martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La dichiarazione di voto del capogruppo del Psi Marco Di Lello alla Camera sull’Italicum
Pubblicato il 04-05-2015


Onorevoli colleghi, signori Ministri, membri del Governo, i deputati e la deputata socialista, pur con un distinguo, non faranno mancare il loro voto favorevole su questo provvedimento. Lo avevamo detto in quest’Aula lo scorso anno: i socialisti non si sottraggono alla sfida delle riforme. Noi non abbiamo mai messo in cima alle nostre priorità la legge elettorale. La riforma fiscale, per rendere il nostro fisco più equo, la riforma del sapere, per rendere la nostra scuola più buona e giusta, le unioni civili, per consentire alle tante coppie del nostro Paese di non sentirsi coppie di «serie B», la modifica della riforma delle pensioni, la «legge Fornero», l’attribuzione della quattordicesima alle pensioni minime: queste erano, e sono, le nostre priorità.

Ma noi rifuggiamo dal «benaltrismo». C’è sempre altro da fare, ma questo non può costituire un alibi. Perciò, abbiamo raccolto la sfida e in quest’Aula, quando arrivò in prima lettura la proposta, noi ponemmo problemi veri, sottolineando la scarsa democraticità di norme che prevedevano soglie di accesso all’8 per cento per quanti non fossero in coalizione o, lo stesso, al 4,5 per cento dentro alle coalizioni, che prevedevano l’attribuzione del premio di maggioranza alla soglia del 37, che nulla dicevano sulla parità di genere, che non affrontavano il tema del conflitto di interessi. Avevamo proposto degli emendamenti, che questa Camera aveva bocciato. Il Senato, che pure si vuole eliminare, evidentemente è stato più saggio, perché l’altra Camera ha raccolto in pieno quelle che erano le indicazioni che, noi socialisti, avevamo messo nero su bianco in quest’Aula.

E così oggi lo sbarramento dell’8 è passato al 3 per cento; e così oggi il premio di maggioranza ha bisogno del superamento del 40 per cento; e così oggi abbiamo capilista alternati per genere al 60 e 40 per cento, così come abbiamo l’alternanza assoluta nella composizione delle liste.

Manca ancora una norma che vada a disciplinare il conflitto di interessi. È un peccato e consideriamo questa un’occasione persa, così come manca anche quel filtro preventivo alle candidature, che noi avevamo proposto potesse essere fatto volontariamente, attraverso l’ausilio delle prefetture, per evitare il rischio di infiltrazioni nelle liste e, soprattutto, per togliere alibi ai partiti, che spesso fingono di non sapere.  Si può sempre fare di più. Ascolto tanti colleghi, tanti analisti, opinionisti politici che dicono che, certo, si poteva fare e si potrebbe fare di più e meglio. Non c’è dubbio, lo pensiamo anche noi. Personalmente, sono sempre stato a favore del Mattarellum, ma avrei preferito un altro impianto. Ma raffrontiamo la proposta che ci accingiamo a votare con quella che è stata in vigore fino a cinque mesi fa, il Porcellum, quella che prevedeva che con appena un voto in più si aveva diritto a 340 seggi, quella che nulla diceva per garantire la parità di genere, quella legge che poneva lo sbarramento per le coalizioni al 10 per cento e per i partiti al 4 per cento, quella legge che consentiva che tutti i parlamentari fossero nominati senza le preferenze: questa è la legge da cui veniamo, da dieci anni di Porcellum. Oggi i cultori delle preferenze, ai quali francamente mi vanto di non appartenere, pur avendone raccolte diverse decine di migliaia nella mia esperienza, lamentano che, beh, però meno della metà saranno quelli eletti con le preferenze. Sono, in molti casi, gli stessi che nel 1991 gridavano contro le preferenze, erano per il referendum Segni e volevano l’abrogazione di quello che veniva considerato, guarda caso, oltre vent’anni fa, uno strumento di inquinamento della vita politica nel nostro Paese.

 Ma la coerenza, come è noto, è virtù di pochi. Noi socialisti abbiamo il difetto di esserlo coerenti, sempre – non a caso, dal 1892, ci chiamiamo Partito Socialista Italiano – coerenti e liberi, liberi di esprimere il nostro dissenso quando abbiamo giudicato un errore la fiducia posta, coerenti nella scelta di votare a favore di questo testo.

Si può sempre fare meglio, ma per fare meglio occorre iniziare dal fare e, per questo, i deputati e la deputata socialista voteranno a favore del provvedimento.

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