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Opinioni e commenti
 

Libia. Bombardata nave turca. Armi all’Isis?
Pubblicato il 11-05-2015


Nave turca-LibiaAl caos libico della guerra civile si aggiunge una nuova disputa. In Libia una nave cargo turca è stata bombardata mentre si avvicinava al porto di Tobruk e poi attaccata dal cielo mentre cercava di allontanarsi. Un ufficiale è morto e altri membri dell’equipaggio sono rimasti feriti. È accaduto ieri e a riferirlo è il ministero degli Esteri di Ankara, secondo cui la nave “era in acque internazionali”.

La versione del governo di Tobruk, quello riconosciuto dalla comunità internazionale, è che la nave sarebbe stata attaccata mentre era nelle “acque territoriali libiche nei pressi del porto di Derna”, la città-califfato dell’Isis, violando un embargo sulla fornitura di armi. Da tempo si sospetta, infatti, che Ankara fornisca armi ai ribelli di Tripoli tanto che a febbraio il premier Abdullah al Thani, aveva deciso di interrompere le relazioni cacciando dalla Libia le aziende turche e portando la Turchia a richiamare il suo ambasciatore

La nave turca, che proveniva dalla Spagna, “è entrata in acque territoriali senza permesso. L’aviazione ha intimato più volte al cargo di tornare indietro, ma questo non è avvenuto” ha spiegato un deputato del Parlamento di Tobruk.
La nave turca “Tuna-1”, bombardata ieri sera al largo delle coste libiche, arriverà domani in Turchia, al porto di Fethiye, sulla costa egea meridionale.

Scortata dalla marina militare turca, che l’avrebbe raggiunta 5 ore dopo l’attacco, la nave risulta al momento in navigazione nonostante i danni subiti nel corso dell’attacco, a bordo della “Tuna-1” ci sono 8 cittadini turchi, 6 georgiani e 1 azero. Secondo il racconto del capitano Unal Bilici, citato dai media turchi e ripreso dal Ministero degli Esteri, in un primo momento Grecia, Malta e Francia avrebbero risposto al segnale di sos lanciato dalla nave a seguito dei bombardamenti via terra, ai quali si sono aggiunti quelli due attacchi dell’aviazione libica.

Ankara nega fermamente la versione del Governo di Tobruk sulla fornitura di armi (anche se ha riconosciuto il Governo opposto, cioè quello di Tripoli) e sostiene invece che la nave stava tornando dalla Spagna con un carico di cartongesso. Il ministero degli Esteri turco ha inviato un messaggio alle autorità libiche sottolineando come Ankara abbia diritto a chiedere un risarcimento in base alle norme del diritto internazionale e chiedendo che venga aperta un’indagine per portare i responsabili di fronte alla giustizia.

La situazione si complica ulteriormente per la Libia che si trova al centro del dibattito Onu che voterà in queste ore una risoluzione per il piano Ue che autorizza l’uso della forza contro le navi che trasportano i migranti nel Mar Mediterraneo. Un piano per cui si è già avvertito il dissenso delle autorità libiche. L’ambasciatore libico alle Nazioni Unite ha seccamente respinto qualsiasi ipotesi europea contro il trafficanti di esseri umani che preveda di colpire i barconi anche sul suolo libico.

“Non siamo stati nemmeno consultati”, ha detto Ibrahim Dabbashi, rappresentante del governo di Tobruk in un’intervista alla Ap, aggiungendo che il miglior modo per risolvere l’emergenza sbarchi è di armare il suo governo, l’unico riconosciuto a livello internazionale.

Maria Teresa Olivieri

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