mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’agenzia di rating ‘Moody’s’
approva l’euro debole
Pubblicato il 12-05-2015


moodysL’agenzia di rating Moody’s ha eseguito nuove ricerche finanziarie e di analisi sulle attività di imprese commerciali e industriali europee. L’euro più debole favorisce la ripresa economica nonostante le incertezze sulle trattive della Grecia con i suoi creditori e il futuro di Atene per la permanenza nell’Eurozona. Un’uscita della Grecia dall’area euro sarebbe molto negativa per l’economia ellenica.

“L’euro debole e i più bassi prezzi del petrolio daranno una spinta all’economia dell’area euro, con il Pil che crescerà dell’1,5% nel 2015 e nel 2016”. Moody’s afferma così in una nota la fiducia dei mercati finanziari internazionali. Per gli Stati Uniti di Obama, invece, l’agenzia di rating con sede a New York prevede una crescita del 2,8% nel 2015 e nel 2016. Discorso diverso per la Cina, che si fermerà, per così dire, a un +6,8% quest’anno fino al +6,5% nel 2016.

Si esprime ancora Moody’s: “La robusta crescita degli Stati Uniti e la stabilizzazione delle condizioni finanziarie aiuteranno l’economia globale a crescere in modo più forte il prossimo anno dopo un 2015 calmo”. Il Pil dei G20 crescerà complessivamente nel 2015 del 2,8%, accelerando fino a un +3% nel 2016. Conclude la società privata: “L’anticipata stretta della politica monetaria americana arriva in un momento in cui diverse delle altre banche centrali stanno allentando la loro politica. Questa non usuale divergenza riflette le diverse prospettive di crescita e di inflazione nel mondo”.

Moody’s, insieme ad altre agenzie di rating, si è resa responsabile del tracollo finanziario nel 2008, facendo precipitare il mercato azionario ed ha aperto così la crisi economica che ancora oggi viviamo. Il potere esercitato da queste società di analisi e ricerche è pressoché assoluto nell’era della globalizzazione. Le politiche monetarie degli Stati nel mondo sono influenzate dalle note pubblicate da queste agenzie. I rapporti che possono scatenare tempeste finanziarie e attacchi speculativi sui debiti dei Paesi riguardano le stime di crescita o decrescita di Stati nazionali, condannandoli a periodi di depressione.

La precarizzazione del lavoro è dovuta all’avanzamento tecnologico e alla iper-meccanizzazione del processo produttivo che taglia fuori l’essere umano dalla produzione di un dato bene. Invece di elogiare la caduta del prezzo del petrolio è doveroso pensare a nuove politiche energetiche legate allo sviluppo di tecnologie per l’energia rinnovabile, giacché il petrolio è una fonte limitata. Inoltre la precarizzazione del lavoro, che non è un fenomeno squisitamente italiano, va affrontato in maniera seria dalle organizzazioni internazionali. Sono necessarie nuove forme di lavoro che consentano ai cittadini di sopravvivere al neoliberismo poiché nella sua natura sono insite future crisi.

Manuele Franzoso

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