mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, sale l’occupazione ma non per i giovani
Pubblicato il 20-05-2015


Pil aumentoL’Italia riprende fiato e rivede un barlume di ripresa economica alla fine di una lunga recessione, ma si conferma sempre più anziana e con enormi disparità nord-sud sul piano economico, sociale, di benessere e di salute. Migliora però la percezione degli italiani per le proprie condizioni familiari e di salute. E’ la fotografia scattata dall’Istat nel suo rapporto annuale 2015 sulla situazione del Paese. Il dato economico è certamente quello che risalta: dopo cinque trimestri in rosso il Pil torna infatti a segnare un leggero aumento dello 0,3% nel primo trimestre di quest’anno e la crescita acquisita per il 2015 si conferma al +0,2%.

Da segnalare però che l’aumento del Pil non è tutta farina del nostro sacco. Infatti secondo l’istituto di statistica, senza la manovra espansiva della Bce, il Quantitative Easing, il Pil per l’Unione monetaria  e per l’Italia risulterebbe inferiore, rispetto a uno scenario base (relativo al quadro di previsioni fatto a marzo 2015), di un decimo di punto nel 2015 (-0,1) e di sette decimi nel 2016 (-0,7). Secondo l’Istituto di Statistica è in lieve miglioramento il mercato del lavoro, anche se il nostro Paese resta lontano dai livelli dei partner europei. L’occupazione torna a crescere di 88 mila unità, pari allo 0,4%, sottolinea l’Istat, ma “le differenze tra il nostro Paese e l’Ue si accentuano per il tasso dimancata partecipazione al mercato del lavoro”.

Inoltre l’Istat segnala che l’occupazione è tornata a crescere solo per i lavoratori ”più anziani”, con 320 mila occupati in più over55 (in aumento dell’8,9%) mentre continua a calare per i più giovani che vedono una contrazione di 46 mila posti (-4,7%) per gli under25 e di 148 mila posti per gli under35 (-2,9%). Inoltre in Italia risulta irregolare più di un occupato su dieci. L’Istat spiega come il tasso, frutto di una nuova metodologia, si aggiri intorno al 12,6% per il 2012. Guardando alla media relativa al triennio 2010-2012, l’Istituto stima 2,3 milioni di irregolari. Insomma la crisi ha trasformato la disoccupazione in una ‘trappola’ da cui è difficile uscire: in Italia, dati aggiornati al 2014, chi è “alla ricerca di un’occupazione lo è in media da 24,6 mesi”, cioè da oltre due anni, e “da 34 mesi se ricerca il primo impiego”.

E l”Istat sottolinea come i tempi diventino sempre più lunghi. Per il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva “per il 2015, gli indicatori delineano prospettive positive in Italia e nel complesso dell’Unione economica e monetaria. In Italia – continua – il 2015 si è aperto con una serie di indicazioni positive”, dalla produzione all’export. Ma resta ancora fuori il Mezzogiorno che “è da molti anni assente dalle priorità. La dimensione del problema è tale che, se non si recupera il Mezzogiorno alla dimensioni di crescita e di sviluppo su cui si sta avviando il resto del Paese, sviluppo e crescita non potranno che essere penalizzati rispetto agli altri Paesi”. Dati che lasciano insoddisfatti il leader della Cgil Susanna Camusso per la quale “la ripresa non ha un fondamento strutturale di risoluzione del problema vero del Paese, che si chiama disoccupazione”. Per Guglielmo Loy, segretario confederale Uil “Correttamente l’Istat cerca di fotografare il Paese anche negli aspetti meno visibili e colpisce, in positivo, la scelta di analizzare il tema della crescita dell’occupazione indicando come la formazione, l’istruzione, l’aumento delle competenze siano il veicolo principe per dare possibilità di lavoro alle persone. Così come sul nostro Sud si deve prendere atto che si allarga il divario con il centro-nord e, soprattutto, che senza crescita del Mezzogiorno il Paese non aggancerà neanche una ripresina”.

Ma nello stesso giorno dei dati Istat da Confartigianato arriva un grido di allarme sulle tasse: “Nel 2015 – dice il presidente Giorgio Merletti – gli italiani pagano 29 miliardi in più di tasse rispetto alla media dei cittadini dell’eurozona, 476 euro in più pro capite. Siamo al primo posto nell’Ue a 28 per crescita del peso delle tasse tra 2005 e 2015, +4,2 punti Pil; al settimo per livello della pressione fiscale, 43,4% del Pil nel 2015”. Per agganciare la ripresa “gli artigiani, si aspettano che finalmente prendano forma e abbiano concretezza le riforme annunciate dal Governo. In cantiere c’è molto”, riconosce al governo, ma non possiamo “accontentarci di qualche tweet pieno di entusiasmo”. “Quanto all’occupazione – continua – tutti sappiamo che non si crea per decreto: se le imprese non hanno lavoro non possono neanche offrirlo”, avverte; “Apprezziamo spirito e obiettivi” del jobs act ma “al di là delle tante previsioni circolate dobbiamo ancora capire quante assunzioni stabili contribuirà davvero a creare”. Infine una stoccata al Maria Elena Ministro Boschi che a meno di 18 ore dall’appuntamento ha disdetto la sua presenza all’assemblea di Confartigianato: “Abbiamo grande rispetto per le istituzioni ma chiediamo altrettanto rispetto”. Presente invece presente il ministro Maurizio Martina accolto con un “sentito ringraziamento”.

Ginevra Matiz

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