sabato, 23 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’Unità è fallita, ma i giornalisti pagano i danni
Pubblicato il 05-05-2015


Unita-fallimentoIncredibile, ma vero: l’Unità non è in edicola dall’agosto passato, eppure i suoi giornalisti sono costretti ad accollarsi i debiti del giornale. In una conferenza stampa a Montecitorio, l’ultimo direttore Concita De Gregorio, assieme ad alcuni colleghi, hanno denunciato con la Federazione della stampa l’incredibile vicenda legata alle vertenze giudiziarie legate a cause per diffamazione. Incidenti di percorso che si susseguono con una certa frequenza nei giornali e che portano a volte a condanne pecuniarie di qualche rilevanza. Il problema è che generalmente l’editore soccorre il direttore e il giornalista autore dell’articolo anche per la parte che prevede la legge.

Nelle cause di diffamazione la responsabilità viene ripartita tra editore, giornalista e direttore nella misura rispettivamente dell’80% per l’editore, del 10 per il direttore e del 10 per il giornalista che ha scritto l’articolo. Per la legge però tutti e tre i soggetti sono responsabili in solido, ovvero se non paga uno, tocca agli altri accollarsi la parte restante. In questo caso la vecchia società editrice del giornale, la Nie (Nuova Iniziativa Editoriale Spa), fondato da Gramsci è fallita e la magistratura si rivolge allora al direttore dell’epoca e ai giornalisti così in questi giorni stanno ricevendo pignoramenti e ingiunzioni di pagamento per una cifra che finora supera i 400 mila euro. Il tribunale di Roma ha inoltre decretato nei confronti del direttore De Gregorio il pignoramento della casa e dei redditi. Stessa situazione per un’altra giornalista, Natalia Lombardo, che deve pagare 18 mila euro e anche lei ha avuto il pignoramento della casa.

La Nie ha portato i libri in tribunale sotto il peso di 32 milioni di debiti che il principale azionista, il PD, non aveva nessuna intenzione di ripianare. Da quel momento in poi i creditori hanno avuto davanti solo il liquidatore e per chi aveva vinto una causa per diffamazione con risarcimento anche la De Gregorio e alcuni giornalisti. Se non ottengono soldi dalla liquidazione, si rivolgono al giudice che a sua volta gira, come da legge, la richiesta ai responsabili materiali degli scritti.

“Questo comporta – ha spiegato Concita De Gregorio che ha diretto L’Unità dal 2008 al 2011 – che io dovrò pagare ai creditori non la mia quota di responsabilità, ma la mia più quella di Nie, che naturalmente è molto più grande”.

E il partito che fa? In quattordici anni ha incassato 60 milioni di euro di fondi per l’editoria destinati al giornale, ma secondo i giornalisti in questi mesi non li ha informati neppure di quanto stava avvenendo. “Non sono mai stata chiamata in tribunale, né mi è mai stato chiesto di produrre carte – dice Concita De Gregorio – con una difesa adeguata, se fossimo stati in grado di produrre le carte sulla base delle quali si fondavano gli articoli avremmo vinto e sono sicura che vinceremo in appello”. Non è d’accordo su questo l’avvocato del giornale, Giuseppe Macciotta, secondo cui i giornalisti hanno ricevuto informazioni costantemente.

L’Unità dovrebbe comunque poter tornare in edicola in tempi brevi perché il Tribunale fallimentare di Roma ha accettato il piano di salvataggio del giornale. Tocca ora al Pd scegliere il direttore d’accordo col nuovo editore Guido Veneziani. In corsa ci sono l’ex direttore di Europa, il quotidiano della Margherita che ha chiuso insieme all’Unità, Maria Teresa Meli giornalista del Corriere della Sera e Gaia Tortora, giornalista televisiva de La7. A decidere, come per tutto, sarà il segretario del partito nonché presidente del consiglio Matteo Renzi.

Redazione Avanti!

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento