domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Palazzo Margutta
fa rivivere l’arte
di Vincenzo Colucci
Pubblicato il 20-05-2015


Venezia, Barche Nel Canal Grande di Vincenzo Colucci

‘Venezia, Barche Nel Canal Grande’ di Vincenzo Colucci

“Era in possesso di una libera concezione degli schemi compositivi, quale può ritrovarsi soltanto in un pittore che ha della realtà un’idea poetica totalitaria”, ebbe a scrivere Carlo Carrà sull’arte di Vincenzo Colucci, uno tra gli esponenti di spicco della pittura napoletana del secolo scorso. La nipote dell’artista, Annamaria Petti gli rende omaggio con una mostra antologica dal titolo “Vincenzo Colucci. 1898 -1970”, ospitata alla Galleria “Il Mondo dell’Arte” di via Margutta, a Roma, dal 22 al 31 maggio. Attraverso un’ampia raccolta dei suoi lavori – che va dagli esordi fino alla piena maturità artistica, e alcune preziose testimonianze – l’esposizione ripercorre sia la sua carriera artistica che le fasi più significative della sua vita.

IL PERSONAGGIO – “Era l’uomo più elegante e il pittore più simpatico di via Margutta. Le fioraie facevano a gara per metterli il fiore all’occhiello” racconta Sandro Petti, l’altro nipote del pittore ischitano, ripercorrendo la strada dei ricordi. Colucci – attento analizzatore del paesaggio – non riuscendo a stare senza dipingere, portava con sé pennelli e cavalletto viaggiante per immortalare ciò che il suo sguardo incontrava: vedute marine, paesaggi, frutta, nature morte o figure, Colucci si soffermava e – utilizzando quasi sempre la tecnica dell’olio su tela – dimostrava “di perseguire un principio d’arte che, se non può dirsi avanguardiero – nel senso corrente della parola – mira alla salvezza e omogeneità pittorica, il che conta anche di più, se la pittura deve essere quella che fu sempre nelle buone epoche della storia” scrisse ancora Carlo Carrà sulla sua arte.

'Battaglia Navale' di Vincenzo Colucci

‘Battaglia Navale’ di Vincenzo Colucci

“Mio zio girovagava per il mondo – ricorda ancora Sandro Petti – e, da ogni viaggio tornava con un consistente carico di dipinti: la Toscana, la Liguria, Napoli, Roma, ma anche Paesi europei come la Francia, l’Inghilterra, il Belgio, l’Olanda, la Svizzera, e ancora l’America – in particolare New York – e il Giappone”. I temi che però dominano l’intera produzione sono costituiti in particolare da Venezia e Ischia. La città lagunare perché “all’epoca non si poteva non pittare Venezia” spiega Petti. “L’isola di Ischia perché era la sua terra natìa cui era molto legato. Famoso fu il suo ‘Villaggio’ – piccolo complesso architettonico da lui ideato e realizzato a Ischia – dove si incontravano i principali esponenti dell’arte italiana dell’epoca: da Giorgio De Chirico a Renato Guttuso, passando per Carlo Carrà, grande estimatore di mio zio” conclude l’architetto Petti.

LA RESTROSPETTIVA – A curare la retrospettiva romana il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte” che da tempo propone gli artisti che hanno portato l’arte italiana nel mondo, mentre il gallerista Adriano Chiusuri ha contribuito all’allestimento.

Silvia Sequi 

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