sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Italicum. La legge del Bavaglio
e la libertà d’informazione
Pubblicato il 04-05-2015


Carissimi della Redazione dellAvanti! (di cui Mauro Del Bue è lo stimato Direttore) e carissimi lettori. Sto per compiere 81 anni, da sempre sono socialista e ne conosco la Storia e i valori. Da quando circa 45 anni fa ho preso la tessera mi sono sentito vincolato a darne testimonianza nel lavoro e nella Società. Ho lavorato per 47 anni in Italia e all’estero.

Nel petrolchimico più grande d’Italia sono stato l’unico capo reparto a scioperare con i suoi operai, e sono stato eletto nel Consiglio di fabbrica in rappresentanza dei tecnici dello stabilimento. All’estero come responsabile delle costruzioni non ho esitato a difendere i miei ingegneri libici dai soprusi dei militari. Per esprimermi come socialista sono stato causa di discriminazioni nei confronti dei miei figli soffrendo anche per questo disagi famigliari e sentimentali.

Non ho mai rincorso cariche politiche esprimendomi sempre da semplice militante. Ora da diverso tempo seguo e partecipo all’Avanti online. Qui da noi il dissenso è ammesso. E’ come avere ritrovato la grande Casa Socialista anche perché molte sezioni sono scomparse, e in quelle poche rimaste il dibattito e l’azione politica trovano difficoltà a manifestarsi. Avevo accolto con simpatia la discesa in campo di Renzi. Aveva dato un significato alle Primarie, e contribuito a polarizzare sul Pd, oltre che una partecipazione, un consenso che si è manifestato in una sua rapida ascesa nella valutazione della risposta dell’opinione pubblica.

Chi ha a cuore il centro-sinistra deve valutare positivamente tutti gli apporti e le risorse che contribuiscono alla crescita del suo consenso presso l’elettorato. Renzi in quel momento simboleggiava per me la grande richiesta di rinnovamento della classe dirigente e in particolare di quella che si è fossilizzata negli apparati. Nelle Primarie questa necessità si era manifestata con maggiore evidenza nelle 3 delle quattro Regioni “rosse”. Penso però che il rinnovamento non debba limitarsi a cambiare le facce o l’età anagrafica, ma anche le idee ed i comportamenti. Il rinnovamento non è pertanto un’esigenza limitata al solo Partito democratico, ma a tutta le strutture politiche, istituzionali, burocratiche, di tutte le associazioni, corporazioni ed ordini che costituiscono la galassia sociale del Paese. È il Sistema Paese che è bloccato e che nel suo complesso va rinnovato e riformato.

Il “Letta stai sereno”, il trasformare l’annuncite in cose realizzate che hanno finito per offendere l’intelligenza di molti cittadini, il suo rifiuto al dialogo con il Sindacato, la conduzione delle Riforme annunciate ed infine il privilegiare il rapporto con Berlusconi rispetto ad una parte consistente del Pd che hanno contribuito a crearlo, mi ha condotto ad essere attualmente molto deluso nei suoi confronti. A proposito di Renzi, oggi condivido l’opinione di Ezio Mauro quando afferma che i Partiti non si usano come i tram in quanto sono cultura, valori, storia e tradizioni. Il dimezzamento e più delle iscrizioni e della partecipazione al voto in Emilia Romagna non mi trovano isolato nella delusione.

Come semplice militante socialista che vuole mantenere la sua autonomia desidero rimanere una voce fuori dal coro renziano che si manifesta nel vergognoso spettacolo di continui cambi di casacca che non sono legati a dei processi o a dei progetti politici, ma semplicemente a opportunismo, trasformismo e conformismo.  La prima parte dell’articolo “E’ quasi Italicum” del 30 aprile di Ginevra Matiz la considero come le prime sei righe scritte in clandestinità sull’Italicum da una giornalista dell’Avanti. Aveva iniziato a farlo tra le righe nel suo precedente articolo “sull’Italicum che balla” (non sono riuscito a ritrovarlo nell’Archivio).

Al Presidente del Consiglio è stato facile mostrare i muscoli del gradasso e mandare avanti le donne a metterci la faccia sulla richiesta di fiducia sull’Italicum, di cui mi prenoto per il copyright nel definirlo “ la Legge del Bavaglio”. In diversi commenti sull’Avanti! ne ho espresso le motivazioni. Il bavaglio è stato imposto da parte del potere esecutivo prima con l’epurazione di 10 parlamentari della Commissione, poi impedendo il dibattito con la fiducia ricattatoria nei confronti del potere legislativo rappresentato dal Parlamento. Infine per la pratica soppressione futura del potere elettivo derivante dalla sottrazione al popolo di scegliersi con le SUE preferenze i propri rappresentanti.

Spero che venga promossa un’iniziativa referendaria per l’abrogazione dell’Italicum a cui mi sento di potere aderire. E’ possibile aprire sull’Avanti! una rubrica sugli Articoli della Costituzione? (per l’attualità sull’Italicum sono utili gli Articoli 1 – 72 – 76). E’ possibile offrire ai lettori dell’Avanti! la lettura dell’editoriale di addio di Ferruccio de Bortoli come direttore del Corriere della Sera??  Sulla libertà d’informazione in Italia l’organizzazione statunitense non governativa ‘Freedom House’ pone l’Italia al 65° posto su 199 nel mondo e al 30° su 42 in Europa. Se consideriamo che dietro a noi ci sono i Paesi dell’est possiamo considerarci la Pecora nera d’Europa.

In Italia, il 98% dell’Informazione è in mano ad alcuni imprenditori e al mondo della finanza. Con i poteri che vengono assegnati al governo con l’Italicum, anche la Rai ne diventerà l’emittente ufficiale e addomesticata. Dobbiamo forse ricominciare a scrivere sui muri viva la Libertà, viva il Socialismo? Grazie ancora alla Redazione per la pubblicazione dell’intervento in Parlamento del 10 marzo 1953 di Sandro Pertini sulle Leggi elettorali di Scelba e Acerbo, e sulla richiesta del voto di fiducia. Oggi un parlamentare socialista non può dichiarare di essere contrario alla richiesta di fiducia sull’Italicum e poi assegnargliela!! E’ come volersi arrampicare sugli specchi sulle successive motivazioni.

Avanzo la cortese richiesta che l’intervento di Pertini sia esposto per un tempo consistente come documento storico per il momento attuale e per un’opportunità di dibattito tra i lettori dell’Avanti!. Oggi purtroppo possiamo solo celebrare e non festeggiare il 1° maggio. In un anno del governo del promesso cambiamento dell’attuale presidente del Consiglio, abbiamo avuto come risultato che sono aumentati la disoccupazione, il debito pubblico, la corruzione e la tassazione, il Pil è andato in negativo alla fine del 2014 ed è quasi stagnante con l’avvio del 2015, la spending review, non per tagliare sul welfare, ma per recuperare risorse dagli sprechi e dall’inefficienza della Pubblica Amministrazione è stata archiviata nei cassetti della presidenza del Consiglio e l’evasione fiscale continua a spadroneggiare mentre molte imprese chiudono perché lo Stato evasore non paga i suoi debiti, e si consente alle Banche di utilizzare le risorse messe a disposizione prima e ora da Draghi per rimpinguare gli utili dei loro bilanci anziché per finanziare le piccole e medie imprese.

Un presidente del Consiglio che dovrebbe essere il primo difensore del primato della politica diventa il paladino dell’antipolitica assegnando alle riforme istituzionali solo una valenza economica, dimenticando che la democrazia ha un costo, e se le si sottrae il sostegno economico e di rappresentanza, il confronto con il potere economico e finanziario – che è già arduo – diventa impari e destinato fatalmente a soccombere. Non si annuncia di eliminare le Assemblee elettive delle Province e del Senato per fare cassa. Oltre a non raggiungerne gli obiettivi di risparmio si moltiplica l’inefficienza e il caos amministrativo. Se occorreva snellire e ridurre gli sprechi e i fenomeni della corruzione bisognava abolire le Regioni e non le Provincie. L’istituzione delle Regioni furono istituite all’epoca della Guerra fredda per assegnare al PCI una partecipazione al potere che la sua collocazione internazionale non consentiva a livello centrale. I compiti assegnati alle Regioni dovevano essere di coordinamento e programmazione per i Comuni e le Province, e invece abbiamo visto in che cosa si sono trasformate. (Non mi riferisco certo agli attuali poteri gemelli sull’approvazione delle leggi tra Camera e Senato che dovevano essere già modificati da almeno un trentennio).

Bisogna ripristinare il finanziamento pubblico alla politica. I nostri Padri costituenti l’avevano previsto per garantire l’autonomia dei partiti e della politica dai poteri economici e da interessi di vario genere. Il Parlamento deve fare ciò che richiede la democrazia, e non quello che chiede la piazza. E’ evidente che per affermare questo principio il comportamento della politica deve essere trasparente, e i suoi rappresentanti meritarsi l’appellativo di onorevoli quando sono chiamati a rappresentare i cittadini nelle sedi istituzionali. Non si possono sbandierare gli slogan dell’antipolitica del presidente del Consiglio, e poi andarsi a finanziare con 10 miliardi di euro la campagna elettorale delle europee o rifiutarsi di rendere trasparente la sua raccolta di fondi alle cene elettorali.

Occorre dire la verità sugli 80 Euro che non rappresentano una riduzione delle tasse, bensì una voce di spesa nel bilancio dello Stato che viene pagata anche da coloro che avevano più priorità nel riceverli (ad esempio per il bacino della povertà oppure accantonarli per il Job Acts che senza circa 15/ 20 miliardi necessari per gli ammortizzatori sociali e una più robusta Agenzia del Lavoro farà la fine della riforma sulla flessibilità del nostro assassinato compagno Marco Biagi. E’ opportuno che il PSI s’impegni a modificare le Riforma del Lavoro promuovendo anche la proposta di Mauro del Bue sulla cogestione tra imprese e sindacati)

Come si vede, la realtà s’incarica sempre di fare affermare la verità sulla propaganda e la cattiva informazione. Cosa ne pensa di tutto ciò l’editore dell’Avanti nonché segretario del PSI? Coraggio Ginevra, coraggio compagni della Redazione, coraggio compagno Direttore, coraggio compagni socialisti e lettori dell’Avanti!: teniamo la schiena dritta. Le battaglie si possono perdere, ma occorre impegnarsi almeno nel combatterle. E’ quello che hanno fatto tutti i socialisti nella loro storia ed è quello che devono ricominciare a fare oggi. Qualcosa ce lo ricorda Pertini nel suo intervento del 1953 e tant’altro è stato scritto dai socialisti nella storia d’Italia che la cattiva e interessata informazione ha relegato nell’oblio. Il 30 aprile a Valdo Spini, nella presentazione del suo libro “La buona politica. Da Macchiavelli alla Terza Repubblica. Riflessioni di un socialista ” ho chiesto cosa dovrebbe fare attualmente il PSI. La risposta è stata di fare una politica di movimento per fare conoscere le nostre idee e proposte e far risorgere dalla memoria dei cittadini la conoscenza dei nostri valori identitari.

Penso che per seguire questo consiglio una delle strade da percorrere per il nostro futuro politico sia la strada dei referendum: su tante tematiche troveremo molti compagni di strada specialmente tra i giovani che devono rappresentare il futuro. Ciò ci servirà inoltre per fare riemergere i nostri valori e riavvicinare al PSI molti che si erano allontanati e per conquistare i tanti ancora in cerca di una casa che li possa accogliere e tutelare.  Molti diritti civili devono essere conquistati (in primis il lavoro), molti devono essere difesi ed altri ripristinati tra cui il diritto dei cittadini a scegliersi i loro rappresentanti, e non essere invece chiamati a ratificare quelli nominati dalle segreterie dei partiti. Si faccia intanto almeno una seria legge sulle primarie per la scelta dei candidati per le prossime competizioni elettorali.

Je suis socialiste.

Nicola Olanda

 

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Commenti all'articolo
  1. Caro Olanda, io di anni ne ho 76 e sto ancora tirando la carretta per salvare il lavoro dei miei figli. Da sempre sono socialista ed ho sempre seguito gli iter delle diverse formazioni.
    Renzi al pari di Berluscono è lontano anni luce dal mio modo di vivee e di pensare. Ma Renzi ha ragione a forzare la mano al PD ed al Parlamento.
    Lo fa in modo scomposto riempendo la scena oltre il limite del sopportabile. Sa che io suo tempo è breve non resisterà a lungo. Se riesce a far passare l’italicum e la riforma del Senato (provvedimenti entrambi pasticciati) andrà ad elezioni subito sperando di avere ancora lo stesso consenso delle elezioni europee.
    Sperare, come molti sperano, che si trovi comunità d’intenti su una buona legge elettorale e su una ottima riforma del Senato ( io sono per l’abolizione) è compiere un atto di fede e credere nei miracoli.
    Io non ci ho mai creduto.
    Alessandro Gaboard

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