martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il trionfo de ‘I Due Foscari’ di Giuseppe Verdi al Municipale di Piacenza
Pubblicato il 27-05-2015


Giuseppe VerdiTrionfale l’esecuzione in forma di concerto di “I due Foscari” di Giuseppe Verdi a conclusione della stagione lirico-sinfonica al Municipale di Piacenza . Opera in tre atti di su libretto di Francesco Maria Piave, a sua volta ispirato all’omonima opera in versi di Lord Byron del 1821, “I due Foscari” racconta la storia di Francesco Foscari, Doge di Venezia e Jacopo Foscari, suo figlio. Jacopo accusato ingiustamente di omicidio e prossimo all’esilio attende sofferente la dipartita con la sola compagnia della moglie Lucrezia. La vicenda si sviluppa tra intrighi di potere e confessioni sino alla tragica morte dei due consanguinei.

A primeggiare durante la serata è un solido cast che vede presente una straordinaria coppia maschile, Leo Nucci come Doge Foscari e Fabio Sartori nei panni di suo figlio Jacopo. A seguire il soprano Kristin Lewis come Lucrezia Contarini e nei ruoli di Loredano e Barbarigo, il basso Marco Spotti ed il tenore Fabrizio Paesano. Donato Renzetti alla direzione. Applausi scroscianti dopo le arie e una ovazione incontenibile dopo “Questa dunque è l’iniqua mercede” in cui Nucci ha sfoderato gli assi nella manica, i famosi acuti in cui oggi è ancora assolutamente insuperabile.

Una serata al calor bianco quindi, con alcune considerazioni che partono dall’idea della forma concertante, sempre meglio accettata dal pubblico. Un tempo non lontano si tendeva a disprezzare questa modalità esecutiva e a considerarla quasi un ripiego per mancanza di fondi. Oggi con il teatro di regìa sempre più decontestualizzante, in cui i cantanti si presentano struccati e in abiti consueti, si può tranquillamente considerare la forma concertante quasi del tutto identica a un allestimento in tutto e per tutto ortodosso.

Il cardine di tutta la serata il grande Donato Renzetti, oggi uno dei migliori concertatori verdiani esistenti, che ha impresso un ritmo inesorabile, incalzante , con il giusto colore e sapendo sempre seguire il canto, come insegna la migliore tradizione teatrale italiana. Grazie a lui e alla perfetta compagine di Piacenza, Orchestra e Coro l’opera ha avuto l’esito felicissimo.

Protagonista indiscusso un Leo Nucci in forma strabiliante, intenso, attento al dettaglio della ‘parola scenica’, svettante, perfetto nell’accento e nell’autorevolezza del vecchio Doge. Promosso a pieni voti, il tenore Fabio Sartori non è stato da meno: la voce è ampia, squillante, il fraseggio adeguato, bello il legato. Qualche suono un po’ più aperto ma l’artista era reduce dal ruolo di Radames tornando a cantare Jacopo Foscari dopo 7 anni. Meno brillante Kristin Lewis debuttante nella parte di Lucrezia Contarini, ruolo da drammatico di agilità irto di insidie. Avvolta da un abito succinto che esibiva abbondantemente le forme, la Lewis ha mostrato la corda soprattutto sulla dizione, assai oscura, e su qualche acuto indietro. Sicuramente dovuti al confronto con ruoli decisamente pesanti per la sua natura. Ottimo il basso Marco Spotti con frasi molto ampie e taglienti e molto efficace il tenore Fabrizio Paesano, comprimario di prim’ordine.

Alessandro Munelli

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