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Opinioni e commenti
 

Il nostro Governo, un fantasma sulla Grecia
Pubblicato il 25-05-2015


La Grecia balla e con la Grecia balla tutta l’Europa. La possibilità di un default e dell’uscita dalla moneta unica sono fonte di grande incertezza. Gli economisti, notoriamente bravissimi nello spiegare quello che è successo, ma assolutamente inaffidabili nel prevedere gli scenari futuri, sono divisi tra chi ritiene tutto sommato marginale il peso dell’economia ellenica sul totale del pil europeo e quindi assorbibili i contraccolpi dell’eventuale grexit, e chi invece paventa l’inizio della fine, non solo dell’euro, ma dell’intero progetto di un’Europa sempre più integrata e unita. Insomma, col piccolo sbuffo di Atene, potrebbe venire giù tutto come un castello di carte. E a vedere l’inazione di fronte a crisi gravissime come quelle che si sono generate ultimamente nel vicino oriente e nella gestione del problema degli immigrati, c’è davvero di che aver paura.

Per l’Italia poi i rischi sono ancora più forti. Con il terzo debito pubblico del mondo, una piccola scossa di sfiducia nei mercati, può provocare effetti deleteri per noi. Se si afferma la sensazione che l’euro è una moneta che oggi c’è, ma domani chissà, si indebolisce anche la credibilità del debito italiano. Lo spread tra i nostri BTP decennali e gli equivalenti tedeschi oggi già salito attorno ai 130 punti base, potrebbe lievitare molto velocemente con conseguenze pesanti sugli interessi che paghiamo.

Se ci possono essere conseguenze indirette di una grexit, ce ne sarebbero poi certamente di dirette in caso di default. L’Italia ha non solo crediti da riscuotere per prestiti bilaterali che diverrebbero inesigibili, ma per quanto concerne l’ESM, il Fondo salva Stati, fornisce anche una garanzia pro-quota, del 19%, cioè circa 40 miliardi, e dunque in caso di default il nostro Paese sarebbe esposto in prima persona accollandosi una parte di quel default che andrebbe a cumularsi all’indebitamento pubblico già sopra il 130% del pil. Davvero una bella grana.

Dunque l’Italia, se non per ragioni ideali, ma economiche, dovrebbe seguire con grande attenzione quanto avviene ad Atene, eppure invece il nostro governo in tutta la vicenda appare assolutamente indifferente, ininfluente, senza un ruolo.

Nell’ultimo incontro ‘informale’ che si è svolto a margine del summit di Riga, in Lettonia, sulle partnership tra Unione Europea e i Paesi dell’est, si sono incontrati in una stanza, senza peraltro produrre risultati apprezzabili, Alexis Tsipras, François Hollande e Angela Merkel.

Francia e Germania continuano insomma a dare ‘la linea’ all’intera comunità europea, nonostante i clamorosi errori commessi in questi anni e i soldi che hanno guadagnato facendo, ad esempio, comprare ad Atene armamenti in quantità e senza nessuna apparente giustificazione, a crisi già scoppiata.

Ebbene, il presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, in quella stanza non è stato invitato. Sempre pronto a bacchettare duramente i sindacati, a fare la ‘faccia feroce’ con gli operai e gli insegnanti, a prendere in giro oppositori interni e minoranze parlamentari e politiche, ma quando è fuori dai confini, balbetta e si nasconde. Si conferma così un’imbarazzante marginalità in politica estera del nostro Governo su questioni dove pure avrebbe più di qualche buona ragione per farsi sentire.

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Carlo
    Le tue analisi come sempre non sono né riverenziali né opportunistiche, ma legate a quelle di uno spirito libero come deve essere quello di un socialista che alla demagogia e alla propaganda della narrazione e degli annunci del Presidente del Consiglio privilegia la verità.
    E’ stato necessario oltre un secolo di lotte delle forze socialiste e progressiste per modificare gli squilibri sociali esistenti tra i poteri dominanti e le classi più deboli e del bisogno.
    A partire da Reagan è iniziata un’offensiva per ridimensionare e condizionare le rappresentanze politiche e sindacali e le conquiste del Welfare. La Politica è stata sopraffatta dal’economia e la finanza e le agenzie di rating si stanno mangiando l’economia. Molte delle rivendicazioni e delle proteste di Podemos, di Tsipras e del Movimento 5 stelle fanno parte del ruolo che un tempo venivano assegnate alle forze socialiste. Quando la crisi è radicale è naturale che le reazioni diventino radicali. Un tempo erano i socialisti a farsene carico e a governarle. Se oggi gli elettori si allontanano dai socialisti significa che essi per interpretarli devono orientarsi verso un nuovo Modello di Sviluppo. Finché i socialisti non riassumeranno la loro identità e il loro ruolo storico nella difesa dei più deboli, alla brutta copia dei Conservatori gli elettori continueranno a preferire l’originale. Serve quindi un grande Progetto Socialista europeo orientato alla costruzione di un nuovo Modello di sviluppo. Perché ancora il Psi e il PSE non se ne fanno carico??
    Fraterni saluti da Nicola Olanda
    Je suis socialiste

    • In Grecia è stata fatta della macelleria sociale. La reazione dell’elettorato è stata conseguente. Anche in Spagna è avvenuto qualcosa di simile anche se la Spagna non versa nelle condizioni della Grecia. Tu ti chiedi come mai i socialisti europei siano così in ritardo e anche io non so spiegarmi questo ritardo che potrebbe rivelarsi fatale e che in Grecia ha fatto quasi scomparire il Pasok e in Spagna ha duramente colpito il PSOE. Mi chiedo quando le forze politiche di ispirazione socialista prenderanno atto, in Italia, come in Europa e nel resto del mondo, che la crisi ha accentuato in maniera insopportabile gli squilibri tra chi ha, tantissimo, e chi non ha niente o quasi niente. Su questo giornale abbiamo pubblicato anche recentemente i dati dell’OCSE.
      In Italia (ma in tutto il mondo è stato così) dal 2008 a oggi, chi era ricco è diventato ancora più ricco mentre la platea dei ‘poveri’ si è allargata ulteriormente e la classe media è stata fortemente penalizzata. Questa è una bomba piazzata sotto la nostra società, che può esplodere da un momento all’altro e distruggere tutto ciò che è stato costruito in decenni, secoli, di lotte per l’emancipazione sociale e la libertà. E stranamente di questo non si discute. Nessuno, neppure sui giornali, si interessa di questo macroscopico dato. Questa economia, così come è (s)regolata oggi, non funziona più e non c’è neppure bisogno di leggere l’ottimo saggio di Piketty (Il capitale nel XXI secolo), per rendersene conto.
      Bisogna essere sordi e ciechi, nel corpo e nell’anima, per non vedere e non sentire.

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