sondaggisti
Secca anche la sconfitta degli antieuropeisti dell’Ukip, guidati da Nigel Farage, che nonostante la ottima prova delle elezioni europee, questa volta è rimasto al palo con soltanto 1 seggio.
Tra gli sconfitti, anche i sondaggisti che ancora una volta dopo le europee e le elezioni in Israele, non sembrano più azzeccarne una e davano il testa a testa di conservatori e laburisti. Va però detto che col sistema elettorale uninominale maggioritario facilmente le percentuali si traducono nei singoli seggi in vincenti e sconfitti ben lontani dalle previsioni.

Come si vede da questo grafico (a meno di una settimana dal voto), erano azzeccate le previsioni in percentuale, ma non l’attribuzione dei seggi.
Sondaggi elezioni GB 2015


Dimissionari i leader perdenti

Tra le prime reazioni, secondo un costume pressoché sconosciuto in Italia, i leader delle forze uscite sconfitte dalle urne, hanno presentato le loro dimissioni. Si sono dimessi Ed Miliband, Nick Clegg, Nigel Farage.

Miliband ha annunciato le sue dimissioni da leader del Labour nel corso di una conferenza stampa subito dopo la pubblicazione dei primi dati reali delle elezioni.
Analoga decisione di Clegg dopo la debacle del suo partito. Clegg ha affermato che la responsabilità per la sconfitta ricade su di lui e che i Libdem pagano il prezzo di essere stati al governo. “La paura e l’ingiustizia hanno vinto. Il liberalismo ha perso. Ma ora più che mai dobbiamo continuare a lottare”, ha aggiunto, sottolineando che è “un’ora buia” per il partito, ma che i valori liberali devono essere difesi”.
Anche Farage in una conferenza stampa nel seggio di South Thanet per la Camera dei Comuni ha annunciato il suo passo indietro e aggiunto che che si prenderà l’estate per riposarsi e riflettere se ricandidarsi come leader del partito. Nel suo collegio il leader antieuropeista è stato battuto di 2.000 voti circa dal conservatore Craig MacKinlay. “Sono un uomo di parola”, ha affermato ricordando di aver promesso le sue dimissioni in caso di sconfitta e ha aggiunto che il partito non ha commesso nessun errore nella campagna elettorale, ma è stato penalizzato dal sistema elettorale.

Un sistema elettorale in discussione
L’osservazione di Farage ha solida fondamenta e la lettura del numero dei seggi conquistati, col sistema uninominale maggioritario, da sola non basta a spiegare chi ha vinto e chi ha perso, ma deve essere integrata dalla percentuale di voti ottenuti:
Tory 331 seggi (+25) al 36,8% (+0,7).
New Labour 232 (-26), al 30,5 (+1,5%).
National Scottish party (SNP) 56 seggi (+50) al 4,7% (+3%) nazionale (ma oltre il 50% in Scozia).
Libdem 8 seggi (-46) all’7,8% (-15,2%).
UKIP 1 seggio, oltre il 12,6%.
Dei quasi 50 milioni di cittadini aventi diritto si è recato alle urne oltre il 66% degli aventi diritto.

Questi dati offrono materia abbondante di riflessione sia sul sistema elettorale, che è già al centro di discussioni perché non è in grado di rappresentare efficacemente minoranze cospicue di elettori, sia naturalmente sulla efficacia delle diverse leadership.

Da sottolineare la vittoria degli indipendentisti scozzesi che conferma la straordinaria forza dello Scottish National Party (SNP), già emersa nel referendum di settembre quando il Sì aveva ottenuto il 45% dei suffragi e che in questi mesi è cresciuta ancora consentendogli di conquistare quasi tutti i seggi a disposizione. La vittoria travolgente dell’SNP è certamente andata a detrimento soprattutto del New Labour che in passato aveva proprio nella Scozia la sua roccaforte. Se Ed Miliband avesse ottenuto il primo posto avrebbe probabilmente cercato di dare vita ad un governo di coalizione con gli indipendentisti scozzesi o più probabilmente col loro sostegno.
Armando Marchio

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