lunedì, 18 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

“La mafia uccide solo d’estate”: il bambino che sogna il trionfo dell’amore
Pubblicato il 29-05-2015


Dalla Chiesa-assassinato-PifNella giornata della Legalità, il 23 maggio scorso, Rai Uno ha mandato in onda un film che parla di mafia dal punto di vista di un bambino: “La mafia uccide solo d’estate”, diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, che ha scritto il soggetto con Michele Astori e Marco Martani), e  con Cristiana Capotondi. Il film, uscito nel 2012, racconta in maniera semplice cosa significhi vivere a Palermo a stretto contatto con la mafia tentando di contrastarla. É stato lo stesso presidente della Repubblica Mattarella, ad affermare che “La mafia si può sconfiggere”. Non va dimenticato, infatti, che il capo dello Stato ha perso il fratello Piersanti per mano di cosa nostra durante il mandato di Presidente della Regione Siciliana. E il presidente del Senato Pietro Grasso, ha voluto evidenziare che si tratta di un fenomeno complesso, al contempo economico, politico e sociale.

La-Mafia-Uccide-solo-d’estate

Interessante la scelta di due bambin quali protagonisti; Arturo e Flora, che da adulti saranno interpretati da Pif e Cristiana Capotondi. SiIl film evidenzia che la lotta si può condurre sia dall’interno (come Arturo che rimane sempre nella sua Palermo) che dall’esterno (come Flora che si deve trasferire in Svizzera, per poi tornare nella capitale siciliana). La lotta alla mafia è come un gesto d’amore per questa terra di cui ci vengono mostrati i mille volti: il caldo di un sole cocente, i dolci, le tradizioni, lo spirito d’animo dei cittadini vivaci e brillanti. Questo legame per Palermo e più in generale per la Sicilia, è forte come la storia d’amore infinita nata  quando erano bambini, tra Arturo e Flora. E il film ci dice che sono proprio i giovani come lui che devono avere il coraggio di ribellarsi e lottare contro la mafia perchè ogni cittadino può e deve fare qualcosa e cambiare è possibile.

Non bisogna rassegnarsi all’idea di partenza del film, quando il protagonista dice: “Crescendo cominciai a capire che a Palermo nulla è come sembra, è una città piena d’insidie”, occorre piuttosto avere il coraggio di affrontare la mafia con coraggio e determinazione, come farà Arturo. Pif ci mostra quanto la mafia sia profondamente infiltrata nella popolazione siciliana e non solo e, ce ne rappresenta i connotati universali, per ribadire l’importanza di conoscere bene il fenomeno per poterlo sconfiggere ed affrontare.

Gli adulti invece, nel tentativo di proteggerli, raccontano troppo spesso ai più piccoli che la mafia non esiste. Certo non è facile ammetterlo per chi ci convive da secoli.

Pif-La-mafia-uccide-solo-destate

Ma i bambini assorbono tutto quello che vedono e sentono, fanno proprie tutte le notizie che ascoltano alla televisione, Arturo infatti è convinto fermamente che Andreotti abbia ragione quando afferma che “La mafia è solo in Campania, Calabria o Puglia e non in Sicilia”; ma presto i fatti lo smentiranno e tutti i palermitani saranno costretti ad arrendersi all’evidenza. È la Palermo degli attentati a Falcone e Borsellino, degli omicidi in pieno giorno in mezzo alla strada. Un pericolo in cui versa tutta la città poiché quelle bombe possono colpire chiunque, anche civili innocenti come Flora e la sua casa. La mafia, così, sembra minare, colpire, quasi “inquinare” quel simbolo di un amore sincero, puro, schietto, spontaneo, innocente. E, così, con gli occhi ingenui di un bambino, Arturo ha quell’incoscienza, quella curiosità, quella volontà e quel coraggio spregiudicato per interrogarsi, cercare la verità e desiderare la giustizia, come spesso chiedono anche gli adulti.

Una battuta di Flora è illuminante per comprendere il clima di tensione in cui la mafia ha condannato a vivere i siciliani; quando Arturo le porta dei fiori e dei cioccolatini lei gli domanda: “Si possono mangiare i cioccolatini? Non ci sono proiettili vero?” e non è uno scherzo ma la descrizione della realtà in cui vive chiunque si opponga alla mafia.

La soluzione sembra solamente quella di una delle scene conclusive della gente che si stringe ai funerali delle vittime, quasi che la tragedia possa unire e far capire l’importanza dell’amore su tutto per lottare contro la mafia. Come se tutti insieme si possa essere quella Sicilia forte e unita in grado di resistere alla mafia per costruire il futuro e far nascere i propri figli, come quello di Arturo e Flora, in un mondo migliore.

Il film fornisce un filo di speranza nel finale mostrando la nascita del loro bambino, che crescono nella legalità, e nella lotta alla mafia, facendogli vedere e visitare i luoghi della città che ricordano chi ha speso la sua vita per dire no alla mafia. “Capii che un genitore ha due compiti: difendere il proprio figlio dalla malvagità del mondo e aiutarlo a riconoscerla”, afferma Arturo.

Ma la Sicilia non è solo mafia: è tanto altro ancora, una bellezza tutta da vivere e da scoprire come fanno Arturo e Flora che costruiscono una storia di amore piena di umanità laddove c’è chi porta morte, distruzione, terrore e sofferenza.

Sono i giovani di oggi che rappresentano il futuro e una possibilità nel domani per questa terra perchè anche qui è possibile realizzare un sogno favoloso come quello di Arturo e Flora.

Barbara Conti 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento