mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Pd che esalta il Pci
Pubblicato il 14-05-2015


Ormai non ci possiamo più stupire. Mentre Renzi e il suo staff ex democristiano hanno ormai occupato il Pd, la storia è diventata di competenza dell’ex Pci. Dopo l’esaltazione di Berlinguer e la mostra su Palmiro Togliatti alla Camera eccone un’altra. A Livorno, patria della scissione comunista nel gennaio del 1921, il locale Pd ha presentato la prima bandiera comunista, quella del Pcdi, che volle assuefarsi ai ventuno punti di Mosca, rompendo non solo con Turati, ma anche con Serrati. Reazione immediata di un esponente di Sel, ma dal versante comunista. Il Pd non sarebbe degno di rappresentare quella nobile tradizione. È un “partito moderato e democristiano”.

Ma si rendono conto di cosa parlano? Stanno parlando di un evento che già uno dei suoi protagonisti, Umberto Terracini, definì un errore nel 1976. Stanno parlando di una scissione del movimento operaio che apri le porte al fascismo e che fu ordinata da Mosca, che intendeva espellere subito i riformisti (cioè Turati, Treves, Prampolini, Matteotti) e cambiare la qualifica di socialista con quella di comunista al partito. Stanno parlando di una lotta che da politica doveva diventare insurrezionale e nell’anno di occupazione delle fabbriche impiantare i soviet in Italia e instaurare la dittatura del proletario con la violenza.

La verità è che dal 1989 si continua in Italia a deformare la storia. Noi avevamo pensato a un percorso opposto, poi accidentato e impedito dalle vicende giudiziarie. E cioè ad un’autocritica sulle scelte dei comunisti (se no, perché cambiare nome?) e ad una rivalutazione della storia socialista democratica, in funzione delle riunificazione della sinistra divisa proprio a Livorno. È avvenuto il contrario. Sono spariti o quasi i socialisti, mentre gli ex comunisti hanno potuto reggere le sorti di una sinistra anomala per oltre vent’anni, fino all’arrivo di Renzi.

Per giustificare il nuovo potere ex democristiano, e col beneplacito del nuovo padrone, adesso siamo arrivati alla riappropriazione e perfino all’esaltazione della storia comunista. La bandiera del ’21 è il nuovo simbolo che può giustificare la subalternità alla politica moderata del renzismo. Ne sancisce una resa bilanciata. E il renzismo si afferma così senza un’identità ideale, senza un aggancio storico, nell’indifferenza e nella compiacenza della tradizione dei suoi avversari. Una sorta di baratto: a me la politica, a voi la storia. Nel pieno di un trasformismo insopportabile.

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Commenti all'articolo
  1. Direttore,
    la rinuncia degli ex PCI ai valori della sinistra (in fondo i comunisti volevano soltanto “la rivoluzione” e non la gradualità socialista) ha aperto il varco al Partito Di Renzi dentro il quale qualcuno si lava l’anima con bagatelle di questo tipo.

  2. Credevo di non riuscire più a stupirmi dei fatti e malfatti perpetrati dal ex comunisti, ma mi accorgo di essere ancora un ingenuo.
    Non riesco però più ad arrabbiarmi per queste azioni stupide e malevole, mi da solo molta tristezza.
    E’ ancor peggio che l’arrabbiatura.

  3. Non è finita caro Mauro. Ognuno ha la propra ISIS che distrugge i monumenti della storia.
    Fose solo questo. tu saprai come me che le teste dure, non comuniste nell’animo, ma quelle d’apparato, continuano a martellare i loro aderenti. con ogni tipo di falsità storica, soprattutto in odio ai socialisti che, come vedo dall’andazzo della segreteria nazionale, condividono e contrubuiscono alla deformazione.
    A che pro’?

  4. E’ il 1989 la data cruciale di quello che sta avvenendo adesso. Alla Bolognina il PCI ha deciso che la svolta non doveva andare, com’era naturale, verso gli odiati cugini Socialisti, ma prendere un’altra strada. In sostanza in quella occasione non sono stati ascoltati i cosiddetti miglioristi: Maccaluso, Napolitano, Ranieri ed altri. Hanno imboccato la strada del partito della nazione ipotizzato da Renzi, che ovviamente non centra nulla col PSE, dov’é approdato per i suoi esclusivi interessi del momento, tanto che che nella visita in America ad Omaba ha detto che farà di tutto per togliere dall’acronimo PSE la parola Socialista. Ciò sarebbe poca cosa rispetto alle politiche liberiste approvate e proposte. Per tornare al PD Lei dice “che il Renzismo si afferma così senza un’ideale, senza un aggancio storico” a questo proposito mi viene in mente che già alle primarie del partito un ex PCI, come Bersani ha indicato come riferimento alle sue ispirazioni il Papa. In sostanza voglio dire che tutto il PCI-PDS-DS-PD non hanno mai avuto il pensiero di far riferimento al Socialismo Democratico né Italiano né Europeo.

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