domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Meridiana caccia il pilota delle magliette rosse
Pubblicato il 11-05-2015


Andrea Mascia“Otto mesi fuori dal mio, mio lavoro, otto mesi lontano da una delle mie ragioni di vita, otto mesi che seguo in modo alternativo la mia professione, otto mesi che gravo sulle casse dello stato a spese di altri lavoratori che il lavoro ancora lo hanno, otto mesi di frustrazioni, otto mesi che mi domando se è giusto che ad un cassaintegrato non venga dato il modo di ricambiare questo “privilegio” rendendosi utile alla comunità”.

Così ha scritto pochi giorni fa, sul suo profilo Facebook, Andrea Mascia, pilota comandante della compagnia aerea Meridiana, balzato agli “onori” della cronaca per esser diventato il simbolo delle “Magliette Rosse – io sono un esubero” – per aver trascorso 50 giorni sopra una torre faro dell’aeroporto Olbia/Costa Smeralda. Cinquanta giorni di lotta per il diritto al lavoro, cinquanta giorni duranti i quali per la prima volta in Sardegna i lavoratori di tutte le categorie si sono trovati uniti in una “Marcia Unica del lavoro” che ha toccato, partendo da Olbia, tutte le tappe della crisi del lavoro nell’isola.

Oggi, con uno scarno comunicato della compagnia aerea, Andrea Mascia, 57 anni, con un esperienza di volo di 36 anni e da 25 pilota comandante della compagnia aerea dell’Aga Khan, è stato sospeso dalle sue funzioni di pilota e non potrà nemmeno più esercitare quelle di copilota. Questo il testo – “In relazione ai recenti avvenimenti, questa compagnia ritiene di doverla dispensare dal comando di aeromobili”. Il comunicato porta la firma dell’amministratore delegato Richard Creagh.

Pare insensato tutto ciò, e si spera che i “recenti fatti” a cui fa riferimento il comunicato non siano riferiti, appunto, alla protesta di Andrea perché – come fa sapere il segretario nazionale dell’ Associazione Nazionale Piloti – è un provvedimento inaccettabile anche alla luce del recente accordo siglato al Mise anche dall’amministratore delegato della Compagnia aerea.” Aldilà di tutte le posizioni sindacali, resta il dato di fatto di un’ulteriore offesa alla dignità di un lavoratore che con la sua tenacia ha fatto in modo di risvegliare le voci di tanti altri lavoratori di quest’isola sommersa dal silenzio colpevole di tutte le istituzioni, incappaci di porre in essere tutte quelle iniziativie a sostegno dello sviluppo economico e territoriale. Chi ha avuto modo di conoscere Andrea Mascia, come la scrivente che lo sentì per la prima volta al telefono a Natale quando insieme al suo collega Santocchini occupavano la torre-faro, ne conosce le qualità umane, i valori e l’attaccamento al lavoro, caratteristiche tutte espresse nel suo accorato appello che riproponiamo: “Otto mesi fuori dal mio, mio lavoro, otto mesi lontano da una delle mie ragioni di vita, otto mesi che seguo in modo alternativo la mia professione, otto mesi che gravo sulle casse dello stato a spese di altri lavoratori che il lavoro ancora lo hanno, otto mesi di frustrazioni, otto mesi che mi domando se è giusto che ad un cassa integrato non venga dato il modo di ricambiare questo “privilegio” rendendosi utile alla comunità.” Qualcuno faccia in modo di revocare la sospensione e dia modo ai lavoratori tutti di tornare a sentirsi parte della società ponendo a disposizione della stessa i frutti della fatica del lavoro. La sospensione di Andrea Mascia, così com’è, ha l’amaro sapore del mobbing.

Antonella Soddu

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