mercoledì, 20 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il pensionato nel mirino
Pubblicato il 25-05-2015


La cultura delle difese corporative non mi è mai appartenuta. Però mai come in questi ultimi anni e mesi devo constatare che i governi “mettono le mani” nelle tasche di una media borghesia (sempre meno media e sempre più medio bassa) ormai dissanguata, nelle tasche dei redditi fissi in generale, quindi facilissimamente in quelle dei pensionati. Che costituiscono il nerbo dei sindacati, in particolare della Cgil, ma non possono scioperare, ma soltanto protestare e magari “sostenere” figli e nipoti, come e quando possono. Nella vicenda ancora in corso del rimborso degli ingiusti prelievi sulle pensioni si sta pericolosamente teorizzando: 1) le sentenze della Consulta devono tener conto degli equilibri di bilancio e quindi dei vincoli europei (a Palazzo Salviati dovrebbe magari sedere in permanenza un rappresentante della Troika o della signora Merkel, tanto per risparmiare tempo e carte), lo ha detto ieri il ministro Padoan che sarà un fine economista ma che come giurista vale meno del fruttivendolo bengalese che abbiamo sotto casa; 2) le sentenze della Consulta si possono rispettare a metà, per un terzo, magari per un decimo, come nel caso di questi “gettoni” chiaramente pre-elettorali. Ormai non si fa più, minimamente, leva sullo spirito civico degli italiani preferendo la via sbrigativa del decidere sulla loro pelle e poi chi s’è visto s’è visto.  Lo fecero Amato e Ciampi in anni non remoti e gli italiani risposero positivamente. Oggi forse non lo farebbero. Del resto, vedendo come vengono ogni giorno trattati i greci, i più se ne stanno sgomenti ad attendere la prossima sberla o il prossimo salasso, in silenzio. Magari non vanno più a votare o votano Grillo.

Ma poi, sentite più parlare di lotta all’evasione? No, è più facile spolpare salari, stipendi e pensioni. Fino a quando?

Vittorio Emiliani
dal blog della Fondazione Nenni

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Commenti all'articolo
  1. Condivido pienamente e devo sottolineare che proprio sulla sentenza delle Pensioni il Compagno Sen Buemi, peraltro fine Giurista, ha esplicitamente detto che vanno rispettate e applicate, pur nella gradualità per il passato e modificate in conformità alla Costituzione per il futuro. Anche il Compagno Segretaro Nencini ha condiviso le posizioni di Buemi, significando l’impegno per i nostri Parlamentari di modificare il Decreto errato del Governo Renzi che ha vergognosamente trasformato il diritto alla rivalutazione mancata in un “BONUS”, cioè un regalo ai pensionati imbrogliati.

  2. Credo anch’io che la media borghesia andrebbe maggiormente sostenuta e difesa, specie dalle forze liberal-riformiste, vuoi quella dei pensionati, vuoi quella di chi è ancora al lavoro, autonomo o dipendente che sia, a meno di non pensare che i suoi numeri si siano talmente ridotti da rendere controproducente, sul piano elettorale, il farsene portavoce.

    Preoccupazione, questa, che non dovrebbe comunque riguardare le forze di cui sopra, vuoi per ragioni di principio vuoi perché la classe media può dare un contributo importante, se non determinate, alla ripresa del nostro Paese.

    Paolo B. 25.05.2015

  3. Come si può dure, come si sente tutti i giorni, che i giovani non avranno mai la pensione e che la responsabilità è degli anziani fruitori di trattamento di pensione?
    Il livello delle pensioni dipende dall’andamento dell’economia. Oggi si può pagare, domani chissà.
    Però, quando si uscì dal secondo conflitto mondiale le pensioni erano a livelli minimi. Le guerre coloniali, la guerra mondiale, avevano limitato gli anni di contribuzione; l’inflazione post-bellica, aveva ridotto il potere d’acquisto.
    Ciò nonostante, ripartendo l’economia, non solo vennero aumentate le pensioni, ma si cominciò a pagarle anche a nuovi soggetti, dagli agricoltori, ai commercianti.
    Coloro che oggi sono anziani e pensionati, durante la loro vita, hanno pagato le pensioni a chi non aveva contribuito abbastanza, o per niente. Cosa state a rimproverargli?
    Il livello del nostro debito pubblico è tale che molti lo additano come risultato anche delle pensioni erogate. Ma ciò è vero solo in parte perché riguarda solo le erogazioni di natura assistenziale. Il risparmio attuale, che realizza Renzi, non si riverbera certo nelle pensioni future dei giovani di oggi.
    I sentieri per aumentare l’occupazione non dipendono dalle elemosine, tipo l’ottantino, né tanto meno dalla liberalizzazione delle regole sul lavoro. L’occupazione dipende dagli investimenti, che non ci sono a sufficienza.
    L’Italia è uno strano paese. Il “capitalismo familiare”, come si dice, sta finendo; infatti vengono vendute le imprese, ma non si vede un euro di nuovi investimenti. I capitali ottenuti dalla vendita delle fabbriche italiane finiscono nella finanza nazionale e internazionale. Ci sono poi gli investimenti esteri; in pratica però sono esclusivamente quelli usati per acquistare le imprese dagli ex “capitalisti familiari” di cui sopra. Non un investimento nuovo, che procuri nuova occupazione, Anzi, spesso, dopo alcuni anni, gli investitori esteri, o si portano via la nostra tecnologia e chiudono, o ridimensionano i posti di lavoro.
    Allora, chi ruba il lavoro e il futuro ai giovani? I pensionati?
    O gli industriali e coloro che dovrebbero sviluppare una strategia industriale che crei posti di lavoro?
    I giovani aprano gli occhi e vedano un po’ più lontano di dove viene loro instillato nella testa da venditori di fumo.
    Se l’Italia continuerà a produrre ricchezza, se lo farà secondo giustizia, non ci saranno problemi, né per il salario, né per le pensioni e la sanità.
    Se però, come mi pare, chi comanda nel mondo sembra voglia fare, l’Italia sarà destinata ad un futuro di “pizza e mandolino” (che è poi quello che vogliono tutti quelli che ci dicono che noi dobbiamo solotanto sviluppare le nostre bellezze ed i nostri prodotti agricoli), allora non ci sono dubbi che di pensioni, i giovani di oggi, ne vedranno ben poche.

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