martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

In pensione prima, ma con un bel taglio
Pubblicato il 20-05-2015


Pensioni-riduzione

Non se ne capisce la ragione, ma il Governo continua a fare del terrorismo sulle pensioni con annunci di riforme e ritocchi destinati a mettere in apprensione sia chi la pensione già ce l’ha, sia chi deve ancora averla. E questo mentre il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha oggi dato per scontato che “ci saranno molti ricorsi” sulla scelta di restituire una minima parte (‘bonus Poletti’) dei soldi tolti ai pensionati con il blocco delle indicizzazioni scattato a partire dal 2012. “Abbiamo fatto il massimo possibile nei vincoli di bilancio compatibili” si è giustificato Padoan e ha aggiunto che “il sistema pensionistico andrà rivisto con più calma nei prossimi mesi, nell’ambito della legge di stabilità”. Poi ha anche spiegato che “se inflazione raggiungerà il 2%, il debito italiano scenderà e ci saranno più risorse per tutti, il che significa investire nel futuro per i giovani”. Non ha detto però che con il blocco o la riduzione delle indicizzazioni e un’inflazione al 2% annuo, in pochi anni molte pensioni scenderanno ben al di sotto del livello di decenza se non della povertà.

La politica degli annunci
Al momento non c’è nulla di certo e definito su cui ragionare, con ipotesi grezze dei tecnici, ma il presidente del consiglio Renzi, nel corso della trasmissione ‘Porta a Porta’ ha annunciato l’ennesima riforma promettendo di ritoccare la legge Fornero. In questo caso ha preannunciato l’intenzione di introdurre criteri di flessibilità ‘in uscita’, a cominciare dalle donne. “Senza fare promesse, altrimenti dicono che è una promessa elettorale” dico che “con la legge di stabilità stiamo studiando un meccanismo non per cancellare la ‘Fornero’, ma per dare un po’ di libertà se ad esempio a 61 anni vuoi andare in pensione e accetti di prendere quei trenta euro in meno”. Detta così sembra un ‘dono’ del Signore, ma in realtà andando a leggere le ipotesi che circolano, i pensionandi hanno di che preoccuparsi.

Pensione anticipata, ma da fame
Siccome queste operazioni vengono fatte solo per tagliare le spese della previdenza, i conti dicono che nel caso di un anticipo di quattro anni, cioè a 62 anni anziché a 66, il ‘taglietto’ non sarebbe di “trenta euro”, ma potrebbe aggirarsi sul 20-30% rispetto al trattamento integrale. Un orrendo marchingegno su cui potrebbe incidere un secondo elemento di penalizzazione su cui da tempo insiste il presidente dell’INPS Tito Boeri nominato da Renzi, quello del ricalcolo del ‘montante’ tra sistema retributivo, lo stipendio, e sistema contributivo, i contributi versati, con i relativi coefficienti di trasformazione. L’eventuale penalizzazione ad hoc sulla parte ‘retributiva’ del montante – scrive ad esempio il Sole 24 Ore – produrrebbe un alleggerimento di un ulteriore 12% dell’assegno con l’uscita anticipata di 4 anni”. Altro che ‘trenta’ euro … L’opzione risulterebbe inoltre ben più dolorosa della proposta a suo tempo avanzata da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, di una riduzione del 2% l’anno fino a un massimo dell’8% dopo 4 anni.
C’è poi da chiedersi se questo strumento della ‘flessibilità’ in uscita non si traduca nella trasformazione forzosa di tanti disoccupati in pensionati con assegno da fame. Molte situazioni di crisi economica delle aziende che ora si traducono in misure di cassa integrazione ordinaria e straordinaria e di ‘scivoli’ destinati a operai e impiegati per fargli raggiungere la soglia minima della pensione, potrebbero trovarsi a dover fare una scelta obbligata dopo l’eventuale periodo di cassa integrazione, tra il niente e una pensione ridotta.

Il Governo non deve decidere da solo
Commentando le proteste sul rimborso forfettario dopo la sentenza della Consulta sul blocco, Gian Franco Schietroma, Coordinatore della Segreteria nazionale del PSI, ha osservato che questa “ha acceso i riflettori sulla questione pensioni ed il Governo, molto opportunamente, si sta preoccupando di dare le giuste risposte ai problemi sollevati. Ad ogni buon fine consiglierei al Governo, piuttosto che procedere in solitudine, di confrontarsi con i sindacati, onde addivenire alle migliori soluzioni possibili. Al riguardo si può anche dire che i parlamentari del PSI avevano visto giusto anticipando, in un certo qual modo, la Corte Costituzionale, con la presentazione, il 15 aprile scorso, di una proposta di legge tendente ad estendere la platea dei pensionati beneficiari della quattordicesima. In conclusione, ritengo che, in ogni caso, si debba tener conto della legittima aspirazione dei pensionati a veder ripristinati i loro diritti ad avere indicizzata la loro pensione”.

Un tetto alle pensioni: 3 mila euro lordi
Tabella-Pensioni
La materia, per tornare a Padoan, è destinata a trascinarsi ancora nei tribunali perché la cifra del ‘bonus Poletti’ è, tra l’altro, davvero esigua rispetto a quanto è stato sottratto ai pensionati in questi anni. Col decreto dovrebbe arrivare dopo le elezioni, un rimborso netto medio di 500 euro, ma per fasce, da 750 a 278 euro, a 3 milioni e settecentomila pensionati con assegni sotto i 3 mila euro lordi. Una percentuale di rimborsi di circa il 40% per la fascia tra mille e 2 mila euro; del 20% per quella da 2.001 a 2.500 e del 10% per quella fino a 3 mila euro lordi mensili. Per le altre pensioni non ci sarà più nulla, né arretrati né adeguamento futuro, una sorta di livellamento verso il basso che finirà, in base alla velocità del tasso di inflazione, col tempo per imporre un tetto massimo alle pensioni di tremila euro lordi al mese, indipendentemente dai contributi versati. Difficile che questo non dia adito a ricorsi più che fondati.

Armando Marchio

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