sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Nozze gay. In Irlanda è il popolo a dire ‘sì’
Pubblicato il 23-05-2015


Irlanda-matrimonio-gay-referendumFino al 1993 in Irlanda l’omosessualità era illegale. Ieri numerosi elettori irlandesi – tra i quali molti che si trovavano all’estero sono tornati in patria – hanno votato ‘tà’ (sì), approvando un emendamento all’articolo 41 della Costituzione sulla parità di genere che equiparerà i matrimoni omosessuali a quelli etero, come accade già in 21 Stati. La notizia della vittoria del fronte del ‘sì’ è stata resa nota da esponenti di entrambi gli schieramenti. Il premier irlandese Enda Kennym, cattolico praticante aveva dichiarato di non avere dubbi “sull’estensione del diritto di sposarsi alle coppie gay” e si era detto certo del fatto che l’elettorato non avesse “nulla da temere nel votare ‘sì’”.

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IL REFERENDUM – L’affluenza registrata ieri alle urne è stata alta, attorno al 60% degli aventi diritto, e la scelta del popolo irlandese consentirà l’approvazione dell’emendamento relativo all’articolo 41 sulla famiglia che recita: “Il matrimonio può essere contratto, in accordo con la legge, da due persone senza distinzione di sesso”. In Irlanda sono state circa mille coppie ad aver usufruito del diritto alle unioni civili dal 2010 – cosiddetto Civil Partnership Bill – ma la nuova proposta consentirà alle coppie gay sposate ad avere lo stesso stato sociale di quelle eterosessuali. La Chiesta cattolica continuerà a decidere in autonomia se celebrare le nozze tra persone dello stesso sesso.

UN RISULTATO STORICO – La vittoria del ‘sì’ segna un risultato storico per l’isola in cui circa l’86% degli irlandesi è di religione cattolica e l’aborto è ancora vietato se la vita della madre non è in pericolo. Gli irlandesi hanno utilizzato il referendum in quanto è l’unico strumento per poter apportare modifiche alla Costituzione, scritta nel 1937, e sono il primo popolo ad aver utilizzato la consultazione popolare sul tema delle nozze gay.

NENCINI, SI CALENDARIZZI – “Ci voleva l’Irlanda. Da due anni chiediamo una seduta straordinaria di Camera e Senato per discutere di diritti civili di terza generazione. Orecchie da mercante. Adesso, forse, ci siamo”. Lo ha scritto il segretario del Psi, Riccardo Nencini, sulla sua pagina di Facebook. Nencini, rivolgendosi ai presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, prosegue: “Mi rivolgo di nuovo ai presidenti di Camera e Senato perché quella seduta venga calendarizzata e il tema ‘unioni civili’ iscritto all’ordine del giorno. Eviteremmo almeno la maglia nera” – ha concluso.
Siria Garneri
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