sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Servirebbe un’Ellis Island europea
Pubblicato il 18-05-2015


Per molti lunghi e dolorosi mesi l’esodo biblico di migliaia e migliaia di disperati, che fuggono dalle guerre e dalla fame e spesso muoiono nel canale di Sicilia è stato un dramma esclusivamente e interamente italiano. Anche la nostra classe politica è stata a lungo disattenta. Poi finalmente la questione è stata posta al centro di un tardivo dibattito in Parlamento, propedeutico alla convocazione, di una riunione del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea. Nel frattempo il Parlamento Europeo è rimasta in silenzio. Confesso con amarezza che mi sarei aspettato che Matteo Renzi, promotore dell’adesione del PD al PSE (Partito socialista europeo) chiamasse in soccorso i “partiti fratelli”.

Ma tant’è. Poi, senza alcuna fretta, il sinedrio di Bruxelles ha esaminato “la pratica”.

Anche se il nostro Presidente del Consiglio si è flebilmente dichiarato soddisfatto, questa è la dura realtà: la montagna di Bruxelles ha partorito il topolino del rifiuto di governare insieme, in modo appropriato, una crisi che scuote dalle fondamenta la civiltà occidentale. Tutto si è risolto con l’assegnazione di una fetta di risorse alla missione Triton, l’equipe navale dell’UE, rafforzata con la discesa in mare di qualche naviglio del Regno Unito, sulla base di questa condizione: gli emigranti salvati dai marosi non saranno accolti in Inghilterra.
Insomma, come ha riconosciuto con alcuni mesi di ritardo il grigio presidente della Commissione Junker, l’Italia è stata lasciata sola. Una delusione cocente per chi ha creduto nelle magnifiche sorti e progressive degli Stati Uniti d’Europa. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, autori del manifesto europeo di Ventotene, si rivolteranno nella tomba; con loro anche Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer ed Henri Spaak.

Poiché l’Europa si mostra anche incapace di adeguata risposta alle carneficine dell’ISIS, mi è venuto in mente il monito del filosofo francese Raymond Aron: “Una civiltà che rinuncia ad organizzare la propria difesa è destinata a soccombere”.

Insomma, una pagina nera nella storia del Vecchio Continente, troppo a lungo inerte di fronte ad una catastrofe umanitaria: una inerzia assai prossima all’ignavia rappresentata nel terzo canto dell’Inferno di Dante Alighieri.

Il nostro presidente del Consiglio, di solito combattivo, è sembrato impotente di fronte a questo che è ormai un drammatico tornante della storia. Vola a Washington, a consulto con il nostro storico grande alleato. Ma Barack Hussein Obama, già impegnato su molti fronti ed ora anche proteso all’attuazione in chiave panamericana dell’accordo storico con la Cuba di Raul Castro, gli dà poco più che una pacca sulle spalle. Si limita a riconoscere un ruolo specifico dell’Italia rispetto alla ribollente Libia. Ma aggiunge che per questa missione serve l’investitura dell’ONU.

È quel che si spera quando arriva a Roma il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon. Visita in elicottero il confine mediterraneo dell’Europa e pronuncia la sua sentenza: tocca a voi salvare la vita alle turbe dei disperati attratti dalle luci e dal benessere delle vostre città. Questa è, del resto, anche l’opinione dei governanti degli Stati dell’Unione Europea: not in my back yard, non nel mio cortile.
Dell’inettitudine dell’ONU non mi meraviglio. Ho constato ai tempi della missione italiana in Somalia che il mastodonte burocratico del Palazzo di Vetro di New York assomiglia spesso ad un ente inutile.

Claudio Martelli, che di emigrazione è esperto da gran tempo, propone di seguire l’esempio storico degli Stati Uniti, che concentrarono milioni di emigranti a Ellis Island, isola della baia di New York: una sorta di quarantena durante la quale gli aspiranti yankee venivano sottoposti ad una sorta di esame di ammissione.

Mi pare un’idea concreta meritevole di applicazione, che ora finalmente viene considerata, dopo che l’Unione Europea ed alcuni degli Stati membri, hanno capito che era indecente persistere nel disinteresse.

Aggiungo che, “ai miei tempi”, il governo avrebbe da subito convocato i sonnolenti parlamentari italiani membri del Parlamento Europeo per esortarli a promuovere un dibattito sulla questione nell’Assemblea di Strasburgo, anche per promuovere la riforma del trattato di Dublino sull’emigrazione.

Ma poiché l’epicentro della questione è in Libia, pare a me appropriato questo insieme di azioni coordinate:
1) l’instaurazione di un rapporto speciale di collaborazione fra l’Italia e il governo libico riconosciuto dall’ONU (quello di Tobruk), anche per sollecitare la formazione di un governo di unità nazionale, capace di mettere sotto controllo le sponde che oggi ospitano gli scafisti-negrieri; 2) la creazione di una speciale partnership fra l’Italia e i paesi arabi del mediterraneo, allo scopo di governare insieme l’esodo di massa delle popolazioni dell’area sub-sahariana. Spetta all’Europa, ed anche agli USA e alla Russia, convincere l’ONU a conferire all’Italia il mandato necessario per  organizzare una Ellis Island europea. Mi par di capire che questi centri di controllo e di prima ospitalità, in vista della ripartizione per quote dei migranti ritenuti meritevoli di essere accolti in Europa daranno ubicati in Italia. Sarebbe preferibile attrezzarli sulla costa africana del mediterraneo, per evitare il rimpatrio coatto dal nostro Paese di una parte di quanto vorrebbero diventare cittadini d’Europa.

Fra tante note dolenti, fra i tanti motivi di insoddisfazione per un’Europa che non difende attivamente i valori della propria civiltà, non mancano in questi giorni alcune ragioni di soddisfazione.

Federica Mogherini, per molte settimane inascoltata, ha operato conclusivamente con coraggio e dignità, smentendo chi considerava un errore la scelta di Renzi di reclamare la guida della politica estera dell’Unione.

Infine, ma non da ultimo, il ruolo meritevole di encomio svolto dalla nostra Marina Militare e dalla Guardia Costiera: marinai di soccorso umanitario di cui dobbiamo essere orgogliosi, nel solco delle nobili tradizioni di questa gloriosa Forza Armata.

Fabio Fabbri

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Commenti all'articolo
  1. Da Rimini in qua Martelli ha mantenuto all’erta la mente.
    soltanto che il parallelo mi pare non calzi. A New York arrivavano aspiranti americani, da noi non arrivano aspiranti italiani. Se riconoscessimo che arrivano aspiranti europei, la spartizione tra gli stati sarebbe la soluzione più semplice. Invece è complicata, e si vede.
    Non vedo, neanche in Italia, interesse per le situazioni che spingono le popolazioni sub sahariane a fuggire. Ne discutono in Parlamento, ne parlano i giornali, si muovono i professori, si interessano i partiti, si incuriosiscono i giovani?

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