lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nencini: certezze e trasparenza per le grandi opere
Pubblicato il 24-05-2015


Grandi opere-Nencini

“In Italia, per realizzare opere pubbliche che valgono più di 200 milioni, il tempo medio di realizzazione è di 13 anni e mezzo”. Parte da questo dato, sconcertante per non dire sconvolgente, l’analisi di Riccardo Nencini, dello stato dell’arte di un provvedimento, la riscrittura del Codice degli appalti, che è divenuta cruciale per rimettere in moto, su binari giusti, il sistema delle opere pubbliche in Italia. Tempi lunghissimi, che non hanno pari in nessuna altra nazione europea, assieme a procedure complicate e farraginose, tutti elementi che poi rendono possibile la procedura delle modifiche in deroga ai progetti, della crescita esponenziale dei costi, della corruzione.Nencini-Infrastrutture-Psi

Come viceministro, tu si sei occupato in prima persona di guidare il processo di ‘riscrittura’ del Codice degli appalti, un aggiornamento indispensabile dopo quasi dieci anni, visto anche quello che è avvenuto in tema di scandali legati alla corruzione.
Le ragioni della ‘riscrittura’ sono essenzialmente due. La prima è stata quella di dare certezza che ogni ‘grande opera’ abbia un inizio e una fine dei lavori. Il secondo motivo è legato proprio all’esperienza che abbiamo avuto in questi anni. Bisogna aumentare la trasparenza e la vigilanza  perché le opere pubbliche non siamo più occasione di corruzione, di comportamenti malavitosi.

Come?
Lo facciamo utilizzando dei punti cardine: regolamentando le lobby per un rapporto trasparente con le Istituzioni, valorizzando le Piccole e Medie Imprese e individuando nel direttore dei lavori una figura autonoma e non come avveniva fino a oggi con la nomina nelle mani del General Contractor, ovvero del controllato che nominava il controllore. E inoltre da domani questo verrà pescato, con un sorteggio, da un Albo specifico che verrà creato ad hoc. Poi praticando il sistema del ‘debat publique’, ovvero chiamando a un confronto diretto e pubblico la popolazione interessata alla realizzazione di una Grande Opera.

È un modo per impedire che il cosiddetto ‘effetto NIMBY (not in my back yard, non nel mio cortile) rallenti o finisca per impedire i lavori pubblici come è accaduto con la TAV?
Sì, esattamente. Il dibattito pubblico serve a coinvolgere le comunità locali nelle scelte infrastrutturali più significative. Si discute, si ascoltano le obiezioni, si apportano le eventuali modifiche e poi si dà il via all’opera.

Ma per tornare ai punti salienti del nuovo codice, aggiungo che viene rivisto tutto il sistema delle concessioni che vengono messe a gara con evidenza pubblica, che viene abbattuta drasticamente la possibilità di ricorrere alle famigerate ‘varianti in corso d’opera’, quelle modifiche al progetto che fanno lievitare i costi fino all’inverosimile e contribuiscono a dilatare insopportabilmente i tempi di realizzazione in un combinato disposto che ha prodotto gli scandali che conosciamo. Col nuovo codice questa possibilità viene limitata davvero soltanto e unicamente agli eventi straordinari. A monte di queste distorsioni c’è generalmente una superficialità e una genericità del progetto, che consente di rimetterci le mani più e più volte. I progetti nel nostro Paese in molti casi non vanno a conclusione perché il progetto iniziale si rivela carente e costringe o a bloccare tutto o ad accettare le deroghe. Bene, ora si definisce la centralità del progetto esecutivo mentre regolamento e codice viaggiano di pari passo, così da non consentire più le deroghe ad libitum.

C’è sempre il problema della malavita organizzata che si infiltra  nelle imprese appaltatrici …
Col nuovo codice si stabilisce anche una relazione molto stretto con l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, in modo da incrementare la vigilanza e i controlli in tutte le fasi di realizzazione dei progetti. E aggiungo che per le nuove opere ci sarà una norma che avvantaggia le imprese che utilizzano prodotti made in Italy, ovviamente a parità di costi.

E da quando tutto questo?
Abbiamo lavorato bene e la prima settimana di giugno il nuovo codice va in Aula al Senato. La legge delega sarà operativa entro la fine dell’anno, prima del termine del febbraio 2016 che ci aveva chiesto l’Unione Europea.

Incidenti di percorso possibili al Senato?
Non credo perché in Commissione abbiamo già una maggioranza molto ampia e quindi in Aula non ci saranno sorprese.

 

 

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