sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Femminicidio. Un piano,
ma senza le associazioni
Pubblicato il 07-05-2015


Locatelli-Psi-violenza donnePresentato e approvato oggi pomeriggio il “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, previsto dall’articolo 5 della legge contro il femminicidio. Soddisfazione è stata espressa dalla deputata Psi, Pia Locatelli non senza esprimere alcune perplessità. Critiche immediate nei confronti del governo da parte delle associazioni di genere escluse dalla discussione e dalla elaborazione del testo. 

Banca dati e empowerment 
Tra le novità, l’istituzione presso il Dipartimento Pari opportunità di una Banca dati nazionale sul fenomeno, per la quale si prevede una spesa di 2 milioni di euro. Il Piano sottolinea la necessità di un sistema ‘integrato’ di rilevazioni e precisa che attualmente le fonti istituzionali non sono sempre idonee a cogliere il fenomeno della violenza di genere nella sua completezza. Il Dipartimento elaborerà quindi delle linee di indirizzo nazionali per le modalità di raccolta dei dati da parte degli Osservatori regionali. Sarà anche istituito un gruppo di esperti col compito di lavorare al sistema informativo della Banca dati e di elaborare proposte di collaborazione con l’Istat. A fornire i dati alla Banca saranno il Ministero dell’Interno, quello della Giustizia e il gestore del numero verde 1522. Saranno anche individuate modalità utili a un coinvolgimento stabile dei Centri antiviolenza nella rilevazione delle informazioni.

Altra novità, l’istituzione a livello territoriale di ‘Tavoli di coordinamento del sistema degli interventi per il contrasto, il trattamento della violenza maschile contro le donne e il loro reinserimento socio-lavorativo’, composto da: Prefetture, forze dell’ordine, Procura, Comuni, associazioni, Asl, parti sociali.

Il Piano pone l’accento sulla necessità di “passare da un paradigma incentrato sulla debolezza, che vede le donne vittime unicamente come soggetti deboli da tutelare, a uno incentrato sul concetto di empowerment delle donne (valorizzazione delle loro capacità)”. Da qui l’urgenza di azioni concrete mirate al loro reinserimento lavorativo per promuoverne l’autonomia economica (che spesso costringe le vittime a non allontanarsi dal carnefice). Previsto, anche, il recupero degli autori delle violenze “al fine di prevenire la recidiva del reato”, che comunque sarebbe aggiuntivo e non alternativo alla condanna.

LOCATELLI: FINALMENTE IL PIANO, MA COINVOLGERE LE ASSOCIAZIONI – “Dopo un anno e mezzo dall’approvazione della legge sul femminicidio abbiamo finalmente il Piano antiviolenza che è condivisibile nelle sue premesse e per aver accolto nella sua impostazione generale le linee guida della Convenzione di Istanbul”. Così Pia Locatelli presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi. “Detto questo  – ha aggiunto – non mancano alcune perplessità: prima fra tutte il mancato pieno coinvolgimento delle associazioni femminili, che da anni si occupano della violenza sulle donne e da sempre sono interlocutrici privilegiate di chi della violenza è vittima. Senza il loro intervento, la loro esperienza e collaborazione piena e riconosciuta temiamo che le azioni del piano porteranno risultati molto inferiori a quelli necessari ed auspicabili. La seconda perplessità riguarda la raccolta dei dati che è fondamentale per fronteggiare il fenomeno. La gestione dei flussi non può essere improvvisata per questo chiediamo che sia affidata all’Istat per competenza,  per risparmio di spesa, ed anche per dare alle statistiche relative alla violenza la stessa ufficialità di quelle sul lavoro, sulla povertà, sui dati economici. L’ultima perplessità riguarda i fondi stanziati: 10 milioni di euro l’anno sono veramente troppo pochi e temiamo che vengano dispersi in troppi rivoli, lasciando ai centri antiviolenza solo le briciole. Il Piano è un buono strumento di partenza, ma sul quale c’è ancora molto da lavorare e da correggere”.

LE ASSOCIAZIONI: GOVERNO PERDE OCCASIONE – Immediata la reazione di disappunto delle associazioni escluse dalla discussione (D.i.Re, Ass. Naz. Telefono Rosa Onlus, Udi, Fondazione Pangea, Maschile Plurale, ndr). “Il governo Renzi perde oggi un’occasione storica di combattere con azioni specifiche, coordinate ed efficaci la violenza maschile contro le donne con un  Piano che affronti le esigenze tassative  poste dalla Convenzione di Istanbul per proteggere, prevenire e punire la violenza maschile” si legge nel comunicato congiunto. “Il ruolo dei centri antiviolenza, risulta depotenziato in tutte le azioni del piano e vengono considerati alla stregua di qualsiasi altro soggetto del privato sociale senza alcun ruolo se non quello di meri esecutori di un servizio”. “Le associazioni non hanno avuto  parte alcuna nella elaborazione e nella stesura di questo documento anzi è stato comunicato loro senza possibilità di cambiamento.

Questo piano non è stato nemmeno sottoposto alla task force governativa in materia, il cui lavoro, a volte discutibile,  in questi due anni, è stato in grande parte del tutto vanificato. Il sistema di “governance” delineato nel Piano implica e non garantisce il buon funzionamento di tutto il sistema nazionale e pone inoltre problemi giuridici di coordinamento a livello locale,  vanifica il funzionamento delle reti territoriali già esistenti indispensabili per una adeguata protezione e sostegno alle donne.  In particolare le grandi città e le province  e le città metropolitane rischiano che sullo stesso territorio si creino più reti con gli stessi soggetti istituzionali  che si sovrappongono tra loro(es. ASL, Procura, Prefettura). La distribuzione delle risorse viene frammentata senza una regia organica e competente e che quindi , non avrà una ricaduta sul reale sostegno dei percorsi di autonomia delle donne. L’allocazione delle risorse è  inoltre, assolutamente esigua per gli obiettivi del piano in ambito triennale,  è troppo sbilanciata sui percorsi di inclusione, in particolare quelli di inserimento lavorativo, a scapito dell’ascolto, dell’accoglienza, dell’ospitalità, dei percorsi di empowerment. Il linguaggio del Piano è discriminatorio rispetto al genere non c’è la declinazione al femminile quando si parla di figure professionali femminili. Infine,  la funzione dell’Istat, l’istituzione dello Stato che fino ad oggi ha raccolto, validato ed elaborato i dati sulla violenza di genere, è cancellata dal Piano. Viene istituita una “Banca Dati” che sarà appaltata a privati.

Con questa decisione scompare il progetto di rendere stabile e obbligatoria una periodica ricerca sulla violenza di genere. Senza queste ricerche periodiche non è pensabile – né verificabile – alcuna politica di prevenzione e di contrasto.

Redazione Avanti!

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