venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Impresentabili. Ora la Campania nel mirino
Pubblicato il 27-05-2015


De Luca-RenziA pochi giorni dalle elezioni regionali, un’ulteriore prova della tenuta Pd al Governo, arriva una nuova scossa a smuovere le acque dei partiti maggiori in corsa. Ieri è stata una giornata intensa di colpi e contraccolpi, da un lato la notizia che rimette in discussione l’insediamento, in caso di vittoria, di Vincenzo De Luca, poiché la Cassazione sarebbe orientata ad affidare alla magistratura ordinaria l’ultima parola all’applicazione della legge Severino, dall’altro il rinvio dell’elenco dei cosiddetti “impresentabili” da parte della Commissione parlamentare Antimafia. Gli strascichi della legge Severino si fanno sentire ancora, specie in Campania, dove si focalizza il punto centrale della questione, non solo in caso di parere favorevole del Giudice la sospensione dovrà essere immediata e De Luca non avrà neanche tempo di nominare un vicepresidente che gli faccia da reggente in attesa di risolvere la questione, ma anche perché nella famosa lista dei 17 impresentabili, ben 13 sono della regione Campania.

“Riguardo alle indiscrezioni di ogni sorta sia sui nomi dei cosiddetti impresentabili, usciti sulla stampa prima che la Presidente Bindi ne desse notizia, sia sul pronunciamento della Cassazione rispetto al caso De Luca e De Magistris, devo dire che questa è un’anomalia tutta italiana”. Così il senatore socialista Enrico Buemi, membro della commissione Antimafia, intervenendo oggi nella trasmissione Sky TG24 Pomeriggio. “Le magistrature, infatti – ha continuato Buemi – parlano con le sentenze e non con le indiscrezioni mediatiche”. “La legge Severino è nata sull’onda di un’emotività nazionale che, benché legittima e giusta, non è certo stata buona consigliera del potere legislativo, dato che presenta vari elementi di discutibilità”, ha spiegato il senatore socialista. “Non condivido le leggi nate per soddisfare le esigenze mediatiche anche se rispetto ai temi trattati dalla legge Severino, personalmente non mi sarei candidato se avessi ricevuto anche solo una semplice comunicazione di garanzia”, ha commentato Buemi. In altri tempi, presentati alla opinione pubblica italiana come sintomatici di un alto degrado della politica, il semplice avviso di garanzia provocava le dimissioni di ministri e di assessori; oggi non mi pare sia più cosi”. “Noto che, oggi, la politica gestisce in modo opportunistico le regole, il metro si allunga e si accorcia in riferimento al soggetto interessato e non mi pare – ha concluso Buemi – che questa sia una buona stagione per affermare diritti e doveri”.

Ieri c’è stata una seduta fiume della commissione Antimafia che sta vagliando le liste dei partiti per individuare eventuali candidati ‘impresentabili’. Subito dopo è scattata la polemica sulla fuga di notizie dalla commissione. A far trapelare la notizia è stato Francesco D’Uva, capogruppo M5S in Commissione antimafia, che nel pieno della riunione dell’Antimafia, appena il presidente Rosi Bindi ha reso i quattro nomi dei candidati pugliesi impresentabili, ha diffuso con il telefonino nomi, cognomi, reati e liste di appartenenza.

I nomi trapelati sono: Giovanni Copertino (Forza Italia, circoscrizione Bari); Fabio Ladisa (Popolari per Emiliano,circoscrizione Bari); Massimiliano Oggiano (Oltre con Fitto, Schittulli presidente, circoscrizione Brindisi) e Enzo Palmisano (Movimento politico per Schittulli, area popolare, circoscrizione Brindisi). Il candidato Pd, Michele Emiliano, ha subito chiesto il ritiro del candidato Ladisa che si è difeso dalle pagine del Corriere “stanno infangando il mio onore”. “Fui denunciato per furto d’assegno nel 2011 e sono ancora in attesa di giudizio”, che tra l’altro si trattava di un pagamento postdatato di una società che ne denunciò il furto “per non finire protestata”.

“Sento parlare di impresentabili, ma sulla legalità non prendiamo lezioni da nessuno. Questo è il Pd, è legalità. C’è chi la combatte a parole, chi con i fatti”. Ha annunciato Matteo Renzi intervenendo a un comizio elettorale a Perugia ricordando, dall’anticorruzione agli ecoreati, le leggi varate in questi mesi dal governo.

Intanto il M5S, che ha cavalcato l’onda della protesta nelle scorse elezioni amministrative, si appresta ora a cavalcare questa nuova opportunità di giovamento. È “una vera e propria farsa criminale quella inscenata dal Pd e dai suoi sodali nel volerci buttare addosso la responsabilità della fuga di notizie sugli impresentabili”. Lo dicono i deputati M5s della commissione Antimafia che si domandano: “Chi ci guadagna nel tenere i nomi nascosti fino a venerdì e cioè dal giorno di inizio del silenzio elettorale? Chiaramente il Pd e i loro amati colleghi del centrodestra”, concludono.

Se l’attenzione sembra tutta concentrata sui nomi dei probabili, Marco Di Lello, deputato Psi, e segretario della Commissione parlamentare antimafia, rimette al centro il lavoro fatto dai suoi colleghi, in queste ore: “La commissione antimafia ha il merito di aver riportato l’attenzione sulle scelte dei partiti al momento delle candidature”. “Abbiamo il dovere – dice Di Lello – di levare gli alibi ai partiti che candidano impresentabili per guadagnare consensi, salvo poi far finta di meravigliarsi quando viene svelata l’appartenenza di questi candidati”. “Nel consenso politico esiste una zona grigia e noi abbiamo il dovere di combattere anche quella”, conclude il deputato socialista.

Il caso va a toccare ancora una volta il problema dei partiti e della loro organizzazione, su cui è stata presentata una Pdl per dare personalità giuridica ai partiti. “Ricordo che il Psi ha già presentato non uno ma ben due disegni di legge in materia di organizzazione e trasparenza dell’attività dei partiti politici – ha puntualizzato Buemi – il 22 novembre 2007 alla Camera (C. 3268) e il 27 giugno del 2013 in Senato (S. 891). Da tempo abbiamo, quindi, posto il problema che, se affrontato prima avrebbe evitato di avere forze politiche presenti in Parlamento gestite in modo padronale e quasi dispotico, come purtroppo dobbiamo constatare oggi – ha concluso il senatore socialista – una delle ragioni che ha comportato anche l’eccesso di frantumazioni interne di alcune forze politiche”.

Ma sulla proposta, ancora una volta a far da bastian contrario i pentastellati, che se da un lato pretendono il rispetto totale delle regole sui candidati, dall’altro non vogliono uno statuto regolarizzato.

“I partiti devono essere liberi di decidere come organizzarsi, in linea con il principio stabilito dall’articolo 49 della Costituzione per cui tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti”.
Così il deputato M5S Danilo Toninelli in merito alla proposta di legge del Pd che richiede per i partiti la personalità giuridica e la registrazione di uno statuto. “Meno ingerenza dello Stato c’è nei partiti, meglio è”, sottolinea Toninelli.

Maria Teresa Olivieri

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