giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nella parata del 70°
la frattura Mosca-Occidente
Pubblicato il 12-05-2015


Putin-parata piazza RossaUna parata militare in pieno stile sovietico si è svolta nella storica Piazza Rossa di Mosca lo scorso sabato 9 maggio, per celebrare i 70 anni dalla sconfitta della Germania nazista nella seconda guerra mondiale. Questa ricorrenza è stata celebrata in tutto il continente, ma l’evento più imponente si è verificato proprio nella capitale russa, dove, sotto gli occhi del presidente Vladimir Putin e di migliaia di veterani e semplici cittadini, hanno sfilato ben 15.000 soldati russi, 1.300 militari stranieri, circa 200 mezzi corrazzati e più di 140 tra aerei ed elicotteri militari. A fare rumore, però, più del rombo degli aerei, sono state le assenze delle alte cariche degli Stati Uniti e dei Paesi dell’Unione Europea, che hanno preferito disertare l’evento. Una data così importante per la nostra storia, perciò, è divenuta palcoscenico della divisione tutta attuale tra la Russia di Putin e l’Occidente.

La parata militare del 9 maggio non è una novità a Mosca. Nel 1965, difatti, il cosiddetto ‘Giorno della Vittoria’ divenne una festa ufficiale per tutta l’allora Unione Sovietica, l’occasione per rendere onore agli uomini e alle donne protagonisti di quella che in Russia viene chiamata la Grande Guerra Patriottica contro il nazismo. Negli ultimi anni, le celebrazioni sono tornate ai fasti del periodo sovietico, in linea con la volontà di Putin di dare nuovo lustro all’orgoglio nazionale russo e al ruolo di superpotenza che spetterebbe a Mosca. Per i 70 anni, perciò, il Cremlino ha pensato in grande, allestendo la più grande parata militare dai tempi del comunismo.

Putin-parata

La ricorrenza, però, è venuta a cadere in un periodo di aperto contrasto nelle relazioni tra Mosca e l’Occidente. Gli eventi legati alla crisi ucraina sono stati alla base della decisione delle cancellerie europee e di Washington di non partecipare alla parata, nei fatti boicottando l’evento allestito da Putin. Ed è così che dei 68 inviti ufficiali rivolti a diversi capi di Stato nel mondo, hanno risposto ‘presente’ in 30: tra questi, oltre al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, vi erano colossi mondiali, come i presidenti della Cina, dell’India e del Sud Africa, capi di Stato di Paesi storicamente vicini, come la Serbia, l’Armenia e il Kazakhistan, nonché alleati anti-occidentali, tra cui Raul Castro da Cuba e Nicolas Maduro dal Venezuela. Alcuni Stati membri dell’UE si sono limitati ad inviare i propri ambasciatori, mentre l’Italia ha optato, come la Francia, per presenziare, con il Ministro degli Esteri, solamente alla deposizione dei fiori alla tomba del milite ignoto nel centro di Mosca.

È innegabile che gli appelli alla cooperazione internazionale e al rifiuto di ogni forma di nazismo e fascismo, lanciati nel corso dell’evento dal presidente Putin, stridono con una politica autoritaria in patria, con tendenze espansioniste sui Paesi vicini e sull’appoggio, economico ed organizzativo, che dalla Russia arriva a movimenti neofascisti europei. È certo doloroso, al contempo, vedere come le tensioni attuali si ripercuotano su un evento fondante della nostra storia, tesoro comune di tutti gli europei.

Riccardo Celeghini

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