sabato, 23 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’Italicum e l’Uomo Nero
Pubblicato il 19-05-2015


Più d’un intellettuale che stimo critica severamente l’Italicum. Felice Besostri la ritiene una legge elettorale incostituzionale da cima a fondo. Non conosco il latinorum costituzionale, quindi non entro nel ginepraio dei molteplici rilievi. Ricordo solo quel che dice Cesare Salvi: l’Italicum introduce un Presidenzialismo senza contrappesi, perché prevede l’elezione diretta del premier in un sistema di governo parlamentare. Argomentazione giuridicamente ineccepibile. Ma ha senso far politica a suon di ricorsi?

Il dibattito sull’Italicum appassiona, ahimé, solo i dottori della legge. Se i profani hanno le idee confuse è perché dai giudizi tecnico-giuridici trapela una chiara visione politica. La legge, allora, è buona nelle intenzioni, ma è solo scritta in maniera maldestra? Oppure, cavilli a parte, è stata concepita male fin dall’inizio? Rassegnamoci: nessuno è davvero obiettivo su questa materia delicata. Tutti parliamo per partito preso. Chiunque valuti lo ‘spirito’ di questa legge, è costretto a dare un giudizio sul disegno politico di Renzi. Delle due l’una: o il principio della governabilità è giusto – e allora l’Italicum ha una sua ratio – o è sbagliato – e quindi è logico appigliarsi a ogni sottigliezza che la dottrina suggerisce per contestare questa novità, che si presume foriera di sventure.

Una legge elettorale è “buona” se garantisce un equilibrio tra governabilità e rappresentanza. Non c’è la soluzione perfetta. Il mio sistema preferito – il proporzionale puro con uno sbarramento al 3-5% — sarebbe sbilanciato sul versante della rappresentanza. Credo che Renzi abbia ragione. Se la sua legge produrrà più stabilità politica, più capacità decisionale, allora ben venga. Chi proviene dall’esperienza socialista sa che la democrazia o è governante o non è. Rivendico il mio diritto all’eresia: l’Italicum non sarà la legge elettorale migliore al mondo, ma non è neppure la peggiore: è comunque un sistema proporzionale, pur tarato sulla governabilità; tutela i partiti piccoli (la soglia di sbarramento è ragionevolissima: il 3%) e le minoranze linguistiche; prevede le quote rosa; la soglia per ottenere il premio di maggioranza non è così bassa: è il 40%. (ben più del 35-37% ipotizzato inizialmente). È vero: 100 capilista sono scelti dalle segreterie dei partiti. Ma tutti gli altri deputati vengono eletti con le preferenze. Mi pare un compromesso dignitoso.

L’Italicum sancisce la prassi dei deputati nominati dall’alto. Ma lo fa alla luce del sole, e pone un limite preciso. Quanti deputati negli ultimi vent’anni sono stati candidati perché così avevano voluto gli italiani? L’unico dubbio riguarda il ballottaggio: poniamo che il PD prenda il 30% dei voti e vada alla resa dei conti con una Forza Italia attestata al 25%. Se non tornassero tutti a votare, avremmo un partito eletto con poco più di un terzo degli elettori. Non è uno scenario da salti di gioia. Ma dov’è lo scandalo? In Gran Bretagna – uno dei Paesi più liberali e democratici al mondo – c’è un sistema criticatissimo, ma che nessuno si sogna di cambiare, basato sui collegi uninominali (first past the post). Ebbene, nel 2005 Blair vinse con il 35% dei voti ottenuti su base nazionale; con tale percentuale il partito laburista ottenne il 55% dei seggi – lo stesso premio previsto dall’Italicum. Nel 2012 Hollande al primo turno delle legislative prese addirittura il 29% dei voti. Morale: se vogliamo un bipartismo “governante”, c’è un prezzo da pagare. Se preferiamo che si governi con il 51% dei voti reali, allora avremo coalizioni traballanti. Ovvero delle ammucchiate (ricordate il Prodi II? Oltre 100 tra ministri e sottosegretari, in rappresentanza di 10 partiti; il governo cadde dopo solo due anni, per volontà dell’UDEUR).

È legittimo criticare – Costituzione alla mano – l’Italicum. Ma la si può definire una legge anti-democratica, che snaturerà la nostra vita politica? Mi stupisce che anche Cesare Salvi parli di “deriva autoritaria.” Anti-costituzionale e anti-democratico non sono la stessa cosa. Le accuse strampalate germogliano con rapidità impressionante: Renzi sarebbe un prepotente, un dittatore sotto mentite spoglie. Tornano in mente le vignette di Forattini che ritraevano un Craxi in stivaloni neri e piglio ducesco (e oggi, guardacaso, a Craxi si rimprovera di non avere condotto in porto la Grande Riforma…). Riemerge la pulsione irrefrenabile della sinistra italiana: la paura del rigurgito autoritario, del ritorno di fiamma del fascismo. Se era legittimo, anzi: doveroso, stare in guardia fino agli anni settanta, quando il tintinnar di sciabole non era una finzione, oggi evocare fantasmi autoritari è ridicolo: l’Italia è profondamente e irreversibilmente democratica. Sfido chiunque a dimostrare, fatti alla mano, il contrario. La retorica dell’Uomo Nero fa parte di una propaganda politica ormai datata. Per vent’anni il partito dell’indignazione permanente ha denunciato l’autoritarismo berlusconiano. Ma i governi di Berlusconi, che pure si reggevano su maggioranze “bulgare”, sono stati i più inconcludenti della storia repubblicana. La Rivoluzione Liberale, annunciata con il rullio dei tamburi, è rimasta un miraggio. Ragion di più per elogiare la governabilità, il decisionismo. I tempi dell’assemblearismo (ben altra cosa è il rispetto per il Parlamento), della lentocrazia, dei veti incrociati, dei franchi tiratori, è finito. Anche in Italia chi vince deve poter governare; solo così restituiremo lo scettro al popolo.

Provo un grande rispetto per i giuristi e gli intellettuali che dissentono: il dubbio è il sale della vita democratica. Ma la minoranza dem è ipocrita, non è credibile. Se questa legge si preannuncia così liberticida, perché non ci fate tornare alle urne? Basta sfiduciare il governo. Semplice, no? Ci troviamo nel teatro dell’assurdo: un leader, Renzi, eletto alla segreteria del PD con un metodo iper democratico, accusato di volere una legge anti-democratica; a contestarlo, una pattuglia di ex esponenti del PD-PDS che reclamano una legge iper democratica pur avendo fatto carriera con metodi poco democratici: quanti dirigenti della sinistra sono stati cooptati dall’alto? La deriva autoritaria, cari compagni, si manifesta anzitutto sub specie aeternitatis – come inamovibilità delle élites. Ecco perché la Gran Bretagna è un Paese intimamente democratico: Ed Miliband si è dimesso il giorno stesso in cui ha perso le elezioni; e non giocherà mai più un ruolo di primo piano nel partito laburista. Così è stato per Gordon Brown prima di lui e per tutti gli altri. Dove erano le Vestali della Costituzione tradita quando i leader della sinistra si davano il cambio nel valzer delle poltrone, e rimanevano sulla cresta dell’onda anche dopo tremende batoste elettorali? Da noi i politici sono attaccati al potere come cozze agli scogli. È difficile accettare lezioni di democrazia da chi ha monopolizzato il principale partito della sinistra (PDS, DS, PD) per vent’anni, e non ha mai voluto una legge che ne disciplinasse in senso democratico la vita interna (guai a legarsi le mani da soli!). Che senso proporre una legge elettorale che più democratica non si può quando i partiti stessi non sono democratici (solo il PD ha un leader scelto con le primarie)?

Il sintomo della nostra malattia è l’astensionismo, l’indifferenza. Cos’è peggio, un Italicum in cui votano due terzi degli aventi diritto o un proporzionale puro in cui vota meno della metà degli elettori? Nessun sistema elettorale convincerà un popolo deluso e ammaliato dall’anti-politica a recarsi alle urne en masse. Nutro dubbi sulle virtù salvifiche di una legge elettorale. L’Italicum ci può semplicemente assicurare la governabilità, la stabilità. Il che non è poco: in democrazia è sempre meglio una decisione sbagliata che una non decisione; il procrastinare fra mille mediazioni porterà a una morte certa per asfissia. Il nostro problema non è solo la corruzione dilagante, è anche il teatrino della politica inconcludente, lo spettacolo dei politici che promettono mari e monti e poi non fanno nulla. Oggi l’opposizione è un’armata Brancaleone in cui ognuno dà sulla voce dell’altro: c’è una Lega battagliera ed estremista, una Forza Italia rediviva ma anemica e senza bussola, un Movimento 5 stelle di “duri e puri” che ha scelto l’indignazione permanente. Ma quello che mi preoccupa di più sono i milioni di italiani che, schifati, se ne stanno a guardare alla finestra. Altro che spauracchio dell’Uomo Nero.

Edoardo Crisafulli

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Intanto Compagno Crisafulli in nessun paese democratico esiste lo sbarramento e il premio di maggioranza. I Capilista bloccati significa che i Parlamentari saranno “nominati” al 70% perchè soltanto la lista che supererà il 20% avrà un margine di scegliere oltre i capilista. Un Parlamento di nominati è succube della volontà di chi è al comando, mentre la Costituzione appositamente non prevede “il vincolo di mandato” in modo da esprimersi in piena libertà e coscienza. Si trasforma in modo subdolo in sistema Presidenziale senza i contrappesi esistenti in tutti i paesi che hanno tale sistema. Con la maggioranza dei Parlamentari nominati chi ha vinto si eleggerà il Capo dello Stato, i componenti della Corte Costituzional e del CSM, oltre all’Amministratore Delegato della RAI previsto dalla Riforma Renzi. Si favorisce il premio alla Lista perchè “i piccoli Partiti ricattano”, come se gli esodati e il Fiscal Compact li hanno voluti i piccoli Partiti e non lo stesso PD che ha cercato di parlarne il meno possibile. Un Parlamento dichiarato incostituzionale. La democrazia può rallentare il decisionismo perchè ha bisogno di garantire i diritti e la partecipazione più ampia. Per questi sintetici motivi la considero una legge preocupante e, come socialista, pericolosa e da respingere.

  2. Si tratta di una riforma che nega alla radice ogni principio del moderno costituzionalismo nato nel XVIII secolo. Consiglio la lettura dei Federalist Papers scritti nel 1787-88 da Hamilton, Madison e Jay.

  3. grazie Gioacchino per il confronto. IO dico una cosa semplice: se questa legge è anti-democratica, allora anche Blair e Hollande — leader del socialismo europeo — hanno governato in maniera non democratica, visto che le loro leggi elettorali hanno consentito di governare con il 35% dei voti realmente ottenuti. Continuo a pensare che la democrazia o è governante o non è. Poi nessuno mi ha risposto su un punto: dov’erano le Vestali della Costituzione tradita, coloro che gridano alal deriva autoritaria, quando le élites politiche del PDS-DS-PD blindano se stesse, nonostante le disfatte elettorali? In nessun Paese europeo chi perde le elezioni rimane a galla, anzi sulla cresta dell’onda, per oltre vent’anni. Ebbene, da qeusti signori non accetto lezioni di democrazia. Prima regola della democrazia: se si perde, si cambiano i dirigenti.

  4. Crisafulli dice un sacco di sciocchezze.
    Il Regno Unito è una monarchia, ove c’è ancora la Camera dei Lords (discendenti dei baroni di Guglielmo il normanno) e il sistema elettorale per la Camera dei “Comuni” (cittadini) rappresenta la popolazione dei collegi. Non si vota per un partito, ma per una persona. Andare a confrontare i voti nazionali per confrontarli con un sistema come quello italiano è un non senso.
    Se ti contenti della “governabilità”, goditela la governabilità di Renzi, che pasticcia sul diritto del lavoro, che pasticcia sulle province, che pasticcia sulle pensioni, che pasticcia sul nostro futuro.
    Le primarie del PD si prestano a mille incursioni poco chiare. Si è visto di recente, ma se si guardano le primarie vinte da Renzi con gli occhiali del Patto del Nazareno, forse si capiscono tante cose..

  5. No, caro Moreno, mi pare che sia tu a confondere cose diverse. Che la governabilità venga usata male, è un altro discorso. Che le primarie si prestino a incursioni, è un altro discorso. Si conferma la veridicità di quanto ho scritto: chi ha preconcetti su Renzi e il suo metodo politico (preconcetti legittimi) non gli perdona neppure le cose giuste che fa (e questo è meno legittimo). Ovvio che il sistema britannico è diverso dal nostro. IL PUNTO, CUI NESSUNO RIESCE A RISPONDERE, è questo: se è vero che chi governa col 35% dei voti è un dittatore, allora anche Blair e Hollande sono dittatori. La logica è logica…. Ho scritto l’articolo non per difendere Renzi e le sue scelte, ma per mettere in luce l’insopportabilità di questo tic della sinistra italiana: non appena c’è una legge che non ci piace, si parla di DERIVA AUTORITARIA. Scusami, ma fra le tante sciocchezze che tutti diciamo, questa le supera tutte.

    • Mio caro,
      se l’Italia è una repubblica parlamentare, col 35% non si può governare da soli.
      Non insisto sul Regno Unito, poiché che è altra cosa si sa.
      Quando De Gaulle prese il potere e cambiò la costituzione francese, non ci furono salti di gioia, né in francia, né in Europa.
      Anzi, un venticello pseduo-fascista ci parve di sentirlo anche al di qua delle Alpi. Ma De Gaulle era soltanto il “padre della patria” e la Francia si è assuefatta al semi-presidenzialismo.
      Là si elegge il presidente, al primo turno o al ballottaggio. Nei collegi o si passa alla prima o si va al ballottaggio.
      Ma non sai può comparare il nostro sistema a quello francese.
      Renzi che fa? O prende tutto col 40% (che maggioranza, a casa mia, non è) o addirittura col ballottaggio (che potrebbe avvenire tra due forze politiche al 25 e 20%!!!!).
      Certo è assicurata la governabilità! Ma a quale prezzo?
      Ti fidi di Renzi? Io no: mi ricordo come trattò Valdo Spini quando gli propose l’alleanza per il ballottaggio alle elezioni del sindaco di Firenze!
      Comunque, sai, anche Mussolini era socialista. A mio nonno, però non piacque fino all’ultimo suo giorno….

  6. L’altro punto importante è: perché non c’è una legge sulla democrazia interna dei partiti? Ma non lo capite che ci stanno prendendo per il naso? Qui tutti coloro che si scagliano contro la deriva autoritaria insita nell’Italicum, non hanno mai detto una parola sul fatto che partiti come il PDS-DS-PD hanno avuto leadership BLINDATE per oltre vent’anni. Hanno monopolizzato, egemonizzato ogni posizione di potere, dal centro alla periferia, senza mai conulstare la propria base, e ora vengono farci la lenzioncina sulle derive autoritarie di Renzi. Allora, per essere credibili, se vogliamo criticare questa legge, critichiamo ALLO STESSO MODO tutte le manifestazioni di non-democrazia nella vita politica italiana.

  7. Ho seguito con enorme interesse questo dibattito fra i lettori dell’Avanti. Confronto rispettoso nel metodo e ricco nelle argomentazioni. Mi congratulo con tutti a partire da Crisafulli che ha animato con le sue risposte il dibattito. È questa una delle tante occasioni in cui si evidenzia la ricchezza dell’Avanti e della conduzione del suo Direttore che garantisce il dissenso e non si sottrae al confrontarsi con i commenti che fanno seguito ai suoi editoriali. Penso che avremmo tutti piacere che a questo esercizio si cimentasse anche più spesso il compagno Nencini nella sua veste di segretario del PSI. Sull’Italicum mi sono già espresso in un mio articolo “A sostegno degli epurati del PD sull’Italicum”. L’occasione mi dà la possibilità di commentare sulle argomentazioni del compagno Crisafulli.
    È fuor di dubbio che la governabilità è un fondamento essenziale nella vita di un Paese, ma essa si deve esprimere ed esercitare nel rispetto delle prerogative democratiche derivanti dai principi della nostra Costituzione che attualmente si fondano sul sistema parlamentare e non presidenziale.
    I valori fondanti e di riferimento della nostra Repubblica sono espressi dalla Costituzione. Alcuni sono inviolabili e comuni a tutte le democrazie e di fronte ad essi ogni parlamentare non può avere vincolo di mandato. Mi riferisco in particolare ai tre unici Poteri costituzionali quali quello Elettivo che proviene dal popolo, il Legislativo che è espresso dal Parlamento in rappresentanza del popolo e quello Esecutivo del Governo che deve applicare le Leggi e le volontà espresse democraticamente dai rappresentanti del Popolo in Parlamento.
    Da anni si stanno sovvertendo le gerarchie dei Poteri costituzionali ma mai come ora si sta annullando praticamente quello Elettivo, umiliando quello Legislativo e imponendo su di entrambi quello dell’Esecutivo. È questo sovvertimento della gerarchia dei poteri che origina la valenza autoritaria di questo Presidente del Consiglio. Autoritarismo che si esprime anche nella forma e nel metodo. Come dobbiamo interpretare l’epurazione di 10 componenti del PD dalla Commissione a cui è seguita la mancanza del confronto nella Commissione sull’Italicum per l’uscita in segno di solidarietà di tutti i componenti in Commissione dell’opposizione? E come dobbiamo valutare la fiducia imposta al Parlamento dal Governo sull’Italicum sottraendo, dopo quello in Commissione, anche ai parlamentari il diritto di esprimersi su una Legge fondamentale per le regole della Democrazia? Le Leggi non le deve fare il Parlamento e il Governo eseguirle? Queste sono alcune mie osservazioni sulla deriva autoritaria senza dimenticare “l’Enrico stai sereno” o “Assumerò le mie decisioni al Governo del Paese solo quando sarò eletto per un mandato parlamentare”.
    Per quanto riguarda il merito dell’Italicum non lo possiamo valutare solo fino a sé stesso ma in rapporto all’eliminazione dell’altra Camera elettiva rappresentata dal Senato. Proprio l’abolizione delle attuali funzioni del Senato richiederebbero che i poteri del Parlamento fossero rafforzati e non subordinati a quelli del Governo.
    Senza scomodare altre legislazioni di altri Paesi bastava applicare le regole che vengono adottate per le elezioni dei Sindaci e dei Presidenti delle Regioni in cui si va al ballottaggio solo se non si supera il 50% e non il 40%. Come evidenziato dal compagno Assogna é possibile che l’acquisizione del premio di maggioranza sia acquisito dalla compagine che aveva preso in prima battuta il 20% assumendo così il controllo su tutti gli altri poteri e organismi di garanzia dello Stato.
    Inoltre le cento liste bloccate potevano essere sostituite dai collegi uninominali.
    Caro Crisafulli: sarebbe opportuno abbandonare il metodo di affrontare il ragionamento sulle soluzioni del presente cercando di giustificarne gli errori collegandoli ad eventi e comportamenti di personaggi del passato. Continuando su questa strada si perderebbero non solo di vista le soluzioni più idonee da costruire ma si alimenterebbe l’incessante polemica tra le forze politiche che è rifiutata da tempo dall’opinione pubblica.
    Oggi è vergognoso assistere ai continui cambi di casacca che non sono legati a dei processi o a dei progetti politici ma semplicemente a opportunismo, trasformismo e conformismo. Forse la maggioranza del PD ha dimenticato che la maggioranza dei seggi di cui dispone deriva dal regalo del premio di maggioranza del Porcellum dichiarato incostituzionale dalla Consulta.
    La composizione parlamentare del PD è derivata dalla Segreteria Bersani e la volontà del rinnovamento l’ha dimostrata portando molti giovani in Parlamento e assegnando ai 36 anni dell’on. Speranza il ruolo di Capo gruppo del PD. E’ inoltre opportuno che i 7 parlamentari socialisti non dimentichino che sono stati eletti con Bersani grazie al patto concordato in Europa tra il PSI e il PSE e che il programma a cui avevano aderito si chiamava “Italia bene comune”. Quale bene è più comune delle Isituzioni?
    Ricordo che in quel periodo elettorale Bersani aveva dichiarato che i suoi valori di riferimento erano quelli socialisti di libertà, uguaglianza e solidarietà e che la parola Socialista è la definizione più antica e più nobile della Storia politica. Renzi invece vorrebbe addirittura eliminare la parola socialista dal PSE. L’epurazione di Bersani dalla Commissione è stata l’epurazione di un socialista. Lasciare isolato Bersani nei giusti correttivi che proponeva all’Italicum e nel suo rifiuto ad accettare il voto di fiducia, non è stato esaltante da parte dei nostri parlamentari.
    Fa inoltre riflettere la frase di Claudio Martelli che in un recente riferimento all’attuale PSI ha detto “che siamo ai limiti dell’utilizzo abusivo di un grande nome e di una grande storia”. Ma qui dovremmo aprire un altro capitolo, su cui il dibattito è aperto da tempo sull’Avanti e su cui penso che continueremo a confrontarci per molto tempo ancora.
    Fraterni saluti a tutti da Nicola Olanda.
    Je suis socialiste.

  8. Ha sicuramente ragione l’Autore quando afferma che “chi proviene dall’esperienza socialista sa che la democrazia o è governante o non è”, e non si può che convenire su un altro suo concetto, ossia che la stabilità politica aumenta la capacità decisionale di un Governo, mentre resto invece più prudente sul come si possa raggiungere la stabilità politica.

    L’esperienza socialista insegna infatti, almeno questa è un po’ la mia lettura di quegli anni, che anche in un sistema proporzionale, senza premi di maggioranza, una forza politica che ha idee e proposte abbastanza precise, può trovare consenso, ed esprimere dunque azione di governo, pur se i suoi numeri non sono altissimi.

    Quando un partito raggiunge percentuali molto alte, sul piano elettorale, è sicuramente più forte ed avvantaggiato, ma essendo evidentemente interclassista si trova a dover poi “soddisfare” una vasta platea di categorie sociali, così che il suo decisionismo inizia a “traballare” e l’azione di governo si fa più incerta.

    Non mancano poi gli esempi di partiti numericamente grandi, dove le “insidie” alla governabilità sono venute dal proprio interno, proprio a causa della loro rappresentanza interclassista, nel senso che la “dimensione” può anche essere fonte di debolezza, che incide sulla governabilità..

    E’ sicuramente vero che in certi momenti storici cresce la voglia di “governabilità”, e si tende dunque ad una semplificazione del quadro politico, e si è nel contempo portati ad affidarsi a figure e ad organismi “forti”, che divengono una sorta di “pigliatutto”, ma andrebbe evitato il rischio di indebolire o eliminare il sistema dei contrappesi, perché questa “ferita” è poi destinata a rimanere, .con tutte le relative conseguenze..

    Personalmente rimango dell’idea che la via di mezzo, per garantire al tempo stesso governabilità e rappresentanza, potrebbe essere quella delle coalizioni, a criterio proporzionale, vigente in molte nostre Regioni, per l’elezione del Presidente e del Consiglio, attribuendo al Presidente eletto la facoltà di poter sciogliere l’assemblea, ma non è questa la sede per ragionarne perché l’argomento è complesso.

    Paolo B. 23.05.2015

Lascia un commento