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Opinioni e commenti
 

Grexit sul filo del rasoio tra aperture e rilanci
Pubblicato il 25-05-2015


Gexit-GreciaUna trattativa estenuante con rilanci continui degni di un poker ad alta tensione. È quanto sta avvenendo ormai da due mesi tra il nuovo governo di Atene, di sinistra, guidato da Alexis Tsipras, subentrato al conservatore Antonis Samaras, e la ‘triplice’ dei creditori, il Brussels Group che ha sostituito solo nominalmente la ‘trojka’, ovvero la BCE, l’Ue e il Fondo Monetario Internazionale. Sul piatto il debito greco, 320 miliardi circa.

Di questi il 17%, 54 miliardi circa, è in mano ai privati; il 10%, 32 miliardi, è del FMI e un altro 8%, 26 miliardi circa, alla BCE. C’è poi un 3%, poco più di 9 miliardi, della banca centrale ellenica. In totale, fanno circa 120 miliardi mentre gli altri 200, cioè il 62% del totale, sono in mano ai governi dell’Eurozona, Italia compresa, esposta verso la Grecia per circa 40 miliardi di euro attraverso prestiti bilaterali e quote di partecipazione nel Fondo salva-Stati (Esm), nella Bce e nell’Fmi. Prima dell’Italia c’è la Francia con 46 miliardi e in testa la Germania con 60 miliardi.

Oggi Atene è possibilista
Sabato, per bocca del ministro degli interni Nikos Voutsis, il Governo aveva fatto sapere di nnon essere in grado di ripagare la rata da 720 mln di euro del prestito avuto dal FMI, praticamente il preannuncio di default. Oggi c’è stata una parziale marcia col governo greco che precisa non di non poter pagare, ma di non poterlo fare in un’unica tranche. Il pagamento avverrà – ha detto il portavoce del governo, Gabriel Sakellaridis – il prossimo mese come meglio si potrà. Poi ha precisato che “sulla base dei nostri problemi di liquidità abbiamo una necessità imperativa di raggiungere l’accordo il prima possibile. Pagheremo i nostri impegni come meglio potremo. È responsabilità del governo pagare tutti i nostri obblighi”.

In totale Atene deve rimborsare al Fondo Monetario quattro rate in scadenza a giugno. “Le quattro rate per l’Fmi – aveva dichiarato Voutsis – valgono un miliardo e 600 milioni, questo denaro non sarà versato e non ce n’è da versare”.

Il Governo Tsipras non si piega ai diktat
Il portavoce del governo ellenico, ha anche ribadito quali sono i punti su cui Atene non ha intenzione di piegarsi ai diktat dei creditori, ovvero sull’aumento dell’Iva, il taglio delle pensioni e la cancellazione del contratto nazionale per il mercato del lavoro e che in grado di pagare stipendi pubblici e pensioni a maggio.

Tra creditori e Tsipras c’è però un altro interlocutore che resta nascosto, ma che è di primaria importanza nella ricerca di una soluzione, il Parlamento, dove qualunque accordo verrà portato per ottenere il via libera. Il partito di riferimento di Tsipras, Syriza, coalizione di organizzazioni della sinistra radicale, è divisa al suo interno e la stessa maggioranza di governo si regge grazie al voto della destra nazionalista. Un bel rompicapo che Tsipras potrebbe risolvere forse solo minacciando, eventualmente, il ricorso a elezioni anticipate oppure allargando la maggioranza alle forze di centro e di centrosinistra.

Ballano le borse europee
Oggi intanto, con le borse europee in preda a forti mal di pancia – e lo spread per i titoli italiani che sale oltre quota 130 – non solo per timore di una Grexit, l’uscita di Atene dall’euro, ma anche per i risultati spagnoli che hanno fortemente ridimensionato il potere del Partito Popolare al governo, il portavoce Sakellaridis ha confermato che domani (martedì 26 ndr) riprenderanno la trattative con il Brussels Group e che Atene è convinta che un accordo possa essere raggiunto, auspica che si trovi una intesa a fine maggio o inizio giugno e smentito le voci sull’eventualità di un controllo sui trasferimenti di capitali o un congelamento dei depositi. ‘Voci infondate, irresponsabili e malevoli’, i problemi di liquidità della Grecia sono “ben noti”, ma il governo è in grado di pagare stipendi e pensioni.

L’Italia è esposta per 40 mld, ma nessuno la interpella
Tra le righe c’è da sottolineare l’assoluta marginalità del governo italiano in tutta la vicenda nonostante l’Italia rischi di rimetterci, in caso di default, una bella fetta del debito greco.

L’Italia, nello specifico, solo sull’ESM, il Fondo salva Stati, fornisce una garanzia pro-quota, del 19%. In caso di default greco, se il Fondo dovesse avere dei problemi nel recuperare i crediti ellenici il nostro Paese sarebbe esposto direttamente accollandosi una parte del default che andrebbe a cumularsi all’indebitamento pubblico già sopra il 130% del pil. Insomma dei 40 miliardi che deve avere, ne perderebbe non meno della metà.

Nell’ultimo incontro ‘informale’ che si è svolto a margine del summit di Riga, in Lettonia, sulle partnership tra Unione Europea e i Paesi dell’est, si sono incontrati in una stanza, senza peraltro produrre risultati apprezzabili, Alexis Tsipras, François Hollande e Angela Merkel. Francia e Germania continuano a dare ‘la linea’ all’intera comunità europea, nonostante i clamorosi errori commessi in questi anni. Il presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, in quella stanza non è stato invitato, confermando così l’imbarazzante marginalità in politica estera del nostro Paese anche sulle questioni internazionali dove pure avrebbe ragioni a non finire per dire la sua.

Blanchard (FMI), responsabile del disastro greco, lascia
Frattanto, Olivier Blanchard, capo economista e numero due dopo Christine Lagarde, lascia dal 30 settembre prossimo il Fondo Monetario Internazionale. “’Nella sua qualità – ha detto Lagarde – di uno tra i principali macroeconomisti mondiali Olivier è stato in prima linea nella risposta del Fondo alla crisi finanziaria globale, favorendo un fondamentale ripensamento della politica macroeconomica che ancora sta producendo effetti nei circoli accademici e politici”. In realtà Blanchard, da più parti considerato il massimo responsabile del disastro della Grecia, si sarebbe autolicenziato proprio per quanto avvenuto, in dissenso col vertice del FMI.

Alvaro Steamer

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