domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Le Donne che hanno
fatto il Socialismo
Pubblicato il 29-05-2015


psiDietro a ogni grande uomo…c’è una grande donna, così dietro alle lotte sull’emancipazione e la liberazione degli uomini (in particolare di operai e braccianti), tipiche del Socialismo, ci sono state dietro, ma anche in primo piano, le donne. Ferdinando Leonzio ha scritto 21 biografie eccellenti di donne, ognuna di un’epoca e correnti diverse ma accomunate dallo stesso obiettivo la libertà, la giustizia per il riscatto non solo delle donne ma “dell’intera umanità”, in un libro “Donne del Socialismo”, edito da Vydavatelstvo divis Slovakia spol s.r.o.  Definirle solo femministe o donne del socialismo appare riduttivo, in quanto leggendo il libro, le battaglie e la determinazione di queste donne, fa di loro dei veri personaggi di primo piano, non solo sul versante dell’emancipazione femminile, ma anche su quello dei diritti e dei riscatti delle classi meno abbienti.

Dilma-rousseff

Dilma Roussef

Scorrendo l’indice troviamo nomi eccellenti che hanno fatto la storia del Socialismo, come Angelica Balabanoff, Anna Kuliscioff, Rosa Luxemburg ma anche socialiste di storia contemporanea come Dilma Roussef, Michelle Bachelet o Segolene Royal. Il grande merito però dell’autore è che quello di aver ripreso storie di grandi donne finite quasi nel dimenticatoio della memoria contemporanea, nonostante abbiano speso la loro intera esistenza per la “causa dei lavoratori”. Un caso eccellente è ad esempio quello dell”Angelo biondo’ Bianca Bianchi, di cui si scopre che dopo la campagna elettorale per l’Assemblea Costituente nella lista del Psiup (circoscrizione Firenze-Pistoia), “ottenne 15384 voti di preferenza, doppiando addirittura i voti presi dal capolista, il celeberrimo Sandro Pertini, eroe e medaglia d’oro alla Resistenza, un’icona del socialismo italiano”. Non solo ma leggendo la sua biografia, ci si accorge di quanto ancora quelle lotte da lei condotte, come l’istruzione siano ancora attuali: “Per quanto concerneva la scuola, si dichiarò contraria alle sovvenzioni statali alla scuola privata, sospettata di concedere con troppa facilità diplomi e titoli, proponendo per essa il reclutamento degli insegnanti attraverso regolari concorsi”.

Figura di spicco poi, è Maria Giudice, nonostante non abbia mai ricoperto incarichi di partito di spessore o lasciato opere ideologiche di rilievo. Una donna che si è impegnata nel socialismo e nelle sue lotte, che aderì all’idea del socialismo come a una vera e propria fede e per essa sacrificò tutta la sua esistenza con coerenza e impegno. Fu tra le prime giornaliste socialiste, la prima a dirigere il periodico Il grido del popolo sostenendo che era “necessario formare nel proletariato una consapevole coscienza di classe”. Giudice ha conosciuto e collaborato con tutte quelle figure di spessore nelle battaglie della classe lavoratrice italiana nei primi del ‘900: Ernesto Majocchi, Angelica Balabanoff, Umberto Terracini, Giuseppe Romita, Edmondo de Amicis, Antonio Gramsci e Giuseppe Emanuele Modigliani. E per la sua fede incrollabile nel socialismo, è finita in carcere molte volte, senza mai per questo dissentire o avere ripensamenti. Donna più femminista che socialista, è stata invece Anna Maria Mozzoni, che si avvicinò alle idee socialiste, ma non aderì mai completamente al Partito, anche se può considerarsi la prima dirigente donna socialista per essere stata inserita nella Commissione del Partito dei Lavoratori italiani.

Mozzoni però entrò in contrasto con un’altra donna simbolo del socialismo, Anna Kuliscioff, per “lo scarso attivismo dei socialisti verso la questione femminile”. La stessa contestazione fatta ai mazziniani sull’idea che la donna fosse fatta per la famiglia, venne rivolta ai socialisti colpevoli di essere convinti che “l’emancipazione dei lavoratori portasse con sè quella delle donne”. La via per l’emancipazione femminile, era vista dalla Mozzoni, nel diritto al voto, su cui scrisse anche sull’Avanti! “Non accettate protezioni ma esigete giustizia!”. Nel 1906, tramite il deputato repubblicano, Roberto Mirabelli, presentò una petizione per il voto alle donne…ma vide il suo sogno realizzarsi solo 40 anni dopo.

Pia Locatelli

Pia Locatelli

Socialista quanto femminista è invece la dinamica Pia Locatelli, esponente di spicco non solo nel Partito socialista italiano, ma anche europeo. Nonostante la Locatelli si sia ritrovata nel mezzo della bufera che ha spaccato e spazzato via gran parte dello storico partito, è riuscita come pochi, a far valere le istanze sociali e a rimettere in primo piano un partito che sembrava ormai al tramonto, grazie alle sue notevoli capacità di lavoro e al suo attivismo in materia di libertà civili. Ed è per questo che ha condotto le sue battaglie anche all’Estero, diventando una delle donne italiane più conosciute e apprezzate. Nel 1988 fu tra gli osservatori internazionali dell’Onu per le elezioni in Cile e fece anche parte “della delegazione in Sudafrica per le prime elezioni del dopo Apartheid, in seguito alle quali fu eletto Nleson Mandela”. Le sue battaglie per la tutela delle donne le giovarono la carica di vicepresidente dell’Internazionale Socialista Donne, dal 1992 al 1999. Ma il suo impegno non si è mai arrestato solo per la causa femminile e la sua volontà fare del socialismo un movimento per “creare una società sempre più libera e giusta in tutto il mondo” l’ha portata ad essere tra i fondatori nel 1992 in Olanda, del Pse (partito socialista europeo). Nel 2003 diventa poi presidente dell’Internazionale Socialista e nel 2005 fu incaricata da Romano Prodi di coordinare il programma di politica estera dell’Unione per le elezioni politiche del 2006.

Una biografia intensa in cui spicca anche il premio come migliore parlamentare dell’anno per il settore “Ricerca e Innovazione” dall’Europarlamento nel 2009, o come migliore deputata italiana nel 2013. Pia Locatelli, nonostante le sue missioni all’Estero, non ha mai dimenticato di condurre le sue battaglie anche in Italia, dove è stata paladina nel diritto all’autodeterminazione e alla salute della donna, denunciando arretratezze culturali tipiche del nostro Paese, come l’obiezione di coscienza sull’interruzione di gravidanza e sulla pillola del giorno, senza dimenticare le ristrettezze mentali che accompagnano il fenomeno del femminicidio. Altre donne contemporanee, che l’autore non dimentica di inserire sono infine Johanna Sigurdardottir, Primo ministro islandese, passato agli onori della storia per la sua dichiarata omosessualità, ma che l’autore mette in primo piano per il coraggio e la determinazione di essere riuscita, nonostante la crisi e la bancarotta del Paese, a non sacrificare lo Stato sociale in nome dell’Austerity. Ma il socialismo delle donne, come il socialismo in genere, si è evoluto da alcune convenzioni, così Helle Thorning-Schmidt, primo ministro donna della Danimarca che riuscì con eleganza e bellezza a far breccia anche negli ultimi pregiudizi sulle donne, o belle o intelligenti.

Maria Teresa Olvieri

Ferdinando Leonzio, Donne del Socialismo, Vydavatelstvo divis Slovakia spol s.r.o.

Il libro è reperibile presso l’autore, fleonzio@yahoo.it

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