venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Fatta la legge trovato l’inganno?
Pubblicato il 05-05-2015


Da cento a trentotto oppositori, risaliti poi a sessantuno, con le minoranze che hanno abbandonato l’Aula per evitare franchi tiratori all’incontrario. Così è passato l’Italicum, la legge concordata tra Renzi e Berlusconi dopo il patto del Nazareno, e poi osteggiata con una clamorosa ritirata di tipo militare da Forza Italia. Renzi continua a commentare con gergo calcistico: “Vittoria su tutti i fronti”. Poi, dopo l’approvazione della legge, il presidente del Consiglio ha addirittura manifestato la sua consapevolezza di “scrivere un pagina storica”. La Boschi ha accennato addirittura ai “vent’anni che l’Italia attendeva”.

Un po’ meno enfasi e un po’ più di coscienza della storia non guasterebbe. La vittoria è stata di misura, con pochi voti di scarto e il prezzo di una lacerazione all’interno del partito. I vent’anni son quelli non già trascorsi senza legge elettorale, ma con l’approvazione di ben sei leggi elettorali diverse, da quella sui sindaci al Mattarellum a quella sui governatori regionali, fino al Porcellum e alla nuova legge elettorale per il Parlamento europeo. Ma tant’è. L’impressione è ormai quella che conta, assai più della verità.

E che Renzi abbia vinto il braccio di ferro coi suoi è un fatto. Forse è la sola cosa che davvero gli importava. La legge dell’Italicum poteva essere emendata è rivotata senza l’assillo del Patto del Nazareno in versione Mattarella, cioè con un ampio arco di forze che avrebbero potuto o approvare il ritorno al Mattarellum, con grande soddisfazione per l’inquilino del Colle, o instaurare un doppio turno alla francese, ipotesi tradizionalmente propria della sinistra e che univa il Pd. Niente. Renzi ha voluto tirare dritto e andare allo scontro. Nell’epoca dell’immagine l’impressione che Renzi vinca è più forte del che cosa si approva.

Così oggi faremo almeno una consultazione elettorale con l’Italicum. Che sconvolgerà il sistema elettorale, ma non quello politico. In Italia i piccoli partiti sono sopravvissuti col Mattarellum e col Porcellum. A volte aggregandosi nelle coalizioni, a volte anche in liste comuni o inserendosi in liste altrui. Sopravviveranno anche stavolta. E non tanto per lo sbarramento abbassato al tre per cento. Sopravviveranno nelle liste di coalizione che prenderanno forma. Col Pd, che vorrà raggiungere il 40 per cento al primo turno e sara interessato a evitare liste di disturbo e col centro-destra che sarà obbligato ad unirsi quanto meno per concorrere al ballottaggio.

Altro che eleggere un governo e un premier (che l’Italicum non eleggerà, ma eleggerà solo la Camera dei deputati) che dureranno per l’intera legislatura. Le liste di coalizione come si formano si possono poi sfrangiare e i singoli partiti dividere e scindere come è successo prima al Pdl e oggi al Pd. Un sistema politico trova sempre il modo di difendersi, anche occultando le sue diverse articolazioni. Ma ciò che lascia ancora più perplessi è la procedura di attivazione della legge, che resta in frigorifero fino al luglio del 2016, data del presumibile compimento della riforma costituzionale e dell’abolizione del Senato elettivo.

Fino al luglio del 2016 dunque, se si dovesse andare al voto a causa di una crisi di governo, si voterebbe col Consultellum sia per la Camera sia per il Senato. Se poi, nel luglio del 2016, come è possibile, si andasse al voto in mancanza della definitiva approvazione della legge costituzionale, si vorrebbe con l’Italicum per la Camera e col Consultellum per il Senato. Se infine si dovesse emendare la riforma costituzionale introducendo, come pretende la minoranza del Pd, l’eleggibilità totale o anche parziale del Senato, bisognerebbe approvare un’altra legge perché l’Italicum vale solo per la Camera. Ma una legge elettorale per il Senato prevede una riforma costituzionale perché la sua elezione “su base regionale” è prevista dall’articolo 57 della nostra Carta.

Dunque, riepilogando nel suo gergo, Renzi ha vinto il girone d’andata, non il campionato. Che è ancora lungo. E che adesso dovrà affrontare il girone di ritorno. Non tutti i club che sono campioni d’inverno arrivano allo scudetto. Molte squadre per questo desidererebbero che il campionato finisse in gennaio. Ma il calendario prevede che non sia possibile. Se poi si prescrive che finisca addirittura l’anno successivo chissà come andrà a finire. Resta il fatto che oggi dietro la Juventus non c’è praticamente nessuno. Ma fra un anno sarà ancora così?

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Commenti all'articolo
  1. Sai, Direttore, trovo strano, talvolta, che si ragioni della politica di Renzi come qualcosa di concreto. Ogni passo che fa, costui lo fa preliminarmente per eliminare un avversario o un amico scomodo.
    D’Alema, Letta, Berlusconi, Bersani…..Civati è avvantaggiato: compartecipò alla prima Leopolda, ma dalla seconda in là era già stato accantonato; gli è tornato più faciloe levarsi dai piedi…

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