giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Macedonia, proteste in piazza. Una nuova Maidan?
Pubblicato il 18-05-2015


Macedonia-Skopje-UeSi accendono i riflettori su quella parte dell’Europa rimasta da tempo all’oscuro dei media occidentali, la Macedonia. Tutto è iniziato all’indomani della vittoria, la quarta consecutiva, del leader della destra Nikola Gruevski lo scorso anno, ma mai come in questi giorni la piazza della Capitale aveva visto la presenza di ben 40 mila macedoni in protesta contro il governo della coalizione Vmro – Dpmne accusato di corruzione e deriva autoritaria. Tutto nasce dalle rivelazioni recenti, secondo cui negli ultimi due anni il premier macedone avrebbe usato i servigi dell’ex capo dell’intelligence, Zoran Verushevsky, per intercettare illegalmente oltre 20.000 persone nel piccolo paese di 2 milioni di abitanti, tra cui politici, giornalisti e normali cittadini.

La denuncia però parte proprio da Zoran Zaev, il leader dell’opposizione, tra le rivelazioni anche i tentativi fatti per coprire la responsabilità diretta della polizia nell’assassinio del giovane Martin Neshkovski nel 2011, il ventiduenne picchiato dalla polizia e ucciso dall’agente Igor Spasov (condannato a 14 anni) durante le celebrazioni post-elettorali. Non sono del tutte infondate le accuse di deriva autoritaria del Premier che fece approvare il bilancio dello Stato chiamando la polizia in parlamento per cacciare i deputati dell’opposizione, ma questo avveniva già nel 2012, come mai allora i “difensori” della Democrazia se ne accorgono solo ora? Il tentativo di Gruevski di volgere il proprio sguardo a Est dopo che l’Europa continua a stare dietro ai capricci ellenici sul nome, sembra non sia stata gradita Oltreoceano. Non è stata solo la presenza del Presidente macedone alla parata del 9 maggio a Mosca a indispettire gli Usa, al centro resta la costruzione del gasdotto russo-turco Turkish Stream che può rappresentare un problema per l’America intenzionata a voler rifornire il gas al Vecchio Continente.

Il “cambio di regime” macedone è ormai all’ordine del giorno dopo che lo Stato dei Balcani è stato tra i pochi ad opporsi alle sanzioni contro la Russia di Putin. Lo scorso week end (9 e 10 maggio) gli scontri di piazza sono arrivati al culmine tanto che a Kumanovo, c’è stata una vera e propria battaglia, e gli scontri tra la polizia e un gruppo di uomini armati si sono conclusi con un bilancio di 22 morti.

Ma secondo il ministero dell’Interno si è trattato di un attacco terroristico organizzato dagli indipendentisti albanesi, un gruppo estremista di cui fanno parte ex membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), con l’obiettivo di “destabilizzare il paese”. Lo stato macedone ha al suo interno una minoranza albanese e oltretutto il Kosovo resta un Paese riconosciuto solo dagli States e dalla Nato. Dalla stessa Russia arrivano le denunce di un tentativo di revange Usa in stile “Maidan”. “Non posso ancora avere un quadro definitivo degli eventi in Macedonia, ma oggettivamente la situazione si sviluppa in un contesto di rifiuto del governo di aderire alla politica di sanzioni contro la Russia, così come la volontà delle autorità macedoni di sostenere la costruzione del gasdotto Turkish Stream”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

L’Europa esprima la sua solidarietà, ma come in passato e sull’esperienza di Kiev, rischia di non poter gestire la situazione. A fianco dei dimostranti anche il segretario del partito socialista europeo, Sergej Stanishev che ha dichiarato: “Oggi siamo a Skopje per sostenere i cittadini macedoni che vogliono democrazia, rispetto della legge, istituzioni trasparenti”.

Maria Teresa Olivieri

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