lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Expo, Craxi: “Troppa gastronomia e poca nutrizione”
Pubblicato il 08-05-2015


expoDa Expo all’approvazione dell’Italicum, passando per le prossime elezioni regionali e il progetto politico del centro-sinistra. Avanti! fa il punto con Bobo Craxi, ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi, e presenza chiave durante le complesse trattative internazionali che consentirono al capoluogo lombardo di aggiudicarsi l’Expo. “C’è stata una deviazione troppo decisa verso la gastronomia più che verso la nutrizione e la produzione agro-alimentare, tema di fondo della nostra Campagna”

Craxi, partiamo dall’Esposizione universale di Milano, in corso in questi mesi nel grande capoluogo lombardo: è esattamente la manifestazione che si aspettava ai tempi in cui lei fece più volte il giro del mondo alla ricerca dei voti per ‘battere’ Smirne?

Innanzitutto non posso che compiacermi del successo dell’Esposizione, nonostante essa abbia avuto un varo funestato dai gravi tumulti di piazza sullo sfondo vedo ed apprezzo il lavoro portato a termine in questi anni, lo spirito innovativo e multilaterale che è proprio dell’EXPO. Anche l’ex sindaco Moratti ha parlato di uno snaturamento dell’identità del nostro EXPO e non intendo ripetermi, non posso che confermare che vi è stata una deviazione troppo decisa verso la gastronomia più che verso la nutrizione Da Expo all’approvazione dell’Italicum, passando per le prossime elezioni regionali e il progetto politico del centro-sinistra. Avanti! fa il punto con Bobo Craxi, ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi, e presenza chiave durante le complesse trattative internazionali che consentirono al capoluogo lombardo di aggiudicarsi l’Expo. “C’è stata una deviazione troppo decisa verso la gastronomia più che verso la nutrizione e la produzione agro-alimentare, tema di fondo della nostra Campagna” Penso che con le iniziative pubbliche di riflessione e di convegnistica nonché con la promozione non rituale della CARTA DI MILANO si possa fare una correzione in corso d’opera e rendere memorabile l’EXPO italiano. Mi spiace non aver potuto partecipare, purtroppo né io, né il Commissario Moreno all’apertura, uno sgarbo del quale avrei volentieri fatto a meno.

Pochi hanno sottolineato che il governo Berlusconi ha perduto, sostanzialmente, quattro anni su Expo, facendo levitare i suoi costi: non ritiene grave la scarsa memoria degli italiani?

La gestazione delle esposizioni universali è sempre assai complicata e contestata. E’ accaduto anche in Spagna, ritardi si sono registrati a Shanghai. In Italia gli scandali ne hanno condizionato sia la tempistica di realizzazione sia l’impatto sulla fiducia e l’opinione dei cittadini. Penso che anche qui si possa rimediare in questo semestre. La gestione politica dll’EXPO finì in mani diverse da coloro che lo avevano pensato e portato a casa. La Regione Lombardia prese il sopravvento sul Comune, Nel governo centrale i lavori pubblici presero il sopravvento sugli esteri snaturando l’impatto internazionale dell’iniziativa; sono stati cambiati due commissari, insomma non è stata una passeggiata. Ma alla fine il risultato è sotto i nostri occhi, difficile decretarne un fallimento. Le lotte di potere sono rima

La gestione politica dell’EXPO finì in mani diverse da coloro che lo avevano pensato e portato a casa. La Regione Lombardia prese il sopravvento sul Comune, Nel Governo Centrale i lavori pubblici presero il sopravvento sugli Esteri snaturando l’impatto internazionale dell’iniziativa; Sono stati cambiati due Commissari, insomma non è stata una passeggiata. Ma alla fine il risultato è sotto i nostri occhi, difficile decretarne un fallimento. Le lotte di potere sono rimaste clandestine e la gestione degli appalti, chiavi in mano, sono stata la prassi classica di un Regime che si ritiene incontrastato. E Cantone fa la guardia al bidone.

Allora, anche il ‘fenomeno Renzi’, secondo lei, è frutto di un cattivo rapporto degli italiani con la politica?

Renzi ha riagganciato il favore popolare proprio perche ha fatto della sfiducia e dell’anti-politica tradizionale il suo cavallo di battaglia, né più né meno quello che fece Berlusconi nel 1994. Ora è atteso alla prova dei fatti, che si sa hanno la testa dura. Ed i risultati dell’economia sono lì da vedere: non si sono fatti passi in avanti.

A prescindere dall’Italicum, porre la questione di fiducia su una materia squisitamente parlamentare non è stato, in realtà, un atto di debolezza da parte del premier?

E’ stato un atto di vera e propria iattanza spregiudicata. Il sistema è perfettibile come ogni sistema elettorale, ma è figlio di questa stagione politica e della certezza che per anni non vi saranno reali alternative al dominio del Partito democratico. So che si entrerà in una fase di Regime, non so questo Regime quali fisionomia prenderà. Il contrappeso tuttavia è nell’opinione pubblica, nella libera stampa, nei sindacati e nelle istituzioni religiose.

Pippo Civati ha deciso, in questi giorni, di lasciare il gruppo parlamentare del Pd: può essere un primo segnale di un naufragio neanche troppo lontano del cosiddetto ‘Partito della Nazione’? E quali prospettive si aprono?

Civati viene dalla mia Regione, noi lombardi abitualmente guardiamo alla sostanza delle cose e alla loro praticità. Ha indugiato fino al momento nel quale, e quel momento è arrivato, fosse possibile interpretare un sentimento più ampio della singola insoddisfazione o del temporaneo dissenso interno. Tutto ciò che sembra opporsi al nuovo viene classificato come conservatorismo, in realtà ciò che Renzi e il Pd non riescono ad interpretare è il Riformismo che è un’altra cosa rispetto al “cambismo”.

Pur di fare si cambia, si stravolge, immaginando che si possa intervenire con l’accetta anche in mondi sensibili e complessi, il caso della scuola è abbastanza esemplare. L’assunto “gli italiani ci hanno votato per fare e non per conservare” è fallace perché gli Italiani hanno votato, nel 2013, la maggioranza del Bene Comune che aveva basi teoriche e programmatiche assai diverse.

Bisogna ricucire quello strappo a sinistra evitando derive massimalistiche e inconcludenti, riorganizzando un’area riformista più ampia ed anche una soggettività che non sia mera testimonianza, ma che rappresenti, come nel caso dei liberali inglesi, una forza politica che mantiene delle radici salde nella cultura politica del nostro paese. Per questo il problema di noi socialisti non è quella di intrupparci in un campo di profughi democratico, ma di organizzare assieme alla diaspora della sinistra italiana una ripresa politica utile per gli anni a venire.

Come andranno le prossime elezioni regionali? La debolezza e la confusione che sembrano imperare nel centrodestra porterà a nuovo goal a ‘porta vuota’ di Renzi, secondo lei?

Le Regionali sono certamente un banco di prova governativo, esse si svolgono tuttavia in un quadro di disgregazione dell’alternativa a Renzi, inoltre prevalgono logiche e consuetudini assai locali. Certamente il Pd non replicherà il suo 40% e questo lo giudico assai utile. E’ disdicevole che ci siano partiti del centro-sinistra che risulteranno decisivi per la sua vittoria in molte Regioni verso i quali il Partito democratico ha rivolto il benservito cancellando il sistema di coalizione per il governo centrale. Il voto regionale dimostrerà ampiamente che in Italia il bipartitismo non esiste ed è in crisi il bipolarismo. Ed anche il nuovo Regime ne dovrà prendere atto.

Il suo Partito, il Psi, sta dando un’immagine di totale appiattimento al progetto ‘renziano’ per la creazione del ‘Partito della Nazione’: da cosa dipende tale subalternità?

Nencini si appresta ad aderire di fatto al ‘Partito della Nazione’. Sarà un’adesione individuale. Ci sono d’altronde illustri precedenti di compagni fiorentini bio-degradati dentro il corpaccione Pds-Pd. Se si voleva dare vita e forma ad una capacità di movimento autonoma bisognava assumere atteggiamenti differenti sapendo mantenere persino saldo il rapporto con il governo; si è scelta la strada di accettare a scatola chiusa ogni decisione di Renzi (salvo rare occasioni), anche quella che più si allontanava dal nostro modo tradizionale di vedere le cose.

La subalternità non nasce da un’impostazione culturale, ma da uno stato di necessità imposto, da una consapevolezza dei limiti delle proprie forze che si trasforma in una stanca rinuncia all’autonomia. Da qui il patto federativo col PD che sanciva la definitiva subalternità. In un anno sono cambiate molte cose, Renzi ha detto che vuole cambiare il nome del Partito Socialista in Europa e chiaramente punta al Partito della Nazione. L’obiettivo degli alleati minori e di aggregarsi per poi negoziare con il PD qualche testa di Lista. Una Politica di sopravvivenza, senza contenuto, che non può affascinare o interessare alcuno, tranne il ceto politico che ricerca questa clausola di salvaguardia personale.

E quelle voci critiche che si sono già da tempo sollevate al vostro interno, tra cui la sua, rispetto a questo schiacciamento di Nencini su Renzi, sono in grado, eventualmente, di tentare qualcosa di diverso? E come? Ma soprattutto, con chi?

Noi abbiamo davanti due strade: la prima è quella di arrivare ad un chiarimento politico interno definitivo, cercando di rovesciare la maggioranza interna e chiedere a Nencini nuovamente di fare un passo indietro per il bene del Socialismo Italiano che lui non è più in grado di rappresentare. Innamoratosi com’è del suo ruolo governativo ha esercitato il ruolo di segretario part-time, sguarnendo di un punto di riferimento per tanti socialisti in Italia, persino quelli che non sono iscritti al Psi, ma che continuano a mantenere una fede ideale intatta anche nelle svariate tendenze della nostra tradizione.

La seconda è quella conseguentemente di avviare un processo più lungo, che punti alla soglia minima del 5% e che si rivolga a tutti gli elettori riformisti di sinistra democratica laica, ma anche cattolica, di esperienza associazionistica civica e sindacale che sappia rappresentare delle istanza che evidentemente il ‘Partito della Nazione’ o la rinnovata destra populista italiana non saranno in condizione di rappresentare. Già si stanno formando le basi di questa nuova tendenza politica; penso che il risultato elettorale delle Regionali accelererà il processo di composizione e scomposizione del quadro politico con questo, favorendo anche la ripresa di una nuova iniziativa socialista e riformista.

Lorenzo Mattei 

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