lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Fmi ok all’Italia. Restano i dubbi sulla ripresa
Pubblicato il 18-05-2015


Pil crescita-Renzi-FmiIl governo Renzi incassa l’elogio del Fondo Monetario Internazionale, che conclude la missione nel Belpaese aumentando le stime sul Pil portandolo allo 0,7% quest’anno e all’1,2% per il 2016. Una previsione leggermente inferiore a quella contenuta nel Def. Secondo i tecnici di Washington, il rimbalzo sarà “sostenuto dall’aumento delle esportazioni e dalle maggiori spese di aziende e consumatori”. Dal Fondo Monetario arivvano parole positive sul lavoro fatto. Le “misure decise” del governo sono state fondamentali per far uscire l’Italia dalla recessione, ma per l’Fmi “è necessaria una crescita molto più forte per ridurre la disoccupazione e il debito più velocemente”. Quindi il lavoro da fare è ancora molto , ma le “misure decise” del governo sono state fondamentali per far uscire l’Italia dalla recessione.

È comunque “necessaria una crescita molto più forte per ridurre la disoccupazione e il debito più velocemente”. Nel suo rapporto ‘Article IV’ sull’Italia il Fondo Monetario promuove anche gli obiettivi di bilancio dell’Italia per quest’anno, con un deficit al 2,6%, definendolo un “buon equilibrio tra un graduale risanamento dei conti e lo stimolo alla crescita”.

Come ha fatto recentemente la Commissione europea, anche il Fondo torna a parlare del problema del ritmo delle privatizzazioni: “Gli obiettivi delle privatizzazioni sono stati abbassati nel Def rispetto alla legge di bilancio. Sarebbe opportuno ritornare a quegli obiettivi più ambiziosi”, dice il Fmi ricordando che la Legge di Stabilità prevedeva uno 0,7% di Pil di dismissioni in media d’anno, il Def invecece lo 0,4% circa. Tra le misure adottate o in agenda, il Fondo riconosce l’utilità di una bad bank con il sostegno pubblico per alleggerire i bilanci delle banche dalle sofferenze, mentre il Jobs Act – attuato pienamente – “porterà incentivi migliori su assunzioni e formazione”. La riforma del lavoro “migliora il sistema anche sul piano delle tutele dei lavoratori”, secondo il Fondo. Le conclusioni del Fmi prendono anche in considerazione le decisioni sul problema delle pensioni.

Sul fronte economico sono diverse le notizie di oggi. Non solo i commenti positivi del fondo ma anche altri dati come quelli dell’export. Infatti le esportazioni crescono a marzo del 9,2% rispetto al 2014, trainate dall’area extra Ue (+13,2%). Lo rileva l’Istat che registra un aumento anche rispetto al mese precedente, dell’1,8%. Nell’insieme del primo trimestre, rispetto all’ultimo trimestre 2014, si rileva un incremento dell’1,2%. L’Istat registra inoltre un ”notevole incremento tendenziale dell’import” (+9,7% sull’anno), determinato dalla crescita degli acquisti sia dall’area Ue (+10,1%) sia da quella extra Ue (+9,1%). Le importazioni salgono pure su base mensile del 4%. I ricercatori sottolineano che sugli andamenti tendenziali influisce una differenza nei giorni lavorati e che, corretta per gli effetti di calendario, la crescita rispetto a marzo 2014 è del 7,8% per l’export e dell’8,4% per l’import.

L’ultimo dato arriva dall’Inps e riguarda la cassa integrazione. Nel mese di aprile sono state autorizzate complessivamente 61 milioni di ore di CIG, con una diminuzione del 36,9% rispetto ad aprile 2014, mese nel quale le ore autorizzate sono state 96,7 milioni. Nel confronto con il mese di marzo 2015 i dati destagionalizzati evidenziano al contrario un aumento, con una variazione congiunturale del +3,6% per il totale degli interventi di cassa integrazione. Dall’analisi nel dettaglio dei dati di aprile 2015 emerge che le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (CIGO) sono state 19,5 milioni. Nel mese di aprile 2014 erano state 22,5 milioni: si è quindi registrata una diminuzione tendenziale del 13,6%. In particolare, la flessione è stata pari al 9% nel settore Industria e al 23,9% nel settore Edilizia. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria (CIGS) autorizzate ad aprile 2015 è stato di 37,4 milioni, con una riduzione del 32,8% rispetto ad aprile 2014, nel corso del quale erano state autorizzate 55,6 milioni di ore. Infine, per quanto riguarda gli interventi in deroga (CIGD) – che risentono dei fermi amministrativi per carenza di stanziamenti – le ore autorizzate ad aprile 2015 sono state pari a 4,2 milioni, con un decremento del 77,3%, rispetto ai 18,6 milioni di ore autorizzate nel mese di aprile 2014.

Dati che secondo la Cgil confermano l’assenza di attività produttiva, essendo in presenza di autorizzazioni a zero ore per potenziali 330 mila posizioni lavorative dalle prospettive sempre più incerte. I dati di aprile diffusi oggi dall’Inps segnano un nuovo rialzo (+ 3,6%) delle ore autorizzate, nonostante il crollo della deroga. “Le riforme – commenta Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil – se fatte in stagioni di crescita hanno una loro efficacia, fatte nella crisi rischiano di determinare solo tagli ed esclusione”.

Per la Cisl è ancora presto per poter parlare di minor utilizzo della cig. “I dati che stamane l’Inps ha comunicato rispetto alla cassa integrazione per il mese di aprile 2015 – afferma il segretario confederale Gigi Petteni – fanno registrare un calo molto deciso rispetto ad ogni tipologia di strumento adottato nel confronto con lo stesso mese (aprile) del 2014: un -13,6% per le ore autorizzate di cassa ordinaria, -32,8% per quelle di straordinaria ed un -77,3% per gli interventi di cassa in deroga. Il calo complessivo quindi fa segnare un -39,6%. Ma il dato è fortemente condizionato dalla pesantissima carenza di stanziamenti e dalle restrizioni progressive imposte dalle recenti normative relative alla cassa integrazione in deroga”.

Analisi su cui concorda il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy: “Anche in questo mese il dato risente del sostanziale blocco della cassa in deroga che continua, quindi, a essere poco utilizzata. Solo in queste settimane sono state sbloccate le risorse per ‘saldare’ il 2014. Torna a crescere, ed è fonte di preoccupazione, la cassa straordinaria che conferma ciò che è sotto gli occhi di tutti: molte grandi imprese, industriali e dei servizi, sono nel pieno di complicati processi di ristrutturazione o, addirittura, di dismissione di intere aree. Finché il tanto ventilato venticello di ripresa non si tradurrà in effetti positivi sull’occupazione, crediamo sia opportuno e necessario che il Governo rifletta sull’importanza dello strumento della cassa integrazione, prima di procedere verso una strada che ne ridurrebbe l’utilizzo”, conclude Loy.

Redazione Avanti!

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