venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

LA SCUOLA IN AULA
Pubblicato il 14-05-2015


Scuola-riforma-renzi-giannini

Dopo essere “salito in cattedra”, spiegando la riforma della scuola su una lavagna, Renzi porta il ddl in aula alla Camera per la discussione. Numerosi gli interventi, accolte alcune modifiche, ma restano soprattutto le proteste al riguardo, il Governo però sembra sempre più determinato a portare il testo al voto finale di mercoledì prossimo.
Quasi un traguardo, più che un obiettivo, ma il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, intervenendo in Aula alla Camera al termine della discussione generale ha voluto precisare che riguardo ai tempi non c’è stata “né urgenza né emergenza, ma quella rapidità che serve alla società e di cui un governo responsabile deve farsi carico e che si coniuga con il dialogo costante, che continua anche in queste ore in cui dalla Camera si passa al Senato” per cui il testo della riforma può dirsi il “risultato di una operazione comune importante”. Il Governo in questi mesi più volte ha voluto mettere l’accento proprio sul tentativo di ascolto non solo delle riserve poste da parte dei deputati e dei numerosi emendamenti al ddl, ma anche alle parti sociali e ai rappresentanti di categoria.

La relatrice del testo della riforma, Maria Coscia (Pd), durante la discussione ha infatti rivendicato l’“ascolto” del mondo della scuola e i “miglioramenti” apportati al testo in commissione cultura, “senza però mettere in discussione l’impianto del ddl che vuole dare finalmente piena attuazione dell’autonomia scolastica”. Quanto alle proteste, la deputata ridimensiona la polemica: “In gran parte non sono state nel merito del provvedimento e si è parlato “senza conoscere il contenuto del testo di legge e il lavoro fatto in commissione”.

Intanto le proteste tardano a spegnersi, anzi si accendono ancora di più, tanto che i sindacati di categoria hanno minacciato anche il blocco degli scrutini, subito stoppati però dal garante degli scioperi, Roberto Alesse, che lo ha definito “illegittimo e dannoso”. Alesse, in una nota, ha puntualizzato: “Non c’è alcuna comunicazione ufficiale di uno sciopero finalizzato a bloccare gli scrutini, ma, anzi, assisto ad incoraggianti segnali di disponibilità e di dialogo sia da parte del governo, che da parte dei sindacati più responsabili”. Il presidente ha concluso sottolineando che “è il tempo della responsabilità. E’ necessario trovare un punto di convergenza per evitare che le proteste assumano forme eclatanti, con azioni illegittime che danneggerebbero soprattutto gli studenti e le loro famiglie. La concertazione resta, anche in questo caso, la via maestra per evitare strappi, che lacererebbero il tessuto sociale del Paese. Noi faremo la nostra parte, assicurando il rispetto rigoroso della legge sul diritto di sciopero a tutela degli utenti”.

A parte il tentativo diffuso di mettere in moto il “dialogo” tra le parti, resta comunque l’incognita per i precari, su cui grava anche la sentenza Ue sui contratti per i precari nel mondo della scuola. “La normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione. Il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato”.

Una sentenza dura, che non lascia spazio a possibili interpretazioni attenuanti. Il Governo deve quindi trovare un modo per far “rientrare” i precari nella contrattazione pubblica ed evitare un’ulteriore sanzione. Al riguardo Maria Coscia ha affermato: “Durante il lavoro in commissione abbiamo trovato una soluzione per gli idonei. Abbiamo poi previsto una modalità concorsuale per titoli che tiene conto del curriculum professionale”. Molto propositive le affermazioni al riguardo da parte di Marco Di Lello, capogruppo alla Camera dei socialisti: “Il testo è stato migliorato in Commissione, anche tenendo conto delle osservazioni del sindacato a partire dal più limitato potere dei dirigenti scolastici. Grazie a noi socialisti – precisa Di Lello – saranno assunti anche i 4mila idonei del concorso 2012 che erano stati lasciati fuori. Ora proveremo a recuperare anche i precari presenti in seconda fascia graduatoria istituto”. “Resta un punto per noi inaccettabile: il finanziamento, seppur indiretto alle scuole paritarie”, avvisa il deputato socialista.

Il Psi di Vicenza ha attaccato duramente il ddl 2294 sostenendo che “resta semplicemente lo strumento politico in grado di determinare una forte frattura sociale in grado di fissare nel tempo l’immagine disegnata dalla crisi economica di un’Italia divisa tra i pochi ricchi ed i molti impossibilitati a migliorare le proprie condizioni di vita”.

Il Psi ha quindi espresso molte riserve sui fondi alle scuole private che rischiano di creare una frattura sociale tra ricchi e poveri su quello che dovrebbe essere l’asse portante del nostro Paese; l’Istruzione.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Non sono un operatore scolastico ma come tutti i genitori il mondo della scuola l’ho vissuto con interesse.
    Quando furono introdotti i Decreti delegati per i Consigli di classe e d’Istituto vi partecipai con entusiasmo in quanto colsi questo strumento come una funzione di partecipazione diretta delle famiglie assieme agli studenti. Nel volere interpretare in termini democratici questa funzione autonoma, mi alienai le simpatie di alcuni insegnanti che riversarono sui miei figli alcune azioni discriminatorie. Mi accorsi però che anche l’influenza dei Partiti era condizionante. Una partenza dagli auspici promettenti si risolse nella solita delusione quando a prevalere sono gli interessi di parte e non quelli del bene comune.
    Ho perso il conteggio delle Riforme della Scuola e dell’Università che i vari Governi di centro sinistra e di centro destra hanno promosso: penso che con quest’ultimo siano almeno 8. Ognuno si annunciava come epocale o rivoluzionario. Non sfugge a questo slogan anche quello di Renzi. Penso che sul Mondo della Scuola si siano scaricate tutte le contraddizioni della nostra Società accompagnate di volta in volta da un’interessata interpretazione del dettato costituzionale.
    A mio parere quello che finora è mancato è stata la mancanza primaria di definire quale Modello di Scuola per ogni ordine e grado si vuole configurare per il secolo attuale. Per decenni il Modello scolastico è stato quello della Riforma Gentile. Di volta in volta sono stati applicati dei correttivi ma mai si è operato secondo uno schema organico. Il nuovo Modello di Scuola da creare non può obbedire a schemi ideologici per cui considerando che la Scuola riguarda il futuro di una Nazione si proceda per un nuovo Modello della Scuola come fatto con l’Assemblea Costituente per dotare l’Italia degli attuali ordinamenti democratici.
    Il PSI potrebbe lanciare la proposta di un’Assemblea di Saggi costituenti che progettino questo nuovo Modello.
    Je suis socialiste

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