venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mangiare bio, cioè sano
Una questione di cultura
Pubblicato il 22-05-2015


agricoltura_biologica_bioNei primi mesi del 2014 si è registrato un aumento del 17% del consumo di prodotti alimentari biologici in Italia. I siti on line specializzati, sono passati da 70 ad oltre 100 tra il 2013 ed il 2014, secondo il rapporto Bio Bank 2015 e in 4 anni, i ristoranti bio sono passati da 246 esercizi a 406. Malgrado la crisi vi sono state 90 nuove aperture solo nel corso del 2014 a fronte di 30 chiusure. Parliamo di 15 milioni di famiglie che consumano bio, parliamo dell’80% degli italiani contrari all’Ogm.

“È necessario ribadire pochi punti per fare chiarezza ed evitare la strumentale accusa di inclinazione al rifiuto dell’innovazione”, ha spiegato Andrea Nesi responsabile ambiente di AICS, l’ente di promozione sportiva fondato nel 1953 che forte del sostegno dei propri 960.000 soci si è dichiarato ufficialmente contro gli Ogm nella filiera alimentare umana.

“Gli Ogm richiedono largo utilizzo di diserbanti, il biologico no. Tra l’altro, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si è ultimamente espressa a riguardo dichiarando potenzialmente cancerogeno il ‘glisofate’, alla base del diserbante RoundUp di Monsanto, multinazionale leader mondiale del settore Ogm”.

“AICS da alcune settimane ha avviato una collaborazione con l’Ortofruttifero, importante azienda del pisano che detiene il brevetto europeo del Sun Black, il pomodoro nero ricco di antociani realizzato dall’università di Pisa e l’università della Tuscia con la tradizionale tecnica dell’incrocio. La stessa azienda detiene numerosi altri brevetti ad esempio nel settore della piantine per realizzare campi di calcio e di golf che, ottenute con la stessa tecnica naturale degli incroci, riducono del 60% il consumo di acqua rispetto ai tradizionali campi. Insomma, senza Ogm, si fa anche meglio! L’Italia è un Paese che storicamente ha un sopravanzo di produzione agricola, di cosa vogliamo parlare? Piuttosto continuiamo a valorizzare le nostre migliaia di eccellenze che rappresentano il vero potenziale volano per guardare al futuro con fiducia e prospettiva” conclude Nesi.

Il tema della crescente predisposizione degli italiani al consumo di alimenti biologici è stato dibattuto anche all’Expo Milano 2015 il passato 18 maggio. Il V Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, approfondito al Padiglione Coldiretti, ha fornito dati rilevanti. Su un campione di mille cittadini italiani scelti senza criterio di età, sesso e area di residenza, si stima che il 43% preferisca, quando possibile, acquistare prodotti agricoli direttamente in fattoria; il 60% consideri i prodotti freschi più sicuri rispetto a quelli trasformati o industriali; il 90% apprezzi trovare nel menù dei ristoranti prodotti di stagione a km 0.

Antonio Noto, Direttore IPR Marketing, ha illustrato il rapporto: “L’agricoltura viene percepita dagli italiani come uno stile di vita, come un approccio al benessere. Gli italiani percepiscono il cibo come un elemento che aiuta a stare meglio, fisicamente e psicologicamente. Non passa più il concetto di cibo come qualcosa che si assume, come un sapore, ma come qualcosa che rappresenta e influenza lo stile di vita degli italiani. Per questo i cittadini scommettono sull’agricoltura: perché pensano sia un risorsa”.

In materia, la Commissione europea procede per la sua strada: lo scorso 24 aprile ha dato il via libera, per dieci anni, a 19 prodotti biotech (cinque tipi di soia, due di colza, tre di mais, sette di cotone e due fiori ornamentali recisi). La Commissione ha spiegato: “Tutti gli Ogm approvati hanno dimostrato di essere al sicuro prima della loro immissione sul mercato Ue. La valutazione dei rischi è stata fatta dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) in collaborazione con gli Stati membri per ogni singolo Ogm prima di essere immesso sul mercato. Le autorizzazioni saranno aggiunte alla lista già esistente di 58 Ogm autorizzati nell’Ue per usi alimentari e mangimi (che coprono il mais, cotone, soia, colza, barbabietola da zucchero). Le autorizzazioni sono valide per 10 anni”.

Insomma, nel nostro Paese in molti rifiutano il consumo di alimenti geneticamente modificati. Non potevamo aspettarci diversamente essendo i primi in Europa per certificazioni alimentari e primi nel mondo per quanto riguarda la “purezza” dei nostri prodotti.

Francesca Fermanelli

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