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Opinioni e commenti
 

‘I dilettanti’. Il fallimento della II Repubblica
Pubblicato il 13-05-2015


“I dilettanti. Splendori e miserie della nuova classe politica”Prima l’era degli imprenditori (Silvio Berlusconi), poi quella dei pubblici ministeri (Antonio Di Pietro), degli economisti (Mario Monti), dei comici (Beppe Grillo) e, infine, dei giovani (Matteo Renzi). La Seconda Repubblica leaderistica, maggioritaria, potenzialmente bipolare, ha sperimentato molteplici strade, ma ha tradito tutte le promesse di palingenesi fatte agli italiani: non ha garantito né prosperità economica, né stabilità politica, né moralizzazione della politica.

Anzi. Dalla fine tragica della Prima Repubblica, colpita a morte da Tangentopoli oltre vent’anni fa, il Belpaese ha perso i suoi primati positivi (ad esempio quello di settima potenza economica del mondo) ed ha aggravato tanti suoi problemi (il Mezzogiorno è sprofondato nel degrado, la criminalità organizzata si è estesa dal Sud al Nord imponendo, in qualche caso, i suoi ordini alla politica). “I dilettanti. Splendori e miserie della nuova classe politica”, il nuovo libro di Pino Pisicchio, editore Guerini e associati, racconta chi, come e perché sia fallita l’ambizione redentrice della Seconda Repubblica.

“I dilettanti”, già il titolo del saggio dice tutto. Sotto accusa è l’incapacità della nuova classe dirigente di dare una risposta ai “problemi di sistema” dell’Italia. Ha fallito “la rivoluzione liberale” di Berlusconi inciampata nel conflitto d’interessi del proprietario della Fininvest, è naufragata “la rivoluzione morale” di Di Pietro nelle visure catastali dei beni immobiliari dell’ex pm, si è sgretolata “la rivoluzione tecnica” del professor Monti davanti al disastro sociale della riforma delle pensioni, si è dissolta “la rivoluzione democratica della Rete” di Grillo dietro la valanga di espulsioni dal M5S decise via internet dall’ex comico. Ora anche “la rivoluzione generazionale” del “rottamatore” Renzi, il più giovane presidente del Consiglio della Repubblica italiana a 39 anni di età, è in affanno.

Sono tanti i fattori che alimentano le proteste populiste, con venature autoritarie, dell’antipolitica: la disoccupazione quasi al 13%, quella giovanile oltre il 40%, la perdita del 10% del reddito nazionale, la cancellazione del 25% della produzione industriale, l’impoverimento del ceto medio, il degrado ambientale, la paura dell’immigrazione clandestina, l’avversione all’euro visto come la causa di tutti i mali. E la sospirata ripresa economica stenta ad arrivare.

Pisicchio scrive: «L’antico sentimento anti-politico degli italiani oggi si colora con un ‘di più’ rappresentato dal giudizio di insufficienza in termini di qualità e di competenza». Fa un raffronto con la Prima Repubblica: nel 1948 il 91% dei parlamentari era composto da laureati mentre «le Camere di oggi vedono precipitare l’indice al 68%». L’autore, ricercatore universitario di diritto costituzionale, ha vissuto sia la Prima che la Seconda Repubblica: è stato deputato Dc, prima discepolo di Aldo Moro e poi di Carlo Donat Cattin, ed ora è presidente del Gruppo Misto della Camera.

I mali della politica di un tempo sono deflagrati in delle epidemie. È il caso delle “transumanze”. Mentre il cambio di “casacca” dei parlamentari nella Prima Repubblica era un dato eccezionale, nelle seconda è divenuto un dato patologico: nel febbraio 2015 ha riguardato ben il 27,61% dei deputati, e siamo ancora ad appena due anni di legislatura su cinque. L’esplosione del partito leaderistico all’americana, in alcuni casi forza personale o padronale, ha fatto crescere contrasti interni, scissioni, espulsioni. Di qui l’aumento abnorme dei componenti del Gruppo Misto della Camera e del Senato.

La mancanza di credibilità del ceto politico e la Grande crisi economica spingono le ondate di protesta contro la “Casta”, come l’ha battezzata il Corriere della Sera.  Più i partiti s’indeboliscono e vengono delegittimati, più l’informazione assume un ruolo centrale: giornali, tv, radio, internet sono decisivi. I media creano consenso e inventano grandi e piccoli personaggi. Pisicchio descrive l’attenzione di una scolaresca di liceali, in visita alla Camera, “calamitata” da Antonio Razzi, un deputato celebrato in televisione per i suoi ripetuti “sfondoni” e proprio per questo divenuto un personaggio mitico.

Berlusconi prima degli altri capì l’importanza delle tv ed utilizzò le sue reti Mediaset come delle ruspe mediatiche nella sua trionfale discesa in politica nel 1994. Commissionava sondaggi per sapere quali fossero i desideri dell’elettorato e poi lanciava messaggi calibrati dalle sue tv. Di Pietro fece un’analoga operazione utilizzando Gianroberto Casaleggio, un ‘mago’ della rete internet, più tardi cofondatore del M5S con Grillo. Pisicchio rivela: fu il  “guru” Casaleggio ad inventare il blog dell’Italia dei valori: costruì «un sorprendente universo mediale puntellato di freschissimi sondaggi attraverso cui venivano dettate le mutevoli ‘iessus’ del dipietrismo, mutevole anch’esso, appunto, come gli umori del popolo». Il salto definitivo era fatto: la “Rete” sostituiva, opportunamente organizzata e orientata, “ciò che era in passato l’assemblea degli iscritti” di un partito.

La Seconda Repubblica fu fondata sul modello americano: leaderismo, sistema di voto  maggioritario, partiti “leggeri” tipo comitati elettorali, elezioni primarie. Ma qualcosa non ha funzionato per due motivi: 1) siamo in Italia e non negli Stati Uniti; 2) è stato adottato un modello americano alla “Kansas City”, parafrasando Alberto Sordi, senza le regole e i contrappesi democratici del sistema presidenziale statunitense. Di qui i danni: tipo quello di dover varare, dopo le elezioni politiche del 2013, un governo di “larghe intese” pur avendo votato con un sistema maggioritario, perché dalle urne non era uscita una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo. Renato Carosone cantava: “Tu vo fa’ l’americano, ‘mericano, ‘mericano. Ma sei nato in Italy. Siente a me nun ce niente da fa’”.

Leo Sansone

I dilettanti. Splendori e miserie della nuova classe politica
Pino Pisicchio 
Prezzo di copertina € 14,50 – brossura
Editore Guerini e Associati 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Pino Pino, la tua descrizione è la risultante dell’ubriacatura mediatica a cui è stato sottoposto il nostro “Bel Paese”. Ultimatum, Annunci, penultimatum, negazione delle dichiarazioni a scadenza come il latte, con 12 massimo 24 ore dopo averle fatte. Il nostro definito il paese delle banane, poi i bananieri, cioè i pennivendoli di regime, a giustificare a omaggiare il califfo italiano di turno, mai mettendo a confronto le due dichiarazioni tanto da sbugiardare il negazionista di turno. Caro On.le Pino un gran bel lavoro, i danni e le conseguenze della tua analisi però, la paghiamo noi tutti, e chi sa ancora per quante generazioni ancora. Complimenti anche a Leo Sansone per averlo selezionato quì su Avanti on line.

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